Biagio Antonacci: la recensione del nuovo cd, "L'amore comporta"

Un po' di funky, sprazzi di mambo, rock e gusto melodico

La cover del nuovo cd

Tony Romano

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In 25 anni di carriera, Biagio Antonacci ha raccontato e tradotto in musica l’amore nelle sue mille sfaccettature, cercando di decifrare e interpretare i linguaggi difficili e complicati che i sentimenti comportano.

Così, dopo due anni ritorna con L’amore comporta, quattordicesimo album in studio, scritto e registrato a cavallo tra Los Angeles e Milano in cui troviamo tredici piccoli racconti, scampoli di vita e di poesia rubati in silenzio nel quotidiano.

L’album si apre con l’energica Cado, dove i sintetizzatori e ritmiche dance accentuano il messaggio in cui Antonacci invita a non arrendersi mai, ma a lottare contro le avversità di tutti i giorni. Segue il primo singolo estratto, Ti penso raramente (qui il video ), un bel funky che strizza l’occhio alla fortunatissima Get Lucky dei Daft Punk. Il romanticismo e l’inconfondibile stile di Biagio torna con la title track, un inno all’amore vestito con un valzer che riesce ad emozionare con la semplicità di un arrangiamento ermetico ed essenziale.

Con Hai bisogno di me, si rifanno vivi l'approccio rock e il graffio potente della voce di Biagio che sembra quasi fondersi insieme alla vigorosa chitarra elettrica della parte finale. Il disco procede con Tu sei bella, una ballad acustica che ci riporta indietro nel tempo, alle prime composizioni dell’artista di Rozzano (Mi) in cui l’amore torna protagonista indiscusso. Arrivati alla prima metà dell’album compare Mai mi dici amore, brano dalle fresche sonorità folk e che profuma già d’estate. Segue Dolore e forza, forse il brano meno riuscito dell’album.

Intrigante Ho la musica nel cuore in cui Biagio si cimenta nel reggae raccontando in maniera autobiografica la sua storia musicale. In Ricordati chi sei spuntano sonorità Anni 90 e ritmiche dal sapore latino quasi ad anticipare il brano successivo, Le veterane, una deliziosa fusione tra mambo e jazz, stile Paolo Conte. Verso la fine troviamo Barbara, ballad che dipinge con estrema delicatezza il volto di una giovane donna che sta per affacciarsi al mondo  conquistando la sua indipendenza. Scivolando lentamente arriviamo a Ora e mai per sempre, uno dei brani più intensi e toccanti del disco, in cui Antonacci riesce ad accarezzare l’anima di chi ascolta, ma la sorpresa arriva con Libera, che chiude il cerchio con intimità e dolcezza, un brano piano e voce sussurrata, quasi soffiata come quella brezza che arriva all’improvviso e che dura il tempo di scompigliarti i capelli, per poi andare via.

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