Gabriele Antonucci

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Dopo gli 80.000 spettatori accorsi per Eminem l’altra sera a Rho (Milano), i 42.000 fan presenti ieri sera allo Stadio Olimpico di ROma sono la conferma che(finalmente) anche in Italia la musica black, un genere da noi sempre di nicchia, possa fare numeri importanti.

C’era molta attesa per la seconda data dell'On The Run 2 Tour di Beyoncé e Jay-Z, a 4 anni di distanza dalla prima tournée congiunta della coppia, dove l’ex leader delle Destiny’s Child e il rapper di Brooklyn si sono confermati tra i migliori al mondo nei loro rispettivi campi.

Uno show “bigger than life”, con un maxischermo di proporzioni titaniche( forse solo gli U2 nel tour celebrativo per il trentennale di The Joshua Tree avevano uno schermo del genere) che interagisce continuamente con quanto sta per accadere sopra il palco, una pletora di ballerini e di musicisti-ballerini, fiammate e giochi pirotecnici che illuminano di continuo lo stadio Olimpico, un gigantesco palco mobile, che da metà concerto in poi trascina i due artisti avanti e indietro nel parterre, e due passarelle laterali che si illuminano con luci intermittenti.

Uno spettacolo hollywoodiano, che però non nasconde, ma che esalta le performance dei due artisti, davvero eccellenti e prive di sbavature.

Beyoncé è la nuova regina dell'r&b

Queen Bey ha dimostrato per oltre due ore di avere non solo un'ugola prodigiosa, tanto che non è esagerato indicarla come possibile erede delle inarrivabili Aretha Franklin ed Etta James, ma anche una straordinaria capacità di tenere il palco, di eseguire coreografie complesse, di alternare sapientemente emozioni e di raccontare la contemporaneità in modo credibile e accessibile al tempo stesso, come nell'ultimo album-capolavoro Lemonade.

Per capire il suo status di icona globale dello show biz, basti pensare che l’Università di Copenaghen le ha recentemente dedicato perfino un intero corso per studiare l'evoluzione del femminismo nero negli Stati Uniti.

Il rap impeccabile di Jay-Z

Jay-Z è reduce dalla cocente delusione degli ultimi Grammy Awards, dominati da Bruno Mars e Kendrick Lamar, dove le 8 nomination per 4:44 non si sono trasformate neanche in un grammofonino, ma dal vivo dimostra di avere davvero pochi rivali nella precisione nell’incastrare le rime e nella capacità di scandire perfettamente le sillabe, con una resa vocale e con un timing davvero invidiabili.

Un altro pianeta rispetto alle rime biascicate e monotone di tanti lugubri trapper italiani e americani che oggi vanno per la maggiore, forse perché molti adolescenti di oggi non conoscono fuoriclasse delle barre come Nas, Guru, Black Thought, Common e lo stesso Jay-Z, le cui doti liriche sono da studiare sia davanti a Youtube  che su carta.

Come è noto, Jay-Z, negli ultimi anni, si è dedicato più all’imprenditoria che alla musica: è presidente delle etichette Def Jam, Roc-A-Fella Records e Roc Nation, oltre ad avere importanti partecipazioni nei settori dell'abbigliamento sportivo con Rocawear,  dello sport con i 40/40 Clubs e la squadra di basket Brooklyn Nets, nel marketing con il portale Viddy e l'agenzia Translation Advertising, nella ristorazione con i ristoranti The Spotted Pig e Buffalo Boss, nel settore beverage con Armand de Brignac's Brut Gold.

La rivista americana Forbes ha classificato Jay-Z al secondo posto tra i cantanti più ricchi del mondo, con un patrimonio personale di circa 504 milioni di dollari.

Sempre Forbes ha eletto i coniugi Jay Z-Beyoncé come la coppia artistica più ricca del mondo, con un patrimonio complessivo che raggiunge quasi il miliardo di dollari statunitensi, circa 740 milioni di euro.

Insomma, i coniugi Carter, dopo aver superato la grave crisi matrimoniale di un paio di anni fa, che ha ispirato l’album-capolavoro Lemonade di Queen Bey, potrebbero starsene tranquillamente in una delle loro numerose ville  sparse per il mondo a godersi i figli Blue Ivy, nato nel 2013, e i gemelli Rumi e Sir, di appena un anno.

Invece eccoli sudare sul palco, senza risparmiarsi affatto, per oltre due ore e un quarto, e pazienza se c’è molto "mestiere" nella loro esibizioni, talmente perfette e sincronizzate al centesimo di secondo da sembrare, in alcuni momenti, un lungometraggio patinato diretto da un regista hollywoodiano.

Il racconto del concerto

The Gangster and The Queen, come recita la scritta sul maxischermo, entrano alle 21 sul palco trasportati da un ascensore panoramico, escono e per qualche secondo si guardano intorno e non dicono nulla, per godersi l’abbraccio collettivo del pubblico dell’Olimpico, le cui grida di entusiasmo superano quasi i decibel di un aereo militare.

La ricca scaletta, con oltre 30 brani, è divisa in alcuni atti introdotti da video e da interludi musicali che riflettono una parte della vita e della carriera discografica dei due artisti, che duettano relativamente in pochi brani rispetto al totale.

Curiosa la scelta di lasciare fuori dalla setlist alcuni dei maggiori successi delle rispettive carriere, si pensi a Single ladies, If I were a boy e Halo di Beyoncé e Can’t knock the hustle, Izzo (H.O.V.A.), Girls girls girls ed Empire State of Mind di Jigga, ma i brani scelti sono perfettamente funzionali allo “storytelling” del concerto, dove ogni brano è una tessera perfettamente incastrata nel puzzle del racconto particolareggiato degli ultimi, turbolenti anni della loro vita, dove alla fine ha trionfato l'amore.

In Part II (On the run) Beyoncé balla maliziosamente vicino al marito, mentre la hit ‘03 Bonnie & Clyde provoca il primo sussulto della serata, con il ritornello che viene cantato da tutto lo stadio.

Iniziano poi le esibizioni “soliste”, con Queen Bey che incanta in Drunk in love e nel mash-up di Diva / Clique, mentre uno scatenato Jay-Z fa alzare tutti in piedi nei due torrenziali rap di Dirt off your shoulders (con la poderosa base creata da Timbaland) e On to the next one.

“Siete pronti per una serata indimenticabile?”, chiede a gran voce il rapper di Brooklyn, ed è difficile dargli torto vista la qualità delle coreografie del corpo di ballo guidato da Beyoncé in ***Flawless / Feeling myself e Naughty girl, cui seguono altri due banger rap, Big pimpin e Run this town, dove Jay-Z si conferma un autentico funambolo delle rime.

In Mi gente Beyoncé rende omaggio al reggaeton (una delle peggiori vendette ordite dall’America Latina per vendicarsi di secoli di colonialismo europeo), mentre Jay-Z regala una scarica di adrenalina nella rumorosa 99 problems, eccellente produzione dell’irsuto Rick Rubin, ed emoziona nella magnifica Song cry, accompagnata da migliaia di torce degli smartphone in un momento di grande coinvolgimento emotivo. Chi pensa che il rap sia soltanto una musica dura, sboccata  e violenta, dovrebbe assolutamente ascoltare questa torch song per ricredersi.

Un altro momento da conservare nella memoria è l’esecuzione sofferta e partecipata di Resentment, con Beyoncé che si siede vicino al pubblico e, con gli occhi lucidi, racconta i suoi tormenti amorosi agli spettatori, che gli tributano una meritatissima  standing ovation e l’assordante coro “Beyoncé, Beyoncé”.

Da Niggas in Paris in poi, il concerto è una cavalcata trionfale tra hit, fiammate, coreografie da lasciare a bocca aperta, il palco che va avanti e indietro per la platea, sovrastando gli spettatori delle prime file.

Unico momento debole è la fiacca The story of O.J di Jay-Z, brano poco coinvolgente dell’ultimo album 4:44, forse poco adatto al finale di un concerto così scoppiettante.

Il momento più travolgente  della serata è la mega hit Crazy in love, che fa ballare anche la finora compassata tribuna stampa, mentre il finale è affiato a Forever young, indimenticabile evergreen anni Ottanta degli Alphaville, trasformato in un brano urban dalla coppia d’oro della black music, il cui coro viene cantato all’unisono dai 42.000 spettatori dell’Olimpico.

Sul maxischermo scorrono i credits del concerto, come se fossimo al cinema, mentre Jay-Z e Beyoncé sorridono e ringraziano più volte il pubblico per l’affetto dimostrato, prima di guadagnare l'uscita tenendosi teneramente per mano, come una coppia di fidanzatini.

Tanti i sorrisi stampati sul volto degli spettatori all’uscita del concerto, uno dei migliori show ai quali abbiamo assistito negli ultimi anni: le corone del rap per Jay-Z e quella dell’r&b per Queen Bey, alla prova senza appello del live, sono assolutamente meritate.

La scaletta del concerto di Beyoncé e Jay-Z di Roma (8/7/2018)

"Holy Grail" (insieme)

"Part II (On the run)" (insieme)

"'03 Bonnie & Clyde" (insieme)

"Drunk in love" (solo Bey)

"Diva / Clique" (solo Bey)

"Dirt off your shoulders" (solo Jay Z)

"On to the next one" (solo Jay Z)

"Fuckwithmeyouknowigotit" (solo Jay Z)

"***Flawless / Feeling myself" (solo Bey)

"Naughty girl" (solo Bey)

"Big pimpin'" (solo Jay Z)

"Run this town" (solo Jay Z)

"Baby boy" (solo Bey)

"Mi gente (Remix) / You don't love me (No, no, no)" (solo Bey)

"Bam" (solo Jay Z)

"Hold up / Countdown" (solo Bey)

"Sorry" (solo Bey)

"99 problems" (solo Jay Z)

"Ring the alarm" (solo Bey)

"Don't hurt yourself" (solo Bey)

"I care / 4:44" (insieme)

"Song cry" (solo Jay Z)

"Resentment" (solo Bey)

"Family feud" (insieme)

"Upgrade U" (insieme)

"Niggas in Paris" (solo Jay Z)

"Beach is better" (solo Jay Z)

"Formation" (solo Bey)

"Run the World (Girls)" (solo Bey)

"Public service announcement" (solo Jay Z)

"The story of O.J." (solo Jay Z)

"Déjà vu" (insieme)

"Crazy in love" (solo Bey)

"Freedom" (solo Bey)

"U don't know" (solo Jay Z)

"Forever young" (insieme)

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