Gabriele Antonucci

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Si è spenta oggi, a 76 anni, Aretha Franklin, una delle più belle voci femminili del Novecento, dopo aver lottato contro un tumore al pancreas.

La notizia è stata data dall’Associated Press, che ha citato la storica portavoce della cantante, Gwendolyn Quinn.

"In uno dei momenti più bui delle nostre vite, non troviamo le parole per esprimere il nostro dolore" - recita il comunicato della famiglia Franklin-  "Abbiamo perso la matriarca e il pilastro della nostra famiglia. L'amore che aveva per i suoi figli, i suoi nipoti, pronipoti e cugini era senza limiti. Siamo colpiti nel profondo dall'ondata di amore e supporto ricevuta da amici, sostenitori e fan di tutto il mondo. Grazie per la vostra comprensione e per le vostre preghiere. Abbiamo sentito il vostro amore per Aretha, e ci dà conforto sapere che la sua eredità continuerà a vivere. Nel nostro dolore, vi chiediamo di rispettare la nostra privacy in questo difficile momento”.

La notizia del peggioramento delle sue condizioni di salute era stata data qualche giorno fa dalle testate “Showbiz 411” e dal “Detroit News”, e poi ripreso dai media di tutto il mondo.

Nelle ultime ore anche Stevie Wonder e il ministro battista Jesse Jackson erano andati a trovarla nella sua casa di Detroit, dove era circondata dall'affetto dei suoi cari e sottoposta a cure a domicilio.

L’artista, nata il 25 marzo del 1942 a Memphis, aveva autorizzato un concerto per i suoi 60 anni di carriera, “Clive Davis Presents: A Tribute to Aretha Franklin”,  che si doveva tenere al Madison Square Garden di New York il prossimo 14 novembre, organizzato da Clive Davis, il direttore artistico di Sony Music, che aveva rilanciato la sua carriera all’inizio degli anni Ottanta.

Nel 2010 alla leggendaria cantante era stato diagnosticato un cancro al pancreas, poi superato, mentre l’ultima performance pubblica risale allo scorso novembre a New York (dove appariva visibilmente dimagrita) al gala della fondazione di Elton John per la lotta all'Aids.

Il suo ultimo concerto si è tenuto a giugno del 2017 quando, tra l'emozione generale, salutò il pubblico dicendo "per favore tenetemi presente nelle vostre preghiere".

Un simbolo di longevità artistica e di emancipazione femminile

La cantante, incontrastata Regina del Soul, ha attraversato da protagonista non solo la musica, ma anche la storia e il costume dell’America nera, diventando un simbolo di longevità artistica e di emancipazione femminile.

Figlia del noto predicatore C.L.Franklin, amico e collaboratore di Martin Luther King, Aretha ha rivelato fin da bambina un talento fuori dal comune, assai superiore a quello delle pur dotate sorelle Erma e Carolyn.

La sua storia si è intrecciata con quella dei più importanti cantanti soul e r&b americani, da Sam Cooke a Ray Charles, da Curtis Mayfield a Stevie Wonder, da Whitney Houston a Lauryn Hill.

Aretha è stata la prima donna a far parte della Rock and Roll Hall Of Fame, la seconda per numero di Grammy Award e prima nella classifica dei "100 migliori cantanti di tutti i tempi" di Rolling Stone nel 2009, superando Elvis Presley, John Lennon e Bob Dylan.

Le sue straordinarie doti vocali, unite alle qualità di pianista e di compositrice, le hanno permesso di passare dal gospel al jazz, dal blues all’r&b, fino al pop più raffinato.

Il segreto del suo modo di cantare

I momenti più dolorosi della sua vita hanno prodotto le sue canzoni più emozionanti: basti pensare a I Never Love A Man(The Way I love You), Think, Chain of fools e Angel. 

Quello che da allora ha letteralmente stregato tutti non è tanto la sua tecnica di cantare sopra un'ottava, quanto le sue "esplosioni" interpretative.

Le sue non sono mai interpretazioni studiate a tavolino, ma nascono dal desiderio di dar voce alla sua anima.

Quegli acuti improvvisi nei momenti apparentemente meno opportuni di un brano, così come i toni bassi, sono solo i momenti in cui Aretha dimostrava di non essere una semplice cantante, ma prima di tutto un'umana creatura che soffriva e gioiva attraverso le parole del suo canto. Una sorta di immedesimazione spontanea.

Grazie alla sua vasta produzione musicale è riuscita inoltre ad aggiudicarsi 18 Grammy, di cui otto consecutivi (fra il 1968 e il 1975), tanto che il premio in quel periodo veniva direttamente chiamato "The Aretha Award".

Nonostante sia classificata come un soprano, possedendo una voce di petto molto acuta e un’estensione di tre ottave in piena voce, Aretha Franklin è in grado di raggiungere toni vocali più bassi.

Negli ultimi anni Aretha ha cantato nelle cerimonie di insediamento dei presidenti Bill Clinton e Barack Obama, che recentemente si è commosso per la sua interpretazione di (You Make Me Feel Like) A Natural Woman, cantata in onore di Carole King.  

Vediamo quali sono i suoi 5 album fondamentali, quelli che non dovrebbero mancare nella collezione di un appassionato di "musica dell'anima" che fa bene all'anima.


1) Amazing Grace (1972)

All'inizio degli anni Settanta, dopo che l'ondata del soul stava scemando, il produttore Jerry Wexler propose ad Aretha di incidere in chiesa un album dedicato al gospel. La cantante aveva paura che un’operazione del genere potesse disorientare i suoi fan, ma alla fine l’amore per la musica con la quale era cresciuta prevalse sulle strategie discografiche. Aretha, che aveva sempre sofferto le critiche di chi l'accusava di aver abbandonato la chiesa per abbracciare la musica secolare, era intenzionata a riaffermare le sue radici musicali con un disco gospel. Non doveva essere soltanto un album registrato in chiesa, ma un vero e proprio servizio pastorale, come quelli che registrava insieme al padre negli anni Cinquanta, in cui si alternavano musica e predicazione. Amazing Grace fu il suo primo lavoro nel ruolo di coproduttore insieme a Wexler e Arif Mardin. Furono scelti la New Temple Baptist Missionary Church di Los Angeles e il Reverendo James Cleveland come direttore del coro. Cleveland, noto per le sue capacità di armonizzare i cori in maniera sorprendente, fu entusiasta di partecipare al progetto, che considerava una grande opportunità per diffondere il gospel presso un pubblico più ampio. Wexler commissionò al regista Sidney Pollack di filmare le due serate, il 13 e il 14 gennaio 1972. Mentre il producer  si occupava del film e dei vip che avrebbero assistito all’evento, Aretha e Cleveland erano impegnati nella scelta dei brani e degli arrangiamenti. Clara Ward, ospite della seconda serata, era il modello di Aretha per stile, classe e gusto musicale. Per questo Ree scelse di interpretare le sue Old Landmark e How I Got Over, oltre ai gospel tradizionali con i quali era cresciuta come Never Grow Old. La particolarità di Amazing Grace, che spiega solo parzialmente il suo enorme successo, fu quella di aver trasformato il gospel in pop e il pop in gospel. Aretha propose di inserire Wholy Holy di Marvin Gaye, estratto dal suo capolavoro What’s Going On. Cleveland fu entusiasta dell’idea non solo per la bellezza della canzone, ma anche perché Marvin era figlio di un pastore e proveniva anche lui dal gospel. Ancora più azzardata, ma felicissima, fu l’intuizione di combinare Precious Lord, Take My Hand di Thomas Dorsey con You’ve Got A Friend di Carole King, che aveva già scritto per Aretha la hit (You Make Me Feel Like) A Natural Woman. Furono cambiate alcune parole del testo, per sottolineare come l’amico a cui si riferiva il titolo fosse in realtà Gesù. Cleveland suggerì di inserire anche la canzone You’ll Never Walk Alone di Rodgers/Hammerstein dal musical di Broadway Carousel (in seguito divenuto l'inno del Liverpool) e My Sweet Lord di George Harrison. Nelle due serate Aretha era completamente ispirata e sembrava quasi guidata da una forza superiore. Non si limitò a cantare, ma indossò anche i panni della predicatrice, davanti agli occhi commossi del padre. Era raggiante e totalmente padrona della sua musica. La presenza del reverendo Cleveland, che conosceva da anni, la faceva sentire protetta. Due dei momenti più indimenticabili di Amazing Grace furono il duetto con Cleveland in Precious Memories e l’interpretazione di Mary, Don’t You Weep, che trasmise agli spettatori l’impressione di avere davanti agli occhi Gesù mentre chiamava Lazzaro. Amazing Grace non è stata solo la migliore performance di Aretha, ma anche un disco epocale per le gente di colore, in un momento di grande confusione e di incertezza politica. L’album superò i due milioni di copie ed è ancora oggi il disco gospel più venduto di tutti i tempi. 

 

2) Lady Soul (1968)

Lady Soul, registrato nel 1967 e pubblicato all’inizio del 1968, è stato uno degli album di maggior successo della sua carriera, trascinato dalle hit Chain Of Fools, (You Make Me Feel Like) A Natural Woman, Since You’ve Been Gone e Ain’t No Way, quest’ultima scritta dalla sorella Carolyn. Le canzoni avevano una profondità maggiore del solito, dovuta anche alla perdita di un carissimo amico come Otis Redding. In Since You’ve Been Gone e Good  To Me As I Am To You Aretha confermò ancora una volta  il suo talento di compositrice, troppo spesso sottovalutato rispetto a quello di interprete. I due capolavori di Lady Soul erano Chain Of Fools e (You Make Me Feel Like) A Natural Woman. Quest’ultima era stata composta da Carole King e Gerry Goffin, che l’avevano concepita come una canzone romantica, mentre Aretha la trasformò in un brano da chiesa, una vera preghiera a Dio, più che all’uomo amato. L’introduzione al pianoforte fu affidata a Spooner Oldham in modo che Ree potesse concentrarsi sull’interpretazione vocale. L’orchestra era diretta da Ralph Burns, uno dei più importanti arrangiatori di quel periodo, al fianco di Ray Charles nel suo inno Georgia On My Mind.  L’arrangiamento di Chain Of Fools, basato sulle armonie vocali di Erma, Carolyn e delle Sweet Inspirations, è frutto della genialità di Aretha, mentre l’inconfondibile introduzione di chitarra è merito di Joe South. Il testo, scritto da Don Covay, era perfetto per descrivere la relazione dell’artista con un uomo violento come Ted White. Eric Clapton, che si trovava negli studi dell’Atlantic per registrare Disraeli Gears con i Cream, impreziosì con un assolo di chitarra il brano Good To Me As I Am Too You, in cui Aretha lanciava un messaggio chiaro a Ted: trattami bene o vattene per sempre. Clapton, che condivideva il suo stesso tecnico del suono, Tom Dowl, apparve intimorito di fronte a lei. Grazie a Lady Soul, Aretha diventò l’artista più amata degli Stati Uniti, senza mai trascurare il suo impegno nella lotta per i diritti civili.

 

3) Sparkle (1976)

Dopo l'insuccesso degli ultimi quttro album, era necessaria una svolta  radicale: l’interruzione del rapporto con Jerry Wexler. Aretha era in cerca di un autore in grado di farla tornare nei piani alti delle classifiche. L’uomo giusto era Curtis Mayfield, amico da anni della famiglia Franklin, apprezzato da tutti non solo per le doti vocali, ma anche per essere uno straordinario compositore fin dai tempi degli Impressions e poi nella sua carriera solista. Superfly, colonna sonora dell’omonimo film, era stato il suo capolavoro. Un giorno Curtis e Carolyn si incontrarono casualmente a Chicago. Lui le raccontò che stava lavorando a un film, Sparkle, la storia di tre sorelle cresciute in chiesa e poi passate all’r&b. Le due attrici, Irene Cara e Lonette Mckee, erano perfette per la pellicola, ma per la colonna sonora Mayfield voleva affidarsi a una cantante r&b più esperta, così le chiese se era interessata. Carolyn rispose di sì, impaziente di prendere parte a un progetto che, oltre a grandi canzoni, aveva una storia in cui si poteva immedesimare. La situazione si complicò quando Ertegun consigliò a Ruth Bowen di contattare Mayfield, senza sapere che lui aveva già parlato con Carolyn. Aretha era entusiasta all’idea di lavorare con Curtis, ma l’autore di Superfly spiegò a Cecil che aveva già promesso quelle canzoni alla sorella. Come gesto d'amicizia le mandò comunque i demo. Una volta venuto a conoscenza che Aretha era intenzionata a interpretare a tutti i costi quelle canzoni, la parola data a Carolyn perse il suo valore. Il voltafaccia di Mayfield causò un feroce litigio tra le due sorelle. Carolyn  non voleva cedere quelle canzoni ad Aretha perché erano state promesse prima a lei, che aveva più bisogno di successi rispetto alla sorella. Quando Aretha voleva qualcosa, però, la otteneva sempre. La spinosa questione fu affidata al reverendo Franklin che, com’era facilmente prevedibile, si schierò dalla parte di Aretha. Carolyn ebbe bisogno di molto tempo per superare questa situazione: le era stata negata dal padre la sua grande possibilità per affermarsi come solista. Sparkle era migliore di qualsiasi altro album inciso precedentemente da Aretha, la summa della sua carriera, dove si ritrovava la giovane cantante jazz  della Columbia, la perfezione dei suoi primi dischi con la Atlantic e il fuoco sacro di Amazing Grace. Sparkle era un concept album all'insegna dei sentimenti positivi, pensato per essere ascoltato dall’inizio alla fine. Un disco funk dolce e sensuale, con elaborate orchestrazioni che ricordavano quelle di Shaft, il capolavoro di Isaac Hayes. Il tema centrale di Sparkle non era l’amore per Ken Cunningham, ma quello per la vita e per le stesse canzoni. Dopo essersi smarrita negli ultimi due anni, Aretha aveva ritrovato la giusta via grazie a Curtis: il loro fu l’incontro perfetto tra due spiriti affini. Mayfield era colto e gentile, ma con una forte personalità. Something He Can Feel conquistò la prima posizione nella classifica r&b, dove rimase per diciannove settimane. Hooked On Your Love e Look Into Your Heart  sono considerate due delle sue migliori interpretazioni di sempre.

 

4) I Never Love A Man (The Way I love You) (1967)

Il marito/manager Ted White fece ascoltare al discografico Wexler due demo: I Never Love A Man(The Way I love You), scritta da Ronnie Shannon, e Dr.Feelgood(Love Is A Serious Business), composta da Aretha, una canzone eccezionale, musicalmente nel solco della tradizione, ma con una forte componente erotica. Wexler suggerì di incidere anche due cover, Drown In My Own Tears, portata al successo da Ray Charles, e A Change Is Gonna Come di Sam Cooke, due canzoni che Ree amava particolarmente. Lei propose un'altra cover che stava interpretando dal vivo, Respect  di Otis Redding, arrangiata in modo completamente diverso dall’originale. Aretha era da anni in cerca del rispetto del pubblico, ma con Respect ottenne molto più di quanto avrebbe mai potuto immaginare. Nel gennaio del 1967 Aretha, insieme alle sorelle Carolyn ed Erma che erano diventate le sue coriste, arrivò nei Fame Studios di Muscle Shoals. A venticinque anni poteva essere considerata già una veterana, con nove album incisi per la Columbia. Nel giro di poche ore, in uno studio in cui non aveva mai registrato prima d’ora, Aretha trovò un’incredibile sintonia con i musicisti messi a diposizione da Jerry Wexler, tutti rigorosamente bianchi: Chips Moman e Jimmy Johnson alle chitarre, Roger Hawkins alla batteria, Tommy Cogbill al basso e Spooner Oldham al piano elettrico. Ragazzi di campagna, cresciuti negli anni Cinquanta e Sessanta in Alabama,  allora lo stato americano con i maggiori problemi di razzismo. Aretha, timida e riservata, disse poche parole, ma quando si sedette al piano iniziò la magia. Quelli che erano soltanto degli accordi si trasformarono dal vivo, grazie al supporto della sessione ritmica, nel capolavoro I Never Loved A Man(The Way I Love You). Dal testo era evidente che l’uomo bugiardo e traditore a cui si riferiva era suo marito Ted White. Una canzone straordinaria, che lanciò  definitivamente la carriera di Aretha, grazie anche al lato B del 45 giri, dove si trovava Do Right Woman, Do Right Man. Oltre al pianoforte, Aretha suonò anche l’organo, che fu sovrainciso in studio. Il disco arrivò immediatamente in cima alla classifica r&b e poco dopo nella top ten del pop, superando, per la prima volta nella carriera di Aretha, il milione di copie vendute. L’Atlantic era riuscita a ottenere in due settimane il risultato che alla Columbia era sfuggito per cinque anni. All'improvviso, dopo anni di frustrazioni, tutti volevano vedere dal vivo Aretha, sia in America che in Europa. Dr.Feelgood(Love Is A Serious Business) era uno straordinario blues nella classica struttura delle dodici battute, con un testo all'altezza della musica, cantato da Aretha con la stessa autorità di Bessie Smith. L'apice del primo album era Respect, canzone più sincopata e ricca di groove rispetto all'originale di Otis Redding. Nell'interpretazione di Aretha e grazie ai prodigiosi cori di Carolyn ed Erma, la canzone acquistò inediti significati sessuali. Mentre il testo originale di Otis era il punto di vista di un uomo che pretendeva rispetto, nella nuova versione la protagonista era una donna disinibita ed emancipata,  che non si vergognava a esprimere le sue esigenze sotto le lenzuola. Quando Wexler fece ascoltare per la prima volta la canzone a Redding, il cantante, con un sorriso stampato sul volto, disse: “Questa ragazza mi ha rubato la canzone. Non è più mia. Da adesso in poi appartiene a lei”. Respect entrò in classifica il 29 aprile del 1967. In poco tempo  raggiunse il primo posto sia nelle classifiche pop che r&b, cambiando per sempre la sua carriera. Qualche mese dopo, in apertura del suo show al Regal Theater di Chicago, Ree fu incoronata Regina del Soul dal Dj Pervis Spann durante una vera e propria cerimonia. Quella corona rimarrà sulla sua testa anche nei cinquant'anni seguenti.


5) Aretha Franklin Sings The Great Diva Classic (2014)

Per realizzare il suo ultimo disco dedicato alle dive del pop, il trentottesimo della sua feconda carriera,  fu chiamata una squadra all star di produttori di cui facevano parte, tra gli altri, Kenny “Babyface” Edmunds, Harvey Mason Jr., Terry Hunter, Eric Kupper e André 3000 degli Outkast. L’album, dopo una lunga gestazione, vide la luce il 17 ottobre del 2014 con il titolo Aretha Franklin Sings The Great Diva Classic. Accanto ai classici At Last, Teach Me Tonight, People e Midnight Train To Georgia, Aretha ha interpretato in modo personale brani recenti come Rolling In The Deep di Adele e No One di Alicia Keys, senza sfigurare con le giovani colleghe. Le canzoni più interessanti erano l'incalzante Rolling in The Deep interpolata con Ain't No Mountain High Enough di Marvin Gaye e Tammi Terrell e I will survive, inno disco di Gloria Gaynor che, nella seconda parte, si trasformava nella grintosa Survivor delle Destiny's Child. La sua voce non raggiungeva più le vette di una volta, il ricorso al melisma era a volte eccessivo, ma quando si tratta di esprimere le emozioni più profonde, Aretha non ha ancora rivali. L'album ha debuttato alla tredicesima posizione della Billboard 200 e è stato accolto bene anche in Europa, in particolare in Inghilterra, dove è risultato il suo album più venduto dai tempi di Soul '69. A quasi vent'anni dal successo di A Rose is Still a Rose, Aretha aveva dimostrato ancora una volta, dopo tre dischi poco riusciti, di essere una cantante in grado di intercettare l'interesse del pubblico del Terzo Millennio con sonorità più moderne, senza però snaturare il suo inconfondibile stile.

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