Giovanni Ferrari

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Ha venticinque anni, la erre moscia e un accento romagnolo che si riconosce subito. Ha partecipato all'ultimo Festival di Sanremo (tra le Nuove Proposte) con Nel mare ci sono i coccodrilli, un brano che parla del tema dell'immigrazione, e ha appena pubblicato il suo primo album. Braschi ha la curiosità da "prima volta" e non vede l'ora di raccontare al mondo il suo progetto. Il suo disco "Trasparente" (uscito lo scorso 10 febbraio per iMean Music & Management) contiene otto inediti e due bonus track. Lo abbiamo incontrato.

Allora come è andata a Sanremo? 

Sì, è andata bene. Ci ritornerei domattina! È stata davvero una bellissima esperienza.

Il tuo brano Nel mare ci sono i coccodrilli tratta del tema dell'immigrazione, ma senza retorica. Pensi che sia arrivato al pubblico?

Ragionando a posteriori, forse il testo del brano è un po' ermetico per lo standard di Sanremo ma non è scritto da nessuna parte che sia necessario adeguarsi per forza. Il feedback è stato positivo. E comunque c'è tempo per ogni cosa.

Salvini ti ha scritto pubblicamente "Ti piace tanto l'invasione di immigrati clandestini? Accoglili tutti A CASA TUA"...

Quando mi hanno detto di questa reazione stavo suonando da Red Ronnie. Ci sono rimasto male. Mi ha un po' scosso questa cosa. Nei giorni del Festival mi sono arrivate anche minacce di morte.

Addirittura?

Sì, a me e alla mia famiglia. Io ho semplicemente scritto una canzoncina di tre minuti per dire quanto mi sento fortunato di essere nato in questo Paese. Ancora oggi fatico a comprendere le ragioni di questo odio.


Al di là del riferimento all'immigrazione la tua canzone potrebbe anche raccontare della difficoltà di fare i conti con "i coccodrilli" che ci sono all'interno del proprio io. Condividi questa interpretazione?

Sì, assolutamente. Hai colto il significato. Infatti nel testo non ci sono immagini specifiche che raccontano dell'immigrazione (nonostante rimanga a prescindere un tema sullo sfondo). In ogni caso non penso che possa essere un argomento associabile a una parte politica. Si tratta di cuore e di anima delle persone. I cuori e le anime non hanno un colore.

In Trasparente ripeti che "non c'è niente che non va". Sembra raccontare una situazione di pace. L'hai scelta per questo motivo come title-track del disco?

Innanzitutto volevo un titolo di una sola parola che fosse il più istantaneo possibile. Trasparente rispecchia questo momento della mia vita. Sto iniziando a vedere una strada segnata nella mia vita. Volevo dare questo messaggio.

Hai fatto un tour in America e hai registrato il tuo videoclip a New York. Che aria si respira negli States?

Quello verso New York è un viaggio che facciamo già da un po' di anni. Al liceo avevo iniziato a seguire il consiglio di un discografico che mi ha detto di andare là a lavorare perché la musica in Italia stava per morire. New York contiene il fascino provocato dalle canzoni di Dylan o Springsteen. È il centro del sogno americano.

Però vieni dall'Emilia Romagna, luogo importante per il cantautorato del nostro Paese. Sei legato alla tua terra?

Fino a poco tempo fa fuggivo spesso dalla mia città anche perché - da classico "provincialotto" - pensavo che prendere un aereo per New York o un treno per Milano mi facesse sentire un po' più uomo, più realizzato. Volevo scappare in qualsiasi modo dalla mia città.

E poi? Cos'è successo?

Ho riscoperto il valore della provincia. Ho iniziato ad amare questi luoghi nei quali apparentemente non succede niente e, proprio per questo motivo, qualcosa devi farlo accadere tu. Il fatto di essere cresciuto in questa terra ha influenzato tanto il mio modo di scrivere. 


Hai scritto sui tuoi social che la Laura di Occhiali a specchio non si chiama realmente così ma esiste eccome. Nel testo dici anche che "siam in tanti fermi qui per non cadere". Cosa volevi raccontare? Cosa ne pensa Braschi dell'amore?

Scrivendo quella canzone mi sono sentito come quella ragazza che si metteva questi occhiali per proteggersi, perché stava vivendo un momento non proprio positivo. Nel ritornello dico "non voglio più volare, voglio solo non cadere". L'ho scritto perché mi sentivo come lei: avevo gli stessi sentimenti negativi. Poi, però, ho capito che è inutile piangersi addosso e ho continuato il ritornello dicendo che alla fine siamo in tanti a piangerci addosso. È un modo per cambiare le carte in tavola. 

Uno dei brani più suggestivi è Per Effe...

È il pezzo anti-radiofonico per eccellenza (scherza, ndr). È la ninna nanna di chiusura del disco. Mi sono ricordato che alle medie la professoressa ci aveva dato il tema: "Scrivi una lettera "al te" di cinquant'anni". Io non so perché ma non l'avevo consegnato, forse per fare il ganzo con le ragazze. Così, ci ho ripensato e l'ho scritta. A qualche anno di distanza. 

Hai raccontato che ti fanno paura i talent. Vuoi dimostrare che si può arrivare al successo anche senza passarci?

No, non voglio dimostrare assolutamente niente. Per quello che è il mio carattere, mi fa paura lo stato di immortalità e di potenza massima in cui ti pongono questi talent. Mi fa anche paura la parabola discendente spesso inevitabile. Mi sono chiesto: ne ho proprio bisogno?

Tra poco inizierai un instore tour. Ci saranno anche date live?

Sì, l'instore tour partirà tra qualche giorno. Poi inizierà una tournée che spero arrivi fino a fine anno.  

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