Gianni Poglio

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La forza disarmante dei numeri è l’unica chiave di lettura per comprendere la reale portata del fenomeno Benji e Fede, due poco più che ventenni di Modena, entrati di prepotenza e senza preavviso nei cuori, negli smartphone e nella vita social di un’intera generazione di adolescenti. L’immagine simbolo, catturata a Milano lo scorso 2 aprile, è Piazza del Duomo presa d’assalto da cinquemila fanciulle della «instore generation», poco prima di un evento firmacopie per promuovere il libro Vietato smettere di sognare, un best seller da ottantamila copie (5 le ristampe finora) volato al primo posto in classifica davanti ad Anna Todd, l’autrice di After. «Abbraccio, autografo e foto. Il nostro marchio di fabbrica è creare un clima famigliare, di intimità con chi ci ha trovato in Rete. Una canzone che passa in radio puoi anche “subirla”, ma nel web serve un clic, quindi un atto volontario. Ogni nostro videoclip viaggia tra i 2 e i 4 milioni di visualizzazioni, ogni tweet genera in media 2 mila e 500 retweet. Il primo album, 20:05, è già disco di platino e ha venduto oltre 50 mila copie. Per questo, negli instore, accogliamo rispettosamente i fan in piedi. Per dire: ognuno di voi conta. Grazie per averci scelto» racconta Benji. Atei, poco inclini a parlare di politica, ostinatamente single, lontani dagli stereotipi e dall’immagine del rap e con Cesare Cremonini come artista di riferimento, Benjamin Mascolo e Federico Rossi (22 anni a testa) sono i volti di una generazione di artisti da cameretta. Quelli che si fanno largo avendo quattro mura di casa come palcoscenico e una webcam per far arrivare suoni e parole al resto del mondo.

Dietro ai fenomeni pop di massa come il vostro, di solito, c’è un manager che studia e pianifica ogni mossa.
Benji: Sorpresa! Noi non abbiamo un manager ma un meraviglioso rapporto diretto con i fan e con la casa discografica, la Warner, che pubblica i nostri dischi. Gestiamo tutto da soli, a cominciare dai nostri social. Rispondiamo a chi ci scrive e siamo trasparenti come una casa di vetro. La sincerità totale crea identificazione e fiducia. Una delle ragioni per cui piacciamo
è proprio l’accorciamento di qualsiasi distanza.
Fede: Il libro sta andando a ruba perché non è una favola romanzata: sveliamo gioie, dolori, delusioni, problemi di salute e timori. Niente fuffa: solo la verità nuda e cruda.

Come la storia di quel contratto con un produttore che ha rischiato di distruggere la vostra carriera prima che iniziasse.

Benji: Un’agonia. Ci siamo fatti abbindolare dalle parole, da una casa bellissima e da uno studio di registrazione spaziale. Abbiamo firmato un accordo triennale e blindato, ma con lui non c’erano affinità umane ed artistiche. Voleva trasformarci in qualcosa che non eravamo. Abbiamo sopportato per un po’, poi abbiamo detto basta e sono iniziate le questioni legali: raccomandate, avvocati, richieste di soldi. Per liberarci da quella gabbia abbiamo dovuto pagare. L’alternativa era non poter fare niente, nemmeno postare un video su Youtube. Siamo precipitati in una depressione cosmica.
Fede: Dopo 8 mesi di contrattazione, abbiamo trovato faticosamente un accordo. Le nostre famiglie hanno messo mano al salvadanaio, mettendo a disposizione tutti i risparmi di una vita pur di vederci tornare a sorridere. Non è stato un investimento sulla nostra carriera, ma sulla nostra felicità. In pratica, hanno ricomprato la nostra libertà.

Otto mesi senza un post o un video sui social avrebbe potuto rivelarsi tombale.

Benji: Si era spento tutto. Il silenzio, in rete, è micidiale. A un certo punto eravamo spariti senza poter dare nemmeno una spiegazione. Qualunque cosa avessimo detto avrebbe avuto un’implicazione legale. Quindi, silenzio assoluto fino al giorno in cui abbiamo riconquistato la libertà di parola.
Liberi sì, ma ancora a metà della salita. L’esclusione da Sanremo Giovani nel 2014 è stata un altro duro colpo.
Fede: Avevamo scritto una canzone carina, allegra, in sintonia con quello che siamo noi. Il provino a Sanremo davanti alla giuria era andato bene. Eppure non siamo stati selezionati. L’abbiamo presa male, come una porta in faccia. Ma non ci siamo scoraggiati. A maggio 2015 non eravamo ancora nessuno, poi è iniziata la discesa che ci ha portato nelle scorse settimane fino a Miami dove abbiamo rappresentato l’Italia ai Billboard Latin Music Awards.

Affidarsi a Youtube per ottenere visibilità significa anche esporsi al giudizio senza filtro di chiunque. E, di solito, insieme ai commenti benevoli, arrivano anche gli insulti
e gli sfottò senza troppi riguardi.

Fede: Abbiamo scelto la rete consapevoli dei rischi. La nostra intuizione è stata non prendere in considerazione l’ipotesi talent show. Andare in tv e partecipare a una competizione senza esperienza era troppo rischioso. Certo, all’inizio, in rete, per uno che dice di apprezzarti ce ne sono dieci che sarebbero pronti a scommettere sul tuo flop. Uno dei commenti standard agli esordi era: ma dove vogliono andare questi due? Al massimo riempiranno qualche discoteca in provincia di Modena. Beh, si sbagliavano: non è andata proprio così...

Nel libro e in molte interviste vi descrivete come due instancabili lavoratori.

Benji: Il lavoro è la cosa più importante. Bisogna fare fatica per ottenere risultati. Il talento non è sufficiente. Anzi, se ne hai troppo, rischi di volare alto e di non lavorare abbastanza.
La dedizione assoluta è l’arma grazie a cui si riesce ad acciuffare l’occasione quando passa il treno giusto. Nei rari momenti in cui non mi occupo di musica, lavoro per la mia linea
di abbigliamento online. Si chiama The Penguin Industry. Il relax? Magari nella prossima vita. Adesso è il momento di dare tutto, di crederci davvero fino in fondo.             

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