Edoardo Frittoli

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Non ce lo immaginiamo Bob Marley con la folta chioma di dread imbiancati. Per tutti "The Legend", alias Robert Nesta Marley, vive nella sua musica, nella sua spiritualità, nel suo sogno di un'Africa riunita e libera.

Era nato il 6 febbraio 1945 da padre inglese e madre giamaicana in un piccolo centro al nord dell'isola caraibica, St.Ann Parish.

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Di sangue misto, crebbe con la sola madre dopo l'abbandono della famiglia da parte del padre. Assieme all'amico "Bunny" Livingston si avvicina alla musica suonando chitarre ricavate da scatolame e fili elettrici. Più tardi seguirà la madre nella capitale Kingston, stabilendosi a Trench Town, uno dei quartieri più violenti e degradati della città. Spesso vittima di bullismo per il suo sangue meticcio, Marley trova nella musica e nel canto il rifugio contro la desolazione del suo quartiere. Nel 1962 nasce il primo gruppo, i Wailing Wailers, con l'amico Livingston e Peter McIntosh (più tardi noto come Pete Tosh). Il primo singolo di un certo successo in Giamaica è "Judge Not". Tuttavia il gruppo si scioglie per difficoltà finanziarie e Marley passa un periodo negli USA dove la madre ha trovato lavoro a Detroit come operaia in una fabbrica di automobili. Sposa Rita Marley nel 1966 e al suo ritorno in Giamaica si avvicina al culto del Rastafarianesimo, di cui sarà portavoce per il resto della carriera. Alla fine degli anni'60 insieme al cantante pop Johnny Nash raggiunge un certo successo con il singolo "Stir It Up". Ma è nel 1972 che Marley e i riuniti Wailers si affacciano al successo globale. A notare il talento di Marley è Chris Blackwell, fondatore della Island Records. Comincia un tour promozionale negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, dove nel 1973 i Wailers fanno da gruppo di supporto a Bruce Springsteen e a Sly & The Family Stone. Nel 1974 la versione di "I Shot The Sheriff" di Eric Clapton rende Marley e i Wailers ancora più noti. 

Dopo l'uscita di Peter Tosh e di Livingston per le rispettive carriere soliste, i Wailers proseguono la loro carriera con l'ingresso nel gruppo della moglie di Bob, Rita. Il 1976 segna il trionfo di "The Legend" con l'album "Rastaman Vibrations", dove i principi politico-religiosi di Marley e del movimento rasta caratterizzano gran parte dei brani. 

La violenza politica esplosa in Giamaica alla metà degli anni '70 colpirà anche Marley. Convinto sostenitore del PNP (People's National Party) fu vittima di un attentato il 3 dicembre 1976 dove per miracolo lui, la moglie e il suo manager Don Taylor non persero la vita. Dopo l'episodio Marley si trasferisce a Londra dove lavora al nuovo LP, "Exodus", tutto dedicato all'interpretazione biblica della terra promessa per i popoli africani secondo la religione rasta e il pensiero di Marcus Garvey. Nel 1979 viaggia in Africa dove si reca in Kenya e in Etiopia. Al suo ritorno pubblica il nuovo album, "Survival". E'l'apice del successo, a cui segue "Uprising" (1980) le cui canzoni di successo mondiale come "Could You Be Loved" accompagneranno il suo ultimo tour.

Nel 1977 gli era stato infatti diagnosticato un melanoma maligno localizzato in un alluce. Marley, secondo il suo credo, rifiutò l'amputazione. Nonostante una serie di terapie alternative a cui si sottopose in Germania le sue condizioni peggiorarono rapidamente. Durante il tour negli Stati Uniti riuscì a suonare soltanto al Madison Square Garden a New York. Deciso a rientrare in Giamaica per gli ultimi giorni della sua vita, per il precipitare del quadro clinico Bob Marley muore a Miami l'11 maggio 1981. Aveva solo 36 anni. Al suo funerale partecipano 30.000 persone venute a salutare l'uomo che da allora sarebbe stato per sempre "The Legend".

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