I beatles in America, storia e storie in un libro

Cinquant'anni dopo, gli Stati Uniti visti dai Fab Four

Spencer Leigh, "Beatles in America. Lo scenario e la Storia, cinquant'anni dopo", Arcana editrice – Credits: ufficio stampa

Micol De Pas

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Il 7 febbraio scorso si sono celebrati i cinquant'anni dal primo sbarco dei Beatles in America. Che fu, stando alle cronache, un vero e proprio sbarco: 74 milioni di telespettatori rimasero inchiodati alle tv per seguire il concerto dei Fab Four e sancire il successo della band inglese anche oltre Oceano. Ma soprattutto furono i tour americani ad avere il sapore dello sbarco per le dimesioni logistiche richieste a trasportare i quattro, i gruppi d'appoggio, la crew e la security nelle città che li avrebbero ospitati per le loro serate: il promoter Norman Weiss paragonò il tutto allo Sbarco in Normandia...

Ma loro, nel 1964, già strafamosi in tutta Europa, erano ancora dei ragazzi piuttosto immaturi. Così almeno si legge nel libro Beatles in America. Lo scenario e la storia cinquant'anni dopo, appena uscito per Arcana editrice, in cui l'autore, Spencer Leigh, dimostra la sua visione con questo piccolo aneddoto: «Quando seppero che I Want To Hold Your Hand aveva raggiunto la vetta delle classifiche americane si trovavano in un hotel parigino e la loro prima reazione fu una lotta con i cuscini».

Il volume è uno scrigno prezioso per gli appassionati perché è ricchissimo di storie e dettagli sull'esperienza statunitense, foto, riproduzioni di ritagli di giornali, locandine e biglietti per i concerti inclusi. Come il candido commento di Paul Mc Cartney, intervistato alla radio da Larry Kane, proprio in quell'anno:

Larry Kane: «Quali sono le tue impressioni sull’America?».

Paul Mc Cartney: «Sapevamo che fosse grande, ma percorrere queste distanze assurde… be’, è incredibilmente grande… Non ero mai stato colpito dagli americani fino a quando siamo arrivati qui, e ora trovo che siano eccezionali!».

Ecco un breve estratto dal libro di Leigh, a proposito del primo tour nordamericano.

19 agosto – 20 settembre 1964

Gli Exciters (gruppo d'appoggio, ndr) si erano portati un giradischi per gli spostamenti in aereo, avvicinando in questo modo i Beatles a B.B. King, James Brown e Little Anthony and the Imperials. In tour con gli Exciters c’era anche la madre di Brenda Reid, la cantante del gruppo: le sue specialità della cucina “soul food” furono molto apprezzate dai Beatles, che la chiamavano “mama”.

Temendo dei danni, diversi hotel non permisero ai Beatles di pernottare nelle loro strutture. Quelli che accettarono la prenotazione, sapendo dei fan spericolati pronti a scavalcare muri o a fare qualsiasi cosa pur di raggiungere i loro idoli, si assicurarono contro ogni tipo d’incidente.

L’American Federation of Musicians (AFM) si dimostrò molto protettiva nei confronti dei diritti dei propri membri (...) Herman Kenin, il presidente della AFM, pensò che, per la prima uscita nel febbraio 1964, per i Beatles si fosse agito con troppa leggerezza.(...) Per lui, i Beatles avrebbero dovuto esibirsi come gruppo vocale, con il supporto di musicisti americani. Sarebbe stato interessante! Kenin aggiunse poi, ancora con più presunzione: «Per noi i Beatles non sono speciali. A Yonkers o nel Tennessee ci sono ragazzi che sanno fare le stesse cose».

Il problema fu risolto, e i Beatles riuscirono a suonare, ma l’FBI non dimenticò la posizione dell’AFM. (...)

Arene Rock

Si è parlato poco della disinvoltura mostrata dai Beatles nel passare dai concerti nei club alle grandi arene sportive. Nel Merseyside avevano suonato qualche volta di fronte a 3.500 fan alla Tower Ballroom di New Brighton e la più grande esibizione in patria si era tenuta davanti a diecimila persone per i “Pollwinners Concerts” del «New Musical Express». La norma era tra i settemila e i 14mila spettatori. Nel tour americano del 1964 la cifra aumentò a 20mila.

In mezz’ora i Beatles eseguivano dodici canzoni, in alcuni casi accelerando l’esecuzione o tagliando dei versi ai brani. Per tutto ciò, guadagnavano l’enorme somma di 30mila dollari al giorno, ma come vedremo… si trattava di un lavoro pericoloso. Epstein non voleva assolutamente che i fan del gruppo fossero spennati, per cui il prezzo dei biglietti venne tenuto relativamente basso. Eppure, gli amanti della band furono “fregati” in un altro modo, perché il controllo di qualità del suono era scadente. Per i Beatles era una rarità fare delle prove o tentare un soundcheck.

Per quanto Please Please Me e Love Me Do fossero dei successi da Top 10 nel 1964, dal vivo non furono eseguite. Con rare eccezioni, la scaletta era composta dai singoli più importanti: She Loves You, I Want To Hold Your Hand, Can’t Buy Me Love, A Hard Day’s Night e due nuovi brani: You Can’t Do That e Things We Said Today.

Qui sotto, I Want To Hold Your Hand live in Washington nel 1964

 

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Spencer Leigh, "Beatles in America. Lo scenario e la storia, cinquant'anni dopo", Arcana.

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