"La superbia del nostro potere in continua crescita contrasta con la paranoia di essere permanentemente e sempre più in pericolo. Arrivati all’apice ci rendiamo conto di dover scendere di nuovo. Sappiamo che abbiamo più di ciò che ci meritiamo o che possiamo difendere, e così diventiamo nervosi. Qualcuno, qualcosa sta per prenderci tutto: questo è il terrore dei ricchi. La paranoia porta alla difensiva, e finiamo tutti in trincea, uno di fronte all’altro, nel fango”.

Lo sostiene Brian Eno, artista e produttore illuminato, uno dei rari talenti con una visione lunga capace di leggere il presente, di rielaborare il passato e di proiettarsi nel futuro.

The Ship è il primo album di Eno da Lux del 2012 e nominato ai Grammy. Originariamente concepito da esperimenti con tecniche di registrazione tridimensionali e formato da due parti interconnesse, The Ship è un album tradizionale quanto un romanzo musicale. Eno riunisce canzoni bellissime, atmosfere minimaliste, racconti onniscienti e innovazioni tecniche in un un’unica suite cinematografica. Il risultato è il meglio di Eno, un album senza precedenti nel suo catalogo.
 
“A livello musicale ho volute fare un disco di canzoni che non dipendesse dalle normali basi della struttura ritmica e dalle progressioni di accordi, ma che permettesse alle voci di esistere nel proprio spazio e tempo, come gli eventi in un paesaggio. Ho voluto inserire eventi sonori in uno spazio libero e aperto. Uno dei punti di partenza è stata la mia passione per la Prima Guerra Mondiale, quella straordinaria follia trans-culturale che è nata da uno scontro di hybris tra imperi. È successa poco dopo l’affondamento del Titanic, che per me è il suo analogo. Il Titanic era la nave inaffondabile, l’apice del potere tecnico umano, creato per essere il più grande trionfo dell’uomo sulla natura.

La Prima Guerra Mondiale è stata la Guerra della tecnologia militare, nata per essere il trionfo della volontà e dell’acciaio sull’umanità. Il fallimento catastrofico dei due ha posto le basi per un secolo di esperimenti drammatici sulle relazioni tra gli esseri umani e i mondi che essi creano per se stessi.
 
Stavo pensando a quei vasti campi di terra agonizzante in Belgio durante la Prima Guerra Mondiale e l’immenso e profondo oceano dove il Titanic affondò, e a quanta poca differenza fece tutta quella speranza e delusione umana. Esse persistono e noi passiamo in una nuvola di chiacchiere".
 
L’album si apre con il brano di 21 minuti intitolato The Ship nel quale i canti del mare di Eno crescono fino a raggiungere un'inquietante dramma con frammenti di voce lontana e elettronica strisciante. Da ascoltare in una stanza buia per sentire fisicamente il potere di questo mare infinito. “Onda. Dopo. Onda.”
 
Segue “Fickle Sun” in tre movimenti.  “La poesia letta da Peter Serafinowicz è stata creata da un Markov Chain Generator (software scritto da Peter Chilvers) nel quale abbiamo inserito relazioni sul naufragio del Titanic, alcune canzoni di soldati della Prima Guerra Mondiale, diversi pezzi di cyber-burocrazia e gli avvisi di hacking, alcune mie canzoni, delle descrizioni di macchinari e così via.  Il Generatore ha prodotto migliaia di righe di testo da cui ne ho estratte alcune per poi metterle in questo ordine" spiega Eno.
 
Il finale dell’album è una cover di I’m Set Free dei Velvet Underground di Lou Reed, una band che è stata notoriamente accreditata da Eno come una delle maggiori ispirazioni delle sue prime esplorazioni musicali quando era studente d’arte.
 
“Scritto alla fine degli anni Sessanta, la canzone di Lou Reed “I'm set free sembra ancora più rilevante adesso di quanto non lo fosse stata allora. Forse qualcuno che ha letto SAPIENS di Yuval Noah Harari riconoscerà l’ironia del passo 'Mi sono liberato per trovare una nuova illusione”… e l’allusione al fatto che quando usciamo dalla nostra storia non entriamo nella “verità”, qualunque essa sia, ma in un’altra storia".

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