La mia Storia, la tua Storia: un pezzo di Vita, ostile al passato
Luca Pellegrino
La mia Storia, la tua Storia: un pezzo di Vita, ostile al passato
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La mia Storia, la tua Storia: un pezzo di Vita, ostile al passato

Reportage realizzato per raccontare, l'infanzia e l'adolescenza israeliana e palestinese degli ultimi anni, tra presente, passato e futuro

Un giovane popolo disperso e decimato, sotto l’impulso di un’ideologia radicata nella memoria antica, il sionismo. Un fenomeno che ritorna alla terra che l'ha visto nascere, strappando l’indipendenza a un ambiente fanciullesco, oggi ostile al passato. Il reportage di Luca Pellegrino, realizzato nel marzo dello scorso anno, tra Israele e Giordania, racconta e spiega senza indugi una pagina, nella quale la guerra, le lotte e l’odio fanno spazio alla vita, alla serenità e alla voglia di riabbracciare il futuro, demolendo come direbbe una poesia dal titolo السوقالكبير    (ALSùK ALCABìR) Sotto le Stelle, amore mio, sorridiamo alla vita, con il mio piano, distruggeremo la storia”.

I protagonisti hanno la stessa età, seguono le stesse passioni, ascoltano la stessa musica e si ricavano un posto al sole, conquistando giorno dopo giorno il diritto alla “normalità”, ma sono divisi non soltanto dalla Storia, ma dagli uomini, forse liberi, ma schiavi del profitto e del potere. Alcuni di questi piccoli “eroi” sono israeliani, altri palestinesi, emigrati nelle terre giordane, ma tutti sono legati da un unico destino, incrociati, come fili spinati all’alba di un nuovo giorno di primavera, a pochi passi dalla cupola della roccia, rivestita d’oro, alle porte della città di Gerusalemme.

Due giovani ragazze attendono le compagne. Una di loro si tiene nascosta nell’atrio, l’altra con un Hijab rosa, porta un libro e una borsa nera, e pone il suo sguardo al sanguinoso 1987, quando la mancanza di prospettive, sulla questione palestinese, la repressione esercitata dalla Shin Beth e la povertà sempre più crescente, diedero vita all’Intifada.

La corriera, arriva nella città di Madaba, vicino Al Jiza, in Giordania. A bordo, ci sono quattro ragazzi palestinesi emigrati: Eitan dalla felpa blu scuro e occhi da cerbiatto che mangia una Lafa; Fahmi, indifeso e affamato, dagli occhi tristi e dolci che indossa una maglia grigio scuro e assapora un pezzo di Pita; Eli, furbo e giocherellone ed infine Assaf, spirito libero incallito.

La mattinata nella città Santa, scorre, non più frenetica e agitata come quel giorno dell’assassinio di Rabin, dopo un ulteriore accordo preso nel lontano 1995, e l’Accordo di Oslo, sottoscritto due anni prima alla Casa Bianca, alla presenza del presidente Clinton. Un gruppo di ragazze si appresta ad iniziare una nuova giornata di scuola, mentre un ragazzino, il “piccolo principe”, da una ringhiera sporca e arrugginita di un aula, fissa i fedeli al Kotel, o più comunemente conosciuto come il Muro del Pianto, aspettando nel suo immaginario da adolescente, i suoi amici palestinesi per una partita di calcetto.

Poi c’è Charlotte, la piccola bimba dai capelli biondi e dagli occhi azzurri, accompagnata dai i suoi due fratellini più piccoli, che in una stradina buia della città Santa, fissano una pagina del passato, forse, il tragico giorno che segnò il lancio della Jihad, la guerra santa per la distruzione dello Stato di Israele.

Il sole comincia a calare sulle terre giordane, ma non il vento del diritto all’infanzia, all’adolescenza e soprattutto alla conoscenza reciproca dei popoli, che come un turbine a ciel sereno, fa volare di fantasia il cacciatore palestinese di aquiloni, che come direbbe in un suo noto romanzo, lo stesso scrittore Hosseiniun piccolo uomo che il mondo, ama definire coraggioso”.

A pochi passi, da Kerak, ai confini con Israele, vicino al castello crociato, si sta svolgendo una partita di calcio, come immaginata dal piccolo “principe” israeliano, in cui la Storia, la grande protagonista, per la prima volta è assente. A giocarla ragazzi palestinesi, sugli spalti, le loro madri, accompagnate dai figli più piccoli, da lontano, lo spettro di una città santa, ormai buia, in cui l’ombra della guerra sembra essere svanita, almeno per un giorno.

Luca Pellegrino
Ragazze a Madaba.
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