Bob Cornelius Rifo: così conquistai un tal Paul McCartney

Bob Cornelius Rifo, una dance-star in maschera che piace alle icone del rock’n’roll. Compreso un certo ex Beatles.

Bloody Beetroots (ufficio stampa Sony)

Gianni Poglio

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Prendere l’ascensore con una star e non saperlo. Sono cose che succedono se l’intervistato è Bob Cornelius Rifo, cuore e mente di The Bloody Beetroots, progetto dance-rock in grandissima ascesa. Un boom nel segno del made in Italy: Bob è infatti nato e cresciuto a Bassano del Grappa, dove per cinque anni ha studiato chitarra classica. In pubblico, come sul palco, si presenta con il volto oscurato. «La maschera è un catalizzatore, ai ragazzi piace identificarsi con i supereroi. E poi non avere una faccia da copertina mi aiuta a rimanere con i piedi per terra».

Non è scontato quando hai appena finito un disco, Hide, che ha tutto quello che serve per diventare un best-seller. Compresa una collaborazione con Paul Mc-Cartney. «Ci ha messo in contatto un amico comune, Youth dei Killing Joke (una band postpunk di Londra, ndr). Paul non ha avuto esitazioni e mi ha invitato nel suo studio, che in realtà è un vecchio mulino, a due passi dall’oceano, nel sud dell’Inghilterra». Sette ore tra musica e... delizie per il palato. «Mi ha offerto un caffè e poi mi ha preparato con le sue mani un bizzarro sandwich a base di formaggio e Vegemite, una crema salata al lievito. Non esattamente una delizia, però Paul la adora: è vegetariano».

Out of sight è la canzone che hanno suonato insieme: «Si è rapportato da musicista a musicista. “Non devi pensare a me, ma a come vuoi che suoni il tuo disco” ha chiarito subito. Gli ho anche chiesto di rifare una parte vocale: non ha battuto ciglio. Che dire? Una leggenda vivente oltre che un uomo speciale».

L’ex ragazzo di Bassano del Grappa vive per buona parte dell’anno a Los Angeles, dove ha un amico che conta: Tommy Lee (anche lui nelle canzoni di Hide insieme al chitarrista Peter Frampton), batterista dei Motley Crue ed ex marito di Pamela Anderson. «Mi ha cercato via Twitter mandandomi una foto: lui, completamente nudo, con indosso solo la mia maschera».

Insomma, un vip tra i vip. L’unica differenza è che nessuno lo riconosce. «Di recente ho incontrato Thomas Bangalter dei Daft Punk. Anche lui sa bene che cosa vuol dire poter andare a un concerto in mezzo alla folla come uno spettatore qualsiasi. Non ha prezzo». 

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