Musica

4 marzo 1994: venticinque anni fa la tragica notte di Kurt Cobain a Roma

Quando il leader dei Nirvana venne ricoverato d'urgenza per un'overdose di farmaci e alcol. Un mese dopo il suicidio a Seattle

Kurt Cobain

Gianni Poglio

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Per terra, stravolto, con il sangue che colava dal naso. Così Courtney Love trovò Kurt Cobain nella notte tra il 3 e il 4 marzo del 1994. Il leader dei Nirvana era riverso a terra nella suite dell'Hotel Excelsior dove la coppia alloggiava nei giorni delle loro vacanze romane. O almeno di quelle che avebbero dovute essere delle vacanze... Con Kurt e Courtney c'era anche la piccola Frances Bean, nata nell'agosto del 1992.

Il male di vivere, una relazione di coppia provata da liti e incomprensioni continue, l'incapacità di reggere e gestire la fama, l'eroina come via di fuga dalle pressioni dei media e del music business. Questa era la condizione di Cobain nelle settimane che hanno preceduto il suicidio. 

A Roma un mix micidiale tra champagne e pastiglie di Roipnol ebbe un effetto devastante su Cobain che venne ricoverato in coma al Policlinico Umberto I dove venne salvato per poi essere trasferito all'America Hospital. 

Parve subito chiaro che si trattava di un tentativo di sucidio. Pochi giorni prima i Nirvana avevano concluso il loro tour con uno show al Terminal 1 di Monaco in Germania, l'ultimo concerto di Kurt Cobain. Che, con i Nirvana era entrato per l'ultima volta in studio di registrazione il 30 gennaio dello stesso anno per incidere il brano You know you're right. 

Si salvò Kurt a Roma, ma la fine era purtroppo vicina, molto vicina. L'8 aprile aprile 1994 il corpo di Cobain venne trovato da Gary Smith, un elettricista, nella serra della sua casa di Seattle. Si era sparato con un fucile a pompa. Nelle parole della lettera d'addio, rivolta a un amico immaginario della sua infanzia, Boddah, citò  un brano di Neil Young. Hey hey, my my (into the black): It's better to burn out than to fade away: è meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente.

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