Gabriele Antonucci

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Alcuni critici hanno evidenziato come Elvis Presley abbia portato la fisicità nel rock,  mentre Bob Dylan ha portato la parola.

Non è un caso che a Dylan sia stato assegnato oggi il Nobel per la Letteratura, massimo riconoscimento per uno scrittore, “per aver creato nuove espressioni poetiche all’interno della grande tradizione della canzone americana”, ha dichiarato Sara Danius, segretario dell’Accademia svedese. Dylan succede alla scrittrice russa Svetlana Alexievich e diventa il primo musicista a vincere il premio Nobel. Ha battuto i favoriti della vigilia Don De Lillo, Philip Roth, Haruki Murakami, Adonis e Ngugi wa Thiong’o.

Si può tranquillamente affermare che non sono stati né la voce, né il virtuosismo strumentale, né le strutture musicali piuttosto semplici a rendere Dylan una leggenda, ma un aspetto a cui purtroppo oggi si presta sempre meno attenzione: la parola. In un periodo, l’inizio degli anni Sessanta, nel quale i testi erano poco più che un pretesto, Robert, imbracciando la sua chitarra e la sua armonica con austera fierezza ha dichiarato al mondo che la poesia non era solo quella che si leggeva nei libri, ma anche quella che giungeva attraverso la radio.

Le sue canzoni sono evocative, ricche di metafore e di figure retoriche, spesso oscure, indubbiamente di grande fascino. Con i suoi lunghi brani ha infranto la convinzione che il rock fosse soltanto un genere di intrattenimento, concepito solo per far ballare e divertire i giovani. In realtà proprio loro erano i destinatari delle sue poesie in musica, ma il cantante non voleva farli uscire da loro stessi e portarli in una dimensione altra come nel rock and roll ma,  al contrario, il suo era un invito all’ascolto, alla riflessione e alla consapevolezza di ciò che stava accadendo nel mondo.

In oltre cinquant’ anni di carriera Robert Allen Zimmerman, da tutti conosciuto come Bob Dylan, ha attraversato la storia del folk e del rock sorprendendo sempre i critici e i fan con i suoi continui cambiamenti di stile. Appena si aveva l’impressione di averlo inquadrato in una definizione, eccolo pronto a smentirla, sparigliando di nuovo le carte con un nuovo album, sorridendo mefistofelico dietro la sua maschera enigmatica e sfuggente. Si pensi agli ultimi due dischi Shadows in the night e Fallen angels, dove l'artista si è reinventato cantante confidenziale alla Frank Sinatra.

Il menestrello di Duluth ha raccolto l’ideale testimone dai suoi idoli giovanili Woody Guthrie e Pete Seeger e l’ha passato ad almeno due generazioni di cantautori. Bruce Springsteen ha raccontato: «La prima volta che ho ascoltato Like A Rolling Stone avevo 15 anni, ero in macchina con mia madre e stavo ascoltando WMCA, quando ad un tratto partì quel colpo di rullante che suonava come se qualcuno stesse aprendo a calci la porta della mia mente». Più stringato, ma altrettanto efficace John Lennon, l’anima colta dei Beatles: «Dylan ci ha indicato la direzione».

Dylan è il cantautore più influente della storia del rock, che da portavoce del movimento pacifista degli anni Sessanta, quasi suo malgrado, è diventato via via un’icona di straordinario carisma. Ai suoi primi album si deve la rinascita del folk, in un periodo in cui le classifiche erano dominate dai ritmi sincopati del beat, per poi attirarsi, nella seconda metà degli anni Sessanta, le critiche degli integralisti del genere, che non accettavano l’uso della chitarra e dell’armonica amplificate.

I ruoli di portavoce di una nuova generazione, di paladino dei diritti civili e di ‘subconscio collettivo americano’ gli sono sempre stati stretti, tanto che, nel momento di maggior idillio personale e artistico con Joan Baez, ancora oggi strenua pasionaria in difesa dei diritti civili, Bob l’ha lasciata da sola sul palco per perseguire la sua personale visione musicale, più elettrica e meno impegnata politicamente rispetto agli esordi.

Il cantautore è entrato nei cuori dei fan di almeno due generazioni proprio perché, paradossalmente,  non ha mai fatto nulla per piacere e per risultare simpatico, come sanno bene i giornalisti che negli anni Sessanta venivano fulminati dalle sue velenose risposte. «Non sono io che ho creato Bob Dylan. Bob Dylan è sempre esistito e sempre esisterà», ha dichiarato Dylan con il suo umorismo sottile e corrosivo.

Vediamo insieme alcune delle sue frasi più belle, per la maggioranza tratte dalle sue canzoni.

"Non sono io che ho creato Bob Dylan, Bob Dylan è sempre esistito... e sempre esisterà. Bob Dylan c'era già quando ero bambino".

“Non criticare quello che non puoi capire”.

“Quando non possiedi nulla, non hai nulla da perdere”.

“Per vivere al di fuori della legge, devi essere onesto”.

“Si sa che talvolta Satana viene come un uomo di pace”

“Beh, faccio del mio meglio per essere come sono, ma tutti vogliono che sia come loro”

“Sa che non c'è successo come il fallimento, ed il fallimento non è per nulla un successo”

“Persino il presidente degli Stati Uniti qualche volta deve restare nudo”

“Il sole non è giallo, è vigliacco”

“Essere giovani vuol dire tenere aperto l'oblò della speranza, anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro”.

“Le macchine fotografiche mi fanno girare le palle. Non importa chi le usa, potrebbe essere anche un membro della mia famiglia; è che le macchine fotografiche mi danno delle sensazioni spaventose... rendono le persone spettri”.

“Tieni la testa sulle spalle e portati appresso una torcia elettrica”.

"Per essere un poeta non è necessario scrivere. Ci sono poeti che lavorano nelle stazioni di servizio. Non mi definisco un poeta perché non amo quella parola. Sono un artista del trapezio”.

 “Quante strade deve percorrere un uomo prima di essere chiamato uomo?”.

“Io accetto il caos, ma non son sicuro che lui accetti me”.

“Un uomo ha successo se si alza la mattina, si mette a letto la sera, e in mezzo fa ciò che vuole fare”.

“Sono Bob Dylan soltanto quando devo esserlo, il resto del tempo sono me stesso”.

“Tutte le mie canzoni sono canzoni di protesta”.

“Questa terra è la tua terra, questa terra è la mia terra, certo, ma tanto il mondo è gestito da coloro che non ascoltano mai musica”.

“Non hai bisogno di un meteorologo per sapere da che parte tira il vento”.

“Non chiedetemi nulla a proposito di niente, potrei solo dirvi la verità”.

“Mi chiesero qualche garanzia, abbassai i pantaloni”.

“Come ci si sente a stare da solo senza sapere dove è casa, come un completo sconosciuto, come una pietra che rotola?”.

 “Mi trovo a mio agio col blues perché la sua struttura è molto semplice e ti consente di dire quello che vuoi in maniera estremamente immediata. Bastano due frasi e anche solo la prima frase. È una forma piuttosto affascinante proprio a causa della sua estrema semplicità”.

“La comunicazione di massa ha trasformato New York in un grande spettacolo di carnevale”.

“Una volta ogni tanto, le canzoni mi arrivano come un cane da guardia al cancello e chiedono di essere scritte. Ma la maggior parte delle volte la mia mente le getta via”.

"Nostalgia è sinonimo di morte".

“La pittura mi ha sempre appassionato. Per me un film è come un quadro vivente che esce da un muro. Se Michelangelo e Cezanne tornassero in vita, farebbero i registi”.

“Io non ho mai pensato che uno dei miei dischi potesse influenzare il corso delle cose. Se avessi voluto agire sulla società avrei fatto altre cose... Sarei stato ad Harvard o a Yale per diventare un politico o una roba del genere."

“L'arte deve trascinarti via dalla tua sedia. Il suo compito è trasportarti da una dimensione all'altra"

“Occorrerà un giorno smettere di confondere ciò che si vende e ciò che è bene.”

“Attenzione ai muri del bagno che non hanno scritte.”

“Hanno definito un sacco di mie canzoni politiche, ma non sapevano neanche cosa fosse politica; i politici non contano, sono gli uomini di affari dietro di loro. All Along the Watchtower è forse la mia sola canzone politica”.

"Mito, leggenda vivente, «poeta elettrico». Me ne frego. E mi rompe pure un poco. Nel momento stesso in cui mi rifilano un'etichetta, è come se alzassero una barriera tra il pubblico e me." "Non lo prendo come un complimento. Per me le parole "leggenda" o "icona" non sono che sinonimi educati per "è stato fatto fuori".

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