Gabriele Antonucci

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Neanche un Grammy per Jay-Z, grande favorito della vigilia nella sua New York con 8 nominations, bene  Kendrick Lamar con cinque statuette, senza uscire però dal recinto del rap, mentre Bruno Mars è il vero trionfatore dei Grammy Awards 2018 con sei grammofonini vinti nelle sei categorie in cui era candidato, tra cui le tre più importanti.

Il cantante di origine hawaiane ha vinto nelle categorie miglior album dell'anno (24K Magic), Record of the year (24K Magic) e miglior canzone (That's What I Like), oltre che per R&B album (24K Magic), R&B song(That's What I Like) e R&B performance (That's What I Like).

Nella categoria pop vince due grammofonini Ed Sheeran per Best Pop Vocal Album con Divide e migliore performance pop con Shape Of You, mentre nella categoria rock Leonard Cohen vince a sorpresa un Grammy postumo con lo scuro You Want It Darker, mentre i Foo Fighters hanno portato a casa il grammofonino per la migliore canzone rock, l'adrenalinica Run.

I Mastodon hanno vinto per “Best Metal performance” , gli War on Drugs per “Best Rock Album” e i Portugal. The man per “Best Pop Duo/Group Performance”.

I ringraziamenti di Bruno Mars

"O mio Dio - ha detto Bruno Mars durante la premiazione per album dell'anno - Grazie mille a tutti ragazzi, wow. Voglio dedicare questo premio ai grandi autori del new jack swing come Babyface, Teddy Riley Jimmy Jam e Terry Lewis, che hanno ispirato il mio album 24K Magic, con il quale ho voluto ripercorrere quelle atmosfere allegre e spensierate di quando avevo 15 anni".

Mars, nato a Waikiki l' 8 ottobre 1985, oggi ha appena 32 anni, ma, con i sei premi conquistati oggi, è già arrivato a 11 Grammy conquistati in carriera, confermandosi il nuovo Principe del Pop e l'unico possibile erede di Michael Jackson, pur non avendo la genialità e la visionarietà dell'artista di Gary.

Le ragioni del successo

L’artista di origini hawaiane ha già dimostrato in soli tre album Doo-Wops & Hooligans del 2010, Unhortodox Jukebok del 2012 e 24K Magic del 2016 di avere una capacità di scrittura, di produzione e di interpretazione da autentico big.

Mars suona sei strumenti (pianoforte, chitarra, batteria, basso, armonica e ukulele), sa muoversi con naturalezza tra pop, rock, reggae, r&b , soul e funk, ha una totale padronanza del palco e dei suoi mezzi espressivi, nonostante la ancora giovane età.

"Se parliamo di talento, Bruno Mars ne ha più di tutti: la voce, l’elasticità della danza, la confidenza con il palco. L’impronta è quella di Michael Jackson".

L’endorsement per Peter Gene Hernandez (il vero nome di Bruno Mars,scelto in omaggio a Bruno Sanmartino, il wrestler italoamericano per cui tifava tutta la sua famiglia) viene da Mark Ronson, produttore dei best-seller di Amy Winehouse.

C’è lui dietro il sound di Unothodox jukebox e soprattutto di Uptwon funk, uno dei più grandi successi pop degli ultimi 20 anni con 3 miliardi di visualizzazioni su Youtube.

Il debutto come sosia di Elvis

Mars ha debuttato a 5 anni(e qui la similitudine con l'enfant prodige Michael Jackson è evidente) come clone di Elvis Presley in una tribute band composta solo da membri della sua famiglia che si esibiva in un hotel di Las Vegas.

Nei panni di mini Elvis è stato scelto per un cameo nel film Honeymoon in Vegas con Nicolas Cage e Sarah Jessica Parker.

La delusione con la Motown

Dopo essere stato messo sotto contratto dalla Motown, il massimo per un artista di musica black, Mars è stato scaricato a soli 19 anni dalla sua etichetta perché, a loro dire, dotato di poca personalità, ma non si è perso d'animo e si è subito risollevato nel 2010 con un album di debutto di grandissimo successo come Doo-Wops & Hooligans.

Non si esce dalla retromania

Non è tutto oro ciò che luccica perché Mars ha evidenziato, nei suoi primi tre album, uno stile musicale fin troppo didascalico e derivativo, anche se oggettivamente irresistibile.

Due esempi eclatanti sono Locked out of heaven, che sembra una cover dei Police con una spruzzata d'elettronica, e la stessa Uptown Funk, talmente simile a Oops upside your head della The Gap Band, pubblicata nel 1979, che Mars ha dovuto aggiungere nei credits della canzone i nomi di Charlie, Robert e Ronnie Wilson, Rudolph Taylor e Lonnie Simmons, gli autori di Oops upside your head, per evitare un insidioso processo per plagio.

24 K Magic, ultima fatica di Bruno Mars, è un album che vanta una produzione impeccabile, merito dei team Shampoo Press & Curl e The Stereotypes, in cui è impossibile trovare un suono fuori posto, ma i nove brani non spiccano certo per originalità.

Se prendiamo due eccellenti dischi del 2016 come Blonde di Frank Ocean e Malibu di Anderson.Paak, per non parlare di Black Messiah di D’Angelo di fine 2015, è evidente che la musica black stia andando verso altre direzioni, con commistioni tra nu soul e rap, testi consapevoli, ritmi spezzati e atmosfere più rarefatte.

24K Magic è un omaggio all'r&b anni Novanta

Mars ha dichiarato che in 24 K Magic ha voluto rendere omaggio alle atmosfere della musica r&b con la quale è cresciuto all’inizio degli anni Novanta, periodo in cui la scena black era dominata da Bobby Brown, Blackstreet, Boyz II Men, Babyface e Teddy Riley, anche se in un paio di brani si avvertono gli echi del funk dei primi anni Ottanta di gruppi come Cameo, The Gap Band e Commodores.

Ben venga tornare indietro nel passato per rendere il suo personale tributo a un periodo felice della musica nera, che molti millennials conoscono poco per ragioni anagrafiche, ma è lecito attendersi, da un artista del talento di Bruno Mars, un guizzo o un’impronta di creatività maggiore di 24K Magic.

Chunky, soprattutto nei synths, è un chiaro omaggio al Michael Jackson del periodo che va da Off the wall a Thriller (vedi Baby be mine) e, più in generale, al funky-disco di gruppi come Earth Wind & Fire e Kool & The Gang.

Impossibile rimanere fermi con Perm, un funk sporco e torrenziale in perfetto stile James Brown, urletti compresi, che chiude la trilogia dedicata ai brani più ricchi di groove.

Si tira un po’ il fiato con la rilassata That’s what i like, midtempo accattivante e sensuale alla Bobby Brown, dove solo alcuni piccoli dettagli sonori ci fanno capire che siamo nel 2016 e non nel 1986. Mars conferma qui, all’interno di una maiuscola performance vocale, la sua abilità nell'affrontare le note alte.

Versace on the floor, oltre probabilmente a far vendere vagonate di abiti con il celebre logo della medusa, è una ballad emozionante, perfetta per ballare un lento alle feste delle medie, ammesso che oggi si ballino ancora i lenti alle feste delle medie.

Bpm ancora bassi in Straight up and down, con una intro vocale che ricorda Love’s in need of love today di Stevie Wonder, fino a che non subentrano i tanto amati synths e una calda atmosfera soulful. Altra eccellente interpretazione di Bruno, che sembra esaltarsi vocalmente nei brani più lenti.

Se pensavate di trovare in 24 K Magic nove rimasticazioni diverse di Uptown Funk per scatenarvi sulle piste da ballo, vi sbagliavate.

Nella languida Calling all my lovelies, in cui il Nostro si bulla di avere numerose spasimanti da chiamare al telefono, diverte la finta telefonata ad Halle Berry, che si nega, lasciando rispondere la sua segreteria: tra le tante qualità di Mars, come conferma il video di 24 K Magic, c’è anche l’ironia.

Finalmente, dopo quattro brani abbastanza tranquilli, si torna a ballare in Finesse, un travolgente tuffo nel ritmi new jack swing di gruppi come i New Edition (ecco che torna Bobby Brown) e Tony! Toni! Toné!, magari indossando giacche con spalline ipertrofiche e Reebok da basket rigorosamente anni Ottanta.

La chiusura è affidata a Too good to say goodbye, ballata alla Boyz II Men ricca di pathos in cui il cantante di origini hawaiane è stato coadiuvato nella scrittura dal suo nume tutelare Kenneth "Babyface" Edmonds.

Con un paio di brani uptempo in più, forse, l’album sarebbe risultato più bilanciato, ma è probabile che l'enorme successo di Uptown Funk abbia indotto Bruno a smarcarsi un po’ dai brani a presa immediata sul pubblico per perseguire la sua visione artistica.

24 K Magic è un album che rivaluta il ruolo delle ballad, troppo spesso accantonate oggi a discapito di brani pop-dance di dubbio gusto, perché i sentimenti, sembra suggerire Mars, non passano mai di moda.

La debolezza dei testi

I testi sono il tallone d'Achille del nuovo fenomeno dell'r&b. Prendiamo ad esempio 24K Magic, un brano tutt'altro che "dylaniano", anche se perfettamente in linea con una canzone pensata per far ballare, senza troppi pensieri.

Il video, in cui Bruno, con una colorata camicia di una nota stilista italiana, è affiancato nel call and response dagli Hooligans, è un trionfo di edonismo, tra jet privato, cabriolet di lusso, party hollywoodiani con bellissime ragazze, champagne, moto d'acqua e tanto divertimento.

Lungi dal condannare un clima festoso (di cui mai come oggi c'è bisogno) e perfettamente in linea con il mood dominante dei videoclip di oggi, ma, da un artista di 32 anni, dal grandissimo talento come Bruno Mars, è lecito pretendere qualcosa di più, anche dal punto di vista dei testi.

Il prossimo album ci dirà se Mars ha intenzione di lasciare anche lui un’impronta indelebile nel pop degli anni Duemila, mostrando una maggiore ambizione artistica in una sorta di Thriller 4.0, o se Bruno si accontenterà di essere "solo" il miglior cantante e performer della sua generazione, tallonato a breve distanza da Justin Timberlake e The Weeknd.

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