Simona Santoni

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È nato in due mesi di scrittura, luglio e agosto scorsi, seguiti dalla registrazione in studio a settembre, il nuovo album di Carmen Consoli, L'abitudine di tornare, dal 20 gennaio in uscita su etichetta Universal Music. E cosa ha fatto la "cantantessa" nei cinque anni che l'hanno separata dal suo ultimo lavoro di inediti, Elettra?
"Ho vissuto! Ho fatto cose comuni ma anche straordinarie come un figlio", risponde la cantautrice catanese con candore, diventata madre da poco più di due anni. Del suo piccolo parla con fierezza: "È il 'masculo' di casa, siede a capotavola", scherza. Lui è rimasto con la nonna mentre lei a Milano promuove il disco contenente dieci tracce. Oltre al singolo già edito che dà nome all'album ci sono brani che fotografano l'Italia di oggi e di ieri, ritratti di personaggi sconfitti o vincenti. Carmen sembra riprendere il filo lasciato con Elettra, alternando pezzi più taglienti a mo' di denuncia (trattando ad esempio dell'omertà mafiosa in Esercito silente o della crisi economica che stritola una famiglia in E forse un giorno) con altri più dolciastri e intimi, da Ottobre a Questa piccola magia, dedicato proprio al piccolo Carlo Giuseppe. 

Alla stampa presente per spacchettare il suo album Carmen regala anche un live di buona parte delle dieci canzoni, chitarra acustica e un sorriso largo, che incornicia una cantantessa di certo più matura ma sempre generosa nel darsi.

Quanto c'è di autobiografico ne L'abitudine di tornare?
"Ho trascorso cinque anni di vita semplice, tra la gente comune, anche guardando qualche tiggì e programma in più visto che la vita che conducevo prima non mi permetteva di soffermarmi così tanto davanti alla tv. Mi ha permesso di tornare in strada, di confrontarmi coi miei concittadini, già semplicemente al mercato dove il signor Orazio mi chiede: 'Carmen Consoli, che pesce vuoi? Il sargo che ti fa venire la voce bella?'. Quindi di autobiografico c'è tanto ma c'è anche tanto di filtrato, come se fossi un cronista un po' verista. Un occhio esterno a certe situazioni senza mettere il dito personalmente. Dietro però si evince il mio sentire". 

Ormai mamma, quarantenne, come sei evoluta nel frattempo?
"Penso che naturalmente cambi lo sguardo sulle cose, se è vero che ci si evolve. Spero di rivolgere uno sguardo più 'maturo', spero che sarò più matura tra dieci anni. Spero di non dare giudizi perché detesto essere giudicante. Compongo questi quadri senza necessariamente giudicare, lasciando che sia chi ascolta a farlo".

Nei brani più di denuncia, da La signora del quinto piano che descrive un femminicidio a La notte più lunga sui barconi di immigrati, utilizzi un tono di feroce sarcasmo, accompagnato però da una musica quasi dolciastra: è una scelta stilistica?
"No, proviene dalla nostra cultura siciliana. Il buon Pirandello ha introdotto il concetto dell'umorismo che è il sentimento del contrario: davanti il carretto e dietro la tragedia. Sta un po' nello stile siciliano descrivere anche le tragedie in maniera sarcastica, umoristica. Basterebbe vedere Emma Dante che è proprio la rappresentazione dello spirito siciliano. Penso che in questo sono proprio figlia della mia terra".

In Ottobre, dietro a un racconto di adolescenza, si tratteggia un amore tra due ragazze. Guardando alla nostra realtà politica e sociale, credi che in Italia ci sia ancora tanta strada fare a proposito di omosessualità?
"Sì, c'è molta strada da fare. Io penso che l'amore sia sempre con l'A maiuscola, in tutti i casi, in tutti i sensi. Le perversioni sono altre. In Ottobre sullo sfondo c'è una storia omosessuale, forse anche d'altri tempi, perché la vendemmia nella mia terra si faceva soprattutto in passato. Queste due ragazze si nascondono, poi tornano con un sorriso e una buona scusa. Però in realtà non volevo trattare il tema dell'omosessualità perché è un argomento che non si deve trattare come un problema ma come una tappa che si deve capire, conoscere. Purtroppo non tutti condividono il disagio di chi si trova a doversi nascondere. Nel brano io pensavo comunque a una società degli anni '50. Volevo sottolineare il bivio di fronte al quale le persone si trovano per essere autentiche con se stesse, quindi scegliere la libertà, ciò che sono, lottando, oppure piegarsi alla convenzione e a ciò che gli altri desiderano".

I personaggi maschili de L'abitudine di cambiare sono per lo più negativi, dal compagno ingrigito dall'abitudine di Sintonia Imperfetta al marito violento de La signora del 5° piano.
"Io cerco di amplificare innanzitutto la voce femminile e ovviamente indagare ciò che crea un certo tipo di disagio alle donne. Mi è più facile descrivere l'universo femminile e ciò che sente una donna, ma non è necessariamente una critica all'uomo. Quando in Sintonia Imperfetta parlo dell'uomo sul divano diventato grigio col divano non penso all'uomo, penso a un'altra persona che condivide con noi la vita, che potrebbe essere una donna. Parlo di esseri umani. Certo non si può negare che c'è stato un certo numero di scarpe rosse nelle piazze e che ne La signora del 5° piano penso effettivamente al marito col martello". 

L'immagine d'Italia che dipingi è alquanto buia...
"Sì, però c'è la speranza della primavera in arrivo. Non si può negare che questo momento sembri senza via d'uscita, non si possono negare le scarpe rosse, il PIL, le imbarcazioni. Ho passato molto tempo a guardarmi attorno e ho colto molta negatività. Io però coltivo la speranza, che è il fil rouge di tutto l'album". 

Era il 1996 quando debuttavi con l'album Due parole, anticipato nel 1995 dal singolo Quello che sento. La Carmen di allora era più immediata, forse più ingenua, quella di oggi ha uno stile più elaborato e complesso: cosa vorresti trattenere di quella che eri circa vent'anni fa e qual è il dono più caro raggiunto con la maturità?
"È come un albero, io trattengo le radici, poi l'albero si sviluppa in lunghezza, larghezza, e non si può prevedere che diramazioni possa avere. Le radici le vorrei mantenere, sono state sempre quelle che mi hanno fatto rimanere fedele a me stessa. Scrivo se ho necessità di farlo, altrimenti se non è il momento di non scrivo, sto a casa. Sto tanto bene a casa".

Sicilia, famiglia, figlio, musica... Come si sono rimescolate le tue priorità in questi cinque anni?
"Prima c'è la 'famigghia'. C'è sempre stata. Provengo da una famiglia molto unita e affiatata. La musica non è mai stata una priorità. Per me c'erano altri progetti, avevo altre possibilità, potevo fare molte altre cose. La mia famiglia per fortuna è benestante, per cui avevo già il futuro. Dovevo solo studiare e laurearmi, cosa che non ho fatto perché il successo è arrivato prestissimo, a 19 anni, per cui sono riuscita a dare solo due materie. Però non è detto che non possa continuare gli studi. La famiglia è sempre stata la priorità, intesa anche come famiglia di amici che porto sempre appresso: la mia band e i miei collaboratori sono gli stessi da vent'anni. Le cose sono belle se si fanno con le persone che ami. Poi ora c'è mio figlio, quindi la famiglia è una super priorità. Lui passa davanti a tutti. Però avrà una madre equilibrata e felice se sua madre farà quello per cui è nata, quindi la musica. Penso che l'insegnamento più importante che debba avere sia quello che ho avuto io dai miei genitori: avere l'esempio di un genitore che fa quello che sente di fare". 

Cosa dobbiamo aspettarci dal tour per palasport che partirà il 9 aprile da Porto San Giorgio (FM)?
"Nella band non ci sarà Santi Pulvirenti. Ci sarà la new entry Roberto Procaccini alle tastiere. Io e Massimo Roccaforte saremo alle chitarre, quindi imbraccio nuovamente la mia chitarra. I volumi saranno molto forti per questo non suoneremo nei teatri. E poi basso e batteria a sorpresa".

Nel video del singolo L'abitudine di tornare nei panni dell'uomo di latta c'è Luciana Luccini, bassista dei Madame Lingerie: è una delle sorprese?
"Sì. La batterista sarà l'altra sorpresa".

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