Bombay Bicycle Club: la recensione di "So Long, See You Tomorrow"

Un album per chi non vuol vivere di solo Sanremo

Un momento del concerto dei Bombay Bicycle Club a Lorne, Australia. (Credits: Mark Metcalfe/Getty Images)

Marco Pedersini

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"Se avessimo saputo che saremmo durati più di un paio d’anni avremmo scelto un nome migliore", dice Ed Nash, bassista dei Bombay Bicycle Club, band inglese che ha pubblicato uno degli album più interessanti delle ultime settimane. Dal giorno in cui presero il nome in prestito da una catena di ristoranti indiani sono passati nove anni e quattro album, tutti molto diversi.

Per quest’ultimo, i quattro ragazzi di North London hanno ascoltato molto Kid A (ascoltate l’inizio di "Carry me ") e si sono dati a sintetizzatori e drum machine. È una frase che avete letto in molte recensioni e che, di solito, serviva a mascherare risultati discutibili. Non sembra essere il caso dei Bombay Bicycle Club: sono finiti in testa alla classifica britannica per la prima volta e si preparano a un tour che li porterà in tutti i festival che contano (tra quelli già annunciati: Coachella , Latitude, Bbc 6 Music Festival ). L’album è tutto un loop, anche nel suo complesso: l’ultima canzone raccoglie la melodia della prima, "Overdone " (forse la migliore di tutto il disco). Indicato per chi non vuol vivere di solo Sanremo.

 
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