Gianni Poglio

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Sono molte le perle nella sterminata discografia di Al Jarreau morto a Los Angeles a 76 anni. Baritono naturale, Al Jarreau è l'unico cantante ad aver vinto tre Grammy Award in tre diverse categorie: jazz, pop e R&B. Indimenticabile la sua versione di Your Song, il classico di Elton John. 

Lo ricordiamo con i cinque dischi fondamentali

1) Breakin' Away, 1981

Un disco di grande successo rimasto per due anni nella Top 200 di Billboard. Tra jazz e R&b. I tre brani che hanno avuto maggior airplay sono We're in This Love Together, Breakin' Away e Teach me tonight. Ha vinto due Grammy nelle categorie Best Vocal Performance e Best Jazz vocal performance con Round, Round, Round Blue Rondo à la Turkthe.

2) Look to the Rainbow, 1977

Leggendario album live pubblicato nel 1977. Vinse un Grammy come Best Jazz Vocal album. La title track Look to the Rainbow è tratta dal musical anni Quaranta di Broadway, Finian's Rainbow. Il disco è stato registrato nel 1976 durante il tour europeo. I tre brani essenziali sono la title track, Take five e Letter perfect.

3) This Time, 1980

Il disco che segna il passaggio a un suono più marcatamente R&B. Entrò al numero 27 della classifica di Billboard. Tra i brani cult, Spain, un pezzo strumentale composto da Chick Corea, considerato uno standard del jazz moderno. Altre canzoni fondamentali sono Never Givin' Up e Gimme What You Got.

4) In London, 1985

Un altro live fondamentale registrato alla Wembley Arena di Londra nel periodo di maggior successo commerciale. Una performance storica "catturata" dal produttore Tommy LiPluma. Nella tracklist, Will Be Here For You, Teach me tonight, We're in this love together.

5) Accentuate the positive, 2004

Basato su canzoni degli Anni 40, il disco tiene insieme magistralmente jazz, blues, funky e R&B. Nel 2005 ha conquistato un Grammy nella sezione Best Jazz Vocal Album. Le esecuzioni cult sono Groovin' High di Dizzy Gillespie, Waltz for Debby, composta da Bill Evans e Ac-Cent-Tchu-Ate the Positive, scritta nel 1944 da Harold Arlen con testo di Johnny Mercer.

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