Callas o Tebaldi: chi è la più grande interprete verdiana di sempre?

Un commento alla classifica della rivista Classic Voice

La statua di Giuseppe Verdi a Busseto (Getty Images)

Nazzareno Carusi

-

Le classifiche hanno sempre una loro utilità, foss'anche solo di ripuntare i riflettori su cosa ne sia improvvidamente uscito dalla luce. 
Quella del mensile Classic Voice sulle voci più verdiane, che nei giorni scorsi ha incoronato Maria Callas, non fa eccezione. E benissimo ha fatto la rivista a idearne la stesura e realizzarla, interrogando i cantanti più famosi.

Detto questo, e aggiunto che non sono un melomane nel senso pur bellissimo d'amante esclusivista del belcanto, la sua storia, le sue leggende e la sua migliore tradizione, m'azzardo a dire (senza pretesa alcuna di ragione) il dubbio che mi viene.

La Callas non si discute. Ascoltarla, vederla, adorarla e rimpiangere la sua presenza tutto sommato breve sulla grande scena, vittima d'una vita folgorata dagli dèi che tutti buoni non sono mai, è parte della storia della musica quanto della mondanità moderna. Artista divina e di portanza drammatica sì grande da non avere paragoni, né prima né tantomeno dopo.

Ma può dirsi verdiana, o pucciniana, o cherubiniana, o di qualsiasi altro? Voglio dire, per esempio: la sua Traviata è Verdi che racconta Violetta Valery o è lei stessa che di quelle note fa il vestito suo? La voce sconvolgente d'impura e magnetica bellezza, come il suo stesso essere, di Maria nata Kalogeropoulos, detta Callas, sposata Meneghini, poi aspirante Onassis, può prendersi a paradigma d'un ideale estetico che non sia quello esclusivissimo di sé? Verdiana o di chiunque altro, quale voce lo è se non quella di colui o colei che a Verdi (o all'altro) attagli l'arte e la vita sue?

Se è così, allora io avrei detto la Tebaldi, terza nell'elenco di Classic Voice. E non per la sua Traviata, più bella per me di quella già incredibile della Caballé. Ma perché sacerdotessa vita natural durante, non solo negli anni di carriera dal '44 al '76, d'una voce pura siccome un angelo e votata non a sé, ma alla musica soltanto.

Ecco. Quando ancora ascolto il suo Addio del passato piango per Violetta e Alfredo e quasi prego per il loro amore. Quando invece mi turbina Violetta Callas penso solo, e senza innocenza, a lei Il che trapassa il cuore. Ma verdianamente, proprio bene bene non va affatto.

Twitter @NazzarenoCarusi

© Riproduzione Riservata

Commenti