Giovanni Ferrari

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"La scuola non può essere abbandonata mentre stiamo per laurearci. Voglio laurearmi con i voti che merito, con i voti che la musica merita". Inizia a parlare così Renato Zero all'incontro con la stampa per la presentazione del suo nuovo album "Alt" (nei negozi da domani venerdì 8 aprile). Questo progetto, che comprende quattordici brani inediti, arriva a tre anni dal doppio progetto di "Amo". Renato Zero è tornato per raccontarsi. E lo fa con l'eleganza che lo ha sempre definito. 

La prima cosa che colpisce dopo l'ascolto di "Alt" è l'attenzione di Renato Zero per alcuni temi sociali in particolare. Dalla critica ad una parte del mondo politico alle polemiche sulla televisione, dal tema del sindacalismo a quello della religione.


Renato sente il bisogno di dire la sua e inizia con un appello a chi ama la musica: "Salvatela, cercate di dialogare con internet, con tutti questi arcipelaghi che stanno disperdendo le nostre forze, la nostra semina. Fare un disco non è come ascoltarlo". Il riferimento è (anche) ad alcuni "sorcini sprovveduti" che ieri hanno pubblicato il disco in modo illegale sul Web: "Forse non conoscono bene il mio percorso. Dico loro una cosa: non venite più ai miei concerti e non acquistate più i miei dischi", ha affermato. 

Come ha testimoniato Zero, fare un disco oggi è davvero un viaggio interessante, al cui centro c'è la sofferenza, "amica eccezionale": "Anche se le imputiamo a tutti i costi la negatività, è anche madre della crescita, della saggezza, della sopportazione, della rivoluzione".  E continua: "Questo disco vuole rivolgersi a quelli che non vogliono stare in panchina, rassegnati al tempo e all'Isis. Abbiamo tante cose a cui dedicare il nostro tempo".

In "Alt" ("È un gesto di rispetto soprattutto verso noi stessi"), quattordici tracce inedite. Chiedi è stato il singolo che ha anticipato il disco e che ha fatto capire la potenza dei contenuti dell'intero progetto. Tra gli altri brani, Il cielo è degli angeli vuole raccontare "di due persone che dopo essersi separate tentano di ristabilire un contatto amichevole. Ho in mente alcune storie di persone che non si amano più, e non è bello, soprattutto se ci sono in mezzo dei figli". Tanti degli avvenimenti che stanno caratterizzando questi anni hanno spinto Zero ad un intervento "quasi obbligatorio": "Questa nostra Italia ha svenduto praticamente tutto. C'è una politica che non tiene più conto della spesa giornaliera. Abbiamo bisogno di accarezzarci, di restare vicini".


In Chiedi, poi, il riferimento ai sindacati e alla televisione. "Io ce l'ho con l'ostruzione: ce l'ho con chi si mette tra chi dà lavoro agli italiani e chi necessita di questo lavoro. Ce l'ho con chi rallenta questo processo". E per quanto riguarda la televisione: "Ora c'è una nuova qualifica, il tuttologo, colui che interviene su tutto. Con la televisione stiamo dando lavoro davvero a tutti! 

In un disco così attento al sociale, però, c'è spazio anche per un'ammissione profonda e intima, come quella contenuta in Gesù: "Secondo me si sente moltissimo l'assenza di Gesù. Gesù in fondo siamo noi. Mentre Dio può essere un'entità lontana, collocata in una dimensione che forse non ha tempo per te, per la tua varicella, per trovare un'occupazione a un giovane di vent'anni, Gesù, invece, è un giovane che è venuto in questo mondo per farsi massacrare". E ha continuato: "Ma ce ne sono stati tanti di Gesù nei nostri tempi. Bisogna che Gesù torni a casa, che torni qui. E questo dipende anche dalla nostra volontà. Se uno non sente questo bisogno, sono felice per lui, ma io non riesco".

Per Renato Zero non può esistere musica senza un rapporto concreto con quello che la gente comune vive tutti i giorni: "Chi non vive, non scrive. È necessario scendere a vivere tra la gente per scrivere. Gli altri miei dischi parlavano di futuro, questo parla di oggi, del sentirsi nel mondo in queste ore". Solo così la canzone può diventare "un atto d'amore, una forma atta a coinvolgere gli altri in un sentire, in un appropriarsi di un momento magico, sia esso leggero o più intellettuale".


Ma in un disco che parla così tanto del presente non può mancare un'occhiatina (veloce) al passato: "La soddisfazione di sapere che esistevano persone come David Bowie ci spingeva a fare sempre di più. Ora lo standard si è sensibilmente abbassato", ha raccontato. "C'è bisogno che il pubblico sia educato a questo tipo di musica".

L'amore resta al centro di "Alt". Che sia per la persona che ci sta a fianco o per il nostro Paese, poco importa. E così, il re dei sorcini ha voluto dire la sua anche su un tema molto discusso come quello della famiglia: "Non c'è un amore di serie A e uno di serie B. Esiste un rapporto disciplinato dal rispetto reciproco. Io ho adottato un figlio perchè non volevo restare da solo. Non volevo condizionarlo (come effettivamente non ho fatto). Ma tutto questo è un problema? Lo è solo per gli stronzi che non amano", ha criticato.

L'1 e il 2 giugno Renato Zero tornerà (dopo diciotto anni) all'Arena di Verona per due concerti speciali: "Sono felice di tornare a Verona perchè mi deve tre malleoli e vado a reclamarne il conto", ha scherzato.

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