Azealia Banks per lanciarsi insulta i gay su twitter

Un cinguettio che pare un autogol, per la prossima stella del rap americano, e invece forse è solo un'astuta mossa di marketing

Gianni Poglio

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Non è semplice gestire l’attesa della fama annunciata. Specie quando i media che contano hanno sancito che sei tu la prossima stella del rap americano. Ne sa qualcosa Azealia Banks, da Harlem, già sulle copertine di molti magazine d’intrattenimento senza avere ancora venduto una copia dell’attesissimo album d’esordio (Broke with expensive taste, in uscita a metà febbraio). "Mi scuso, a volte uso un linguaggio troppo crudo e offensivo" ripete come un mantra, conscia del fatto che il suo problema si chiama Twitter, l’unico macigno che, almeno in apparenza, si frappone tra lei e una vita da celebrità. Ma forse non è così, forse Azealia è solo un’astuta donna di marketing.

"Sei soltanto un succhiac..., un misero faggot. E per faggot non intendo un gay, ma un uomo che sculetta e si comporta come una femminuccia": destinatario dei "raffinati" cinguettii firmati Azealia era Perez Hilton, il gossip blogger più famoso d’America, gay dichiarato da tempo, colpevole di averla accusata, sempre via Twitter, di presenzialismo asfissiante sui social network. Un apparente autogol che ha scatenato contro Banks l’influentissima Glaad (Gay & lesbian alliance against defamation). In sua difesa, Gawker.com , il sito gossipparo più influente di Manhattan: "Quando la progressista Madonna usa la parola faggot, nessuno si scandalizza".

In mezzo alla contesa Banks ha scelto furbescamente di rimanere defilata: "Scrivetemi via email, chiarirò tutto, mi spiegherò meglio". Un improvviso desiderio di basso profilo? No: nell’ultima settimana le vendite dei suoi due singoli sono aumentate del 20 per cento. Basta poco, a volte meno di 140 caratteri.

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