Almamegretta: esce Controra, il disco del ritorno

La nostra intervista alla band di Raiz

Gli Almamegretta (foto Uff Stampa)

Tony Romano

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Era il 1993 quando Animamigrante, il primo album dell’innovativo gruppo partenopeo degli Almamegretta uscì, inventandosi quella micidiale mistione tra reggae, dub e dialetto napoletano. Oggi a vent’anni di distanza il gruppo guidato dalla inconfondibile voce di Raiz torna in studio per regalarci un nuovo album, arrivato dopo un periodo che aveva visto i membri della band dedicarsi a progetti solisti e collaborazioni.

La reunion funziona e gli Almamegretta con Controra, questo il titolo del disco, riescono a entusiasmarci ancora una volta senza tradire quel sound particolare fatto di contaminazioni e di energia che ha reso unico lo stile del gruppo. A febbraio li abbiamo visti dominare il palco dell’Ariston durante l’ultimo Festival di Sanremo: ‘Misurarsi con l’Olimpo Sanremese è sicuramente un’esperienza stimolante e in un certo senso rappresenta anche una legittimazione dopo tanti anni di lavoro. Dal punto di vista emozionale poi è stato incredibile, anche se noi sul quel palco siamo già saliti molte volte ma per occasioni diverse dal Festival, come ad esempio per il Premio Tenco. Durante la kermesse canora però il teatro cambia aspetto, diventa una specie di “non luogo”, un normalissimo cineteatro di provincia che in quella settimana magica si trasforma in quello spettacolo che è Sanremo. E poi Sanremo è per forza di cose un’occasione promozionale che fa gola a tutti, dove in quelle serate sai già che sarai ascoltato e visto da milioni di persone’.

Controra è stata anche l’occasione per riprendere quel discorso lasciato a metà con 4/4, album del 1999 che vedeva ora come allora la stessa formazione storica degli Alma: ‘Abbiamo passato i primi 13 anni della nostra storia sempre a stretto contatto che si sono sviluppati in 6 album di cui uno dal vivo oltre che ad un sacco di concerti. Questa vita così intima e frenetica forse stava lentamente cambiando alcune dinamiche nel gruppo. Oggi magari un’esperienza del genere sarebbe stata affrontata in maniera più matura da parte nostra, forse affidandoci anche ad un gruppo di lavoro che ci avrebbe aiutato a superare le divergenze, le differenze di veduta su un progetto. Per un cantante poi è un po’ diverso, arriva ad un certo punto il momento in cui risulta inevitabile il desiderio di realizzare un disco da solo specialmente quando ha la responsabilità di un gruppo. Concedersi un momento di pausa a volte può anche essere costruttivo e utile per riprendersi i propri spazi per poi riportarli, ampliati, nel contenitore originale arricchicchendo lo spirito e le esperienze all’interno del gruppo stesso. Gli Almamegretta anche se con lineup diverse dall’originale hanno proseguito ugualmente il loro percorso, ma è pur vero che il fatto di essere nuovamente tutti insieme da al progetto un valore aggiunto. E’ come una formula, quasi alchemica, noi stiamo sul palco e quando andiamo in studio riusciamo a ricreare quel qualcosa che è il nostro sound, non fosse altro che l’abbiamo inventato noi. Un po’ come una pasta al forno senza melanzane. La puoi fare lo stesso ma con le melanzane è più buona (ridono; ndr)’.

Almamegretta in realtà significa Anima Migrante, in cerca di qualcosa o qualcuno: ‘Forse adesso stiamo cercando la migranza in se stessa perché a noi interessa esplorare e ricercare altre cose che non conosci ancora, per arricchirci spiritualmente e incontrare persone nuove che ti rendano migliore’. L’album è composto da 11 tracce tra cui la splendida Amaromare che parla di chi scappa altrove in cerca della propria felicità e una perla che non può lasciare indifferenti, Pane vino e casa, il cui testo è stato preso dal discorso che Adriano Olivetti, fondatore dell’omonima azienda, tenne a Pozzuoli negli Anni 50 in occasione dell’inaugurazione di una fabbrica.

Mamma non lo sa

 
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