Ace Frehley: il ritorno dello "Space Invader" del rock

La recensione nuovo album "old school" dello storico ex chitarrista dei Kiss

Ace Frehley – Credits: Getty Images

Gianni Poglio

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Ci sono antiche e buone vibrazioni nel nuovo album di uno dei chitarristi più influenti dell'heavy rock targato Anni 70. Il Frehley sound è un marchio di fabbrica brevettato, l'ingrediente che ha reso unici nel loro genere i primi Kiss, quel fondamentale tocco di genio e follia che ha dato corpo e solidità alle intuizioni pop di Paul Stanley e Gene Simmons. 

Quarant'anni dopo dopo l'anima rock di Frehley è sempre la stessa. Ace scrive classici pezzi "meat and potatoes" con il piglio del rock and roll vecchia maniera. Space Invader è chiaramente un disco old school, ma non è un inutile omaggio al passato. L'iniziale title track riconnette Ace al suo leggendario (per i Kiss fan) album solista del 1978 (provate  a riascoltare Ozone o Snowblind). Lui stesso ha dichiarato di recente di aver riascoltato più volte quel disco durante l'incisione del nuovo lavoro. Gimme a feelin', il singolo, ha energia e inclinazione quasi southern rock. 

I wanna hold you cambia tono e, come suggerisce correttamente Blabbermouth.net, si riconnette al alle atmossfere della swinging London e del Mod rock degli anni Sessanta. Dal punto di vista del songwriting, Inside the Vortex è una delle vette dell'album con un ispirato intermezzo strumentale.

Past the milky way è evidentemente autobiografica quando parla di un passato turbulento e di un presente senza dipendenze. Come sempre Ace si regala una cover d'autore. In questo caso, The Joker della Steve Miller Band riproposta senza spingere più di tanto sull'innovazione. A chiudere, come sempre, un pezzo strumentale, Starship. Sette minuti per ribadire che le dita scorrono ancora fluide sul manico della chitarra. Ace is back!

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