Gianni Poglio

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"Una dipendenza, come quella che danno l'alcol e le sigarette: per la stragrande maggioranza dei giovanissimi i social si sono trasformati in un'ossessione. Non era così quando ci siamo iscritti per la prima volta a Facebook. Avevamo 16 anni, postavamo qualche video musicale, condividevamo le battute o i selfie degli amici. Punto. La generazione dopo la nostra vive connessa, non stacca mai, nemmeno di notte. Fa impressione vedere ragazzini di dieci anni con l'ansia da chat o da aggiornamento del profilo".

Benji & Fede (hanno entrambi 23 anni), il più dirompente fenomeno pop italiano degli ultimi dieci anni, sono veterani del mondo social. Li incontriamo mentre provano, a pochi giorni dal debutto (il 4 marzo) al Mediolanum Forum di Milano, sold out da settimane, come tutte le tappe del loro tour. Su Facebook, sette anni fa, è iniziata la scalata che li ha portati al primo posto nelle classifiche di vendita dei dischi (con i due album, entrambi dischi di platino, 20:05 e 0+) e dei libri (Vietato smettere di sognare, Rizzoli).

Quotidianamente, ogni loro mossa è scrutata da un milione di fan su Facebook e da mezzo milione di follower, equamente divisi tra Instagram e Twitter. Per Benji & Fede è un osservatorio permanente e privilegiato sulle dinamiche del mondo teen che vive online. E che può arrivare a episodi estremi come qualche giorno fa a Napoli, dove un tredicenne ha rischiato di impiccarsi, solo per mettere in scena un falso suicidio, farsi fotografare e quindi postare lo scatto su Facebook

L'intossicazione digitale dei ragazzi nasce dalla paura di essere tagliati fuori?
Benji: Certo, il terrore è quello di sentirsi poco considerati. Ma l'aspetto più inquietante è che, per molti, qualsiasi evento della vita, se non ha una ricaduta social, è come se non fosse mai avvenuto.
Fede: Capita spesso che le fan ci chiedano di fare un video insieme. Peccato però che di quel momento, magari atteso in coda per ore, non si godano nulla. La loro unica preoccupazione è che il clip venga bene per essere poi postato. Basterebbe mettere giù per un attimo lo smartphone, guardarsi negli occhi e godersi la vita vera. Gli stessi concerti possono essere un'esperienza intensissima, se non si guardano attraverso l'occhio della telecamera del cellulare.

Perché un social come Snapchat ha surclassato Facebook tra i più giovani?
Fede: Sfugge molto più di Facebook al controllo dei genitori o degli insegnanti. È un social veloce, da "smanettoni": testi, foto e video si autodistruggono in 24 ore. Apparentemente, non rimane traccia.
Benji: Solo in apparenza, però. Basta che uno dei partecipanti alla chat faccia uno screenshot e l'immagine resta per sempre. Così, la ragazzina che si fotografa un po' svestita magari finisce in Rete.

Nella fascia d'età compresa tra i 14 e i 25 anni conoscete qualcuno che rifiuti di coltivare la propria identità virtuale?
Benji
: Da un po' sono in contatto con un gruppo di ragazzi, alcuni molto giovani, che non vogliono esistere sui social. Sono pochi, ma in costante aumento. Suonano, recitano, leggono, praticano seriamente uno sport. Hanno passioni sane e investono sulla loro creatività.

E che succede a un quattordicenne che sceglie di non stare sui social?
Fede: Rischia di essere emarginato. Non è facile stare in disparte a scuola, all'intervallo, mentre tutti ridono e scherzano per quello che vedono sullo smartphone. Ci vuole una personalità forte, forse troppo per un ragazzo al primo anno di liceo.

Tra gli effetti di una vita virtuale a tempo pieno c'è l'azzeramento quasi totale del concetto di privacy.
Benji: Sembra ormai che tutto vada condiviso. Dalla pizza del sabato sera alle emozioni più intime. Il risultato è che, senza rispetto per la propria privacy, se ne ha ancora meno per quella degli altri.

Non è difficile immaginare che voi ne sappiate qualcosa.
Fede: L'anno scorso, mentre dormivo in spiaggia, si è avvicinato un tizio che mi ha svegliato perché voleva che facessi subito una foto con sua sorella. Appena ho citato i concetti di educazione e rispetto, ha iniziato a inveire: "Guarda come te la tiri solo perché sei un po' famoso e hai qualche follower su Twitter". Surreale.

Chi sono gli Youtuber? I talenti del futuro o fuochi di paglia destinarsi a spegnersi in poche settimane?
Benji: C'è chi ha dei numeri veri e sfonda. Poi ci sono anche le meteore che, per accumulare clic e farsi ingaggiare come influencer da qualche brand potente, sono disposte a tutto. Anche a rompersi le uova in testa o a rotolare nel fango.

Se doveste riassumere la vostra storia, come la descrivereste?
Fede: Abbiamo iniziato in una soffitta senza un euro, ci siamo esibiti nei pub davanti a venti persone che cenavano senza quasi ascoltarci, abbiamo firmato un contratto discografico sbagliato che ha rischiato di stroncarci sul nascere e qualche anno fa, nonostante le aspettative, non siamo stati presi a Sanremo. Poi è iniziata la discesa che ci ha portato dritti al Forum. Tutti i biglietti venduti in un settimana. Volendo riassumere in quattro parole, direi: da zero a tutto.

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