Gabriele Antonucci

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“La vita, amico, è l’arte dell’incontro” non è solo il titolo del leggendario album di Vinicius De Moraes, Giuseppe Ungaretti e Sergio Endrigo pubblicato nel 1969, ma è anche un suggerimento sempre valido per gli artisti, soprattutto quando condividono la medesima sensibilità musicale.

Un incontro assolutamente riuscito, quello tra Carmen Consoli, Max Gazzè e Daniele Silvestri, che hanno unito le loro forze in occasione dell’evento “Collisioni a Roma”, prodotto da OTRlive, che  ieri sera ha debuttato all’Auditorium Parco della Musica di Roma, dove sarà replicato il 28, il 29 e il 30 dicembre nella capiente Sala Santa Cecilia.

L’esperimento è andato in scena per la prima volta al Festival di Barolo della scorsa estate, davanti a 20.000 spettatori entusiasti, dopo un concerto-monstre di 5 ore.

Un’accoglienza così calorosa da indurre l'inedito trio a replicare l’esperienza a Roma, che ha reagito molto bene, con la richiesta di una quarta data per il 27 dicembre. Per far fronte alle numerose richieste di biglietti, gli organizzatori hanno deciso di rendere disponibili anche i posti della galleria 8, quella che si affaccia direttamente sul palco.

E proprio l’aggiunta della quarta data, oltre alle tre già schedulate in precedenza, ha fornito ieri sera il destro per la gag introduttiva della serata, con Silvestri che telefona a Max Gazzè, alle prese con un invitante piatto di bucatini al ristorante, chiedendogli di raggiungerlo il prima possibile sul palco, dove lo aspettavano lui e la “cantantessa” catanese.

Collisioni a Roma è più uno spettacolo che un “semplice” concerto, dove ognuno canta le sue canzoni e supporta quelle degli altri, con Silvestri prevalentemente alle tastiere, Consoli alla chitarra acustica e Gazzè al basso, affiancati dal mago delle percussioni Arnaldo Vacca e dal polistrumentista Max “Dedo” De Domenico, abilissimo a suonare tutti gli strumenti a fiato, e non solo.

In scaletta circa 30 canzoni, tra grandi successi e brani meno noti, completamente riarrangiati per l’occasione, per oltre 2 ore e mezza di ottima musica, che mostra quanto la nuova scuola cantautorale italiana, collocata cronologicamente tra i grandi cantautori degli anni Settanta e quelli emersi dalla scena indie-pop di oggi, abbia prodotto numerosi brani memorabili, tracciando un solco per le nuove generazioni.

Tre artisti apparentemente assai diversi, ma che, alla prova del palco, si rivelano perfettamente complementari.

Pochi cantautori sono riusciti come Daniele Silvestri a coniugare, con la stessa naturalezza, divertimento e impegno civile, mettendo così d’accordo sia il pubblico radiofonico che quello più “impegnato” e consapevole, grazie a una ricca gamma di stili e di registri.

Un po’ poeta, un po’ menestrello, Max Gazzè ha fatto dell’originalità, unita a uno spiccato gusto melodico e a un’impeccabile tecnica di bassista, il suo marchio di fabbrica. Un moderno cantastorie, capace di passare con disinvoltura da canzoni ironiche e surreali a ballad emozionanti e poetiche.

Carmen Consoli si è messa in luce a Sanremo Giovani nel 1995 per la particolare timbrica della sua voce e per la sua interpretazione personale, in cui si fondono al tempo stesso grinta e fragilità, attaccamento alle tradizioni della sua  terra e sguardo proteso al futuro. Il critico del New York Times, che l’ha vista suonare al Mainstage Theatre di New York, ha scritto di lei: «E’ una magnifica combinazione tra rocker e intellettuale, una voce piena di dolore, compassione e forza».

Gazzè e Silvestri avevano già mostrato il loro affiatamento nel tour congiunto con Niccolò Fabi, ma Carmen non si è mostrata per nulla intimorita di fronte al clima cameratesco che caratterizzava i dialoghi tra i due artisti romani, tirando fuori tutta la sua ironia, senza mai pregiudicare l’autorevolezza delle sue interpretazioni vocali.

Tanti i momenti memorabili della serata: dall’intensa Fiori d'arancio, cantata una strofa per uno fino a lasciare alla Consoli il suo ritornello, a quel capolavoro di romantica ironia che è Le cosa che abbiamo in comune di Silvestri, alla doppietta Vento d’estate-Cara Valentina, due tra i brani più riusciti di Max Gazzè, fino alle emozionanti Mentre dormi e L’ultimo bacio.

Davvero travolgenti Salirò, La paranza, Il mio nemico e Cohiba di Daniele Silvestri, che hanno entusiasmato, a giudicare dai cori e dai fragorosi battiti di mani, i 2.700 spettatori dell’Auditorium.

Verso il finale del concerto è andato in scena un gustoso siparietto in cui ciascuno dei tre cantautori si è messo alla prova come ipotetico concorrente di X Factor, una pantomima che ha messo alla berlina i meccanismi perversi di questo tipo di show, che premia più gli urlatori e i “personaggi” rispetto agli artisti che hanno qualcosa da dire.

E così Silvestri canta La credenza (parodia de La paranza), Consoli esegue Amore di plexiglas (invece di Amore di plastica) e Gazzè intepreta Una musica può farro (in luogo di Una musica può fare). Tante risate e applausi a scena aperta.

Gran finale con l’omaggio a Franco Battiato, del quale la cantantessa rivisita la poetica Stranizza d'amuri, con la liberatoria Testardo di Silvestri, che fa appello a tutta la romanità del pubblico, e con la scatenata La vita com'è di Gazzè, che chiude nel migliore dei modi 2 ore e mezza di concerto, senza mai un calo di tensione o un momento di noia.

Si ha l’impressione, in alcuni momenti, che il trio debba ancora affinare l’intesa nei passaggi tra una canzone e l'altra, ma il concerto regala un mix equilibrato di intrattenimento e belle canzoni, proposte in versioni assai diverse rispetto alle originali, grazie al  fondamentale apporto di due musicisti del valore di Arnaldo Vacca e Max Dedo.

"Collisioni a Roma" è un esperimento riuscito, che potrebbe anche essere immortalato in un disco dal vivo. Staremo a vedere.

La scaletta

Medley: "Questo Paese/Il sorriso di Atlantide/Sirio è sparita"

"Fiori d'arancio"

"Strade di Francia"

"Parole di burro"

"Le cose che abbiamo in comune"

"L'amore pensato"

"Mandaci una cartolina"

"Il timido ubriaco"

"Mio zio"

"L'autostrada"

"L'ultimo bacio"

"Vento d'estate"

"Cara Valentina"

"Occhi da orientale"

Comunque vada"

"Il mio nemico"

"La paranza"

"Amore di plastica"

"Una musica può fare"

"Mentre dormi"

"In bianco e nero"

"Salirò"

"Sotto casa"

"A' finestra"

"Cohiba"

"Stranizza d'amuri"

"Testardo"

"La vita com'è"

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