Gabriele Antonucci

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Il mondo della musica è sotto choc per l'improvvisa scomparsa di Keith Flint, frontman dei Prodigy,  che si è suicidato a 49 anni nella sua casa di Dunmow, nell’Essex (Inghilterra)

Il profilo Instagram della band britannica, gestito da Liam Howlett, ha confermato la notizia del suicidio: "La notizia è vera, non posso credere che lo sto dicendo ma nostro fratello Keith si è tolto la vita nel weekend. Sono scioccato, incazzato, confuso e con il cuore spezzato".

La polizia ha diffuso un comunicato in cui dice di aver risposto a una segnalazione per «le condizioni di salute» di Flint alle 8.10 di lunedì mattina, spiegando che al momento la morte «non è trattata come sospetta».

Sul profilo Twitter il gruppo ha lasciato un messaggio di cordoglio: "È con profondo shock e tristezza che confermiamo la morte del nostro fratello e migliore amico Keith Flint. Un vero pioniere, un innovatore e una leggenda. Ci mancherà per sempre. Vi ringraziamo per il rispetto della privacy di tutti gli interessati in questo momento".

Il gruppo inglese ha lasciato un’impronta indelebile nella musica degli anni Novanta, trovando una sorprendente sintesi tra punk ed elettronica, due generi solo apparentemente agli antipodi, che ha dato vita al cosiddetto big beat.

I Prodigy hanno sdoganato e reso commercialmente appetibile la musica dei rave, quegli enormi capannoni dove si ritrovano illegalmente a ballare migliaia di giovani, fino a portarla ai piani alti delle classifiche internazionali senza perdere un briciolo della sua potenza di fuoco.

Il frontman Keith Flint, con la sua cresta bionda asimmetrica, lo sguardo spiritato, il trucco pesante, tatuaggi e piercing su tutto il corpo, ha incarnato perfettamente l’immagine inquietante e trasgressiva dei Prodigy.

Mentre Filnt e il rapper Maxim rappresentavano il corpo, la testa del trio, artefice delle sinistre alchimie elettroniche, è il dj Liam Howleet, dispensatore di beat implacabili.

Se oggi i gruppi si formano spesso a tavolino per mano di scaltri produttori o sotto le luci dei talent show televisivi, i tre artisti si sono conosciuti proprio durante un rave.

Nonostante le atmosfere lisergiche della serata, si è fatta strada l’idea di formare un gruppo di dj, musicisti e ballerini per animare questo tipo di feste.

Il nome della band deriva da un sintetizzatore della famiglia Moog, chiamato per l'appunto Prodigy, che Howlett utilizzava per comporre i suoi brani.

Nel 1991, in piena epoca acid house, viene pubblicato l’album di esordio What evil lurks, trascinato dall’accattivante singolo Charly, un travolgente drum & bass in cui viene campionato un annuncio del servizio di informazione pubblica inglese per bambini.

Il disco successivo The Prodigy experience sottolinea ancora più le influenze giamaicane della loro musica, con un uso massiccio di basi drum & bass, ottenute da campionamenti reggae velocizzati, e dall’uso della voce di Lee «Scratch» Perry, storico produttore di Bob Marley.

Nel terzo lp Music for the Jilted generation, da cui viene estratto il trascinante singolo No good (Start the dance), si intravedono i segni di una nuova direzione musicale, più aperta al rock.

Il 1996 è l’anno della consacrazione mondiale con The fat of the Land, anticipato dal successo di Firestarter, brano al centro di numerose polemiche per l’esplicito riferimento alla piromania.

Stesso destino tocca al secondo singolo Smack my bitch up, il cui video fu censurato in Inghilterra perché istigava alla violenza verso le donne, accusa respinta con decisione dai Prodigy. E’ il momento di massima popolarità dei Prodigy, che sono al primo posto in classifica in 22 paesi.

Seguono, poi, alcuni anni di lontananza dalle scene, e due album, Always outnumbered, never outgunned del 2004 e Invaders must die del 2009, non particolarmente ispirati. 

Nel 2017 il grande ritorno con un album prodotto con Skrillex e nello stesso anno le loro vendite discografiche totali hanno raggiunto i 23 milioni di copie.

Dopo essere stati headliner in festival come Lollapalooza, Air + Style, Download Festival e Pinkpop, i Prodigy si sono esibiti la scorsa estate sul palco dell’Home Festival di Treviso.

Nessuno poteva immaginare che quella sarebbe stata la loro ultima esibizione in Italia. 

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