5 modi per avviare un'impresa in Italia

Dai finanziamenti a fondo perduto, all’iniziativa Smart&Start per il Mezzogiorno all’accesso agli acceleratori. Cosa ha messo in campo Invitalia per spingere le start up in particolar modo nel Sud

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Ilaria Molinari

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È il braccio operativo del Governo per tutto ciò che riguarda lo sviluppo di imprese in Italia. Dal 1986 Invitalia, guidata da Domenico Arcuri, studia agevolazioni e forme di finanziamento, seleziona, investe, segue lo sviluppo delle realtà imprenditoriali che ha aiutato a far nascere. Con un occhio attento (e preferenziale) verso le Regioni del Sud.

Gli obiettivi che vuole raggiungere sono di tre tipi: favorire l’attrazione degli investimenti esteri in Italia, sostenere l’innovazione e la crescita del sistema produttivo, valorizzare le potenzialità delle diverse zone del Paese. E per farlo va sul territorio. Ecco dunque che il progetto “Panorama d’Italia” è arrivato al momento giusto e con la giusta finalità. Ed ecco dunque che Invitalia ha scelto di esserne partner per arrivare in dieci città italiane a cercare e scoprire nuove iniziative di business da valutare e, nel caso, da finanziare. “Abbiamo le risorse e dobbiamo portarle in giro anche avvalendoci di iniziative come “Panorama d’Italia” che puntano direttamente al target di riferimento” spiega Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia. “Al resto pensa il nostro sito e l’attività con i social network”. Negli ultimi dieci anni su 131.822 domande di finanziamento presentate, 72.613 sono andate a buon fine per un totale di 3 miliardi di euro erogati.

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Qui tutti gli incentivi e le agevolazioni di Invitalia

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Cinque gli strumenti principali usati finora (che si aggiungono al "Contratto di sviluppo" per grandi realtà imprenditoriali )

- i contributi a fondo perduto per la nascita di nuove start up di under 35 (da 500 mila a 2,5 milioni)

- i finanziamenti per l’autoimpiego con imprese individuali o in franchising (da 30 mila a 129 mila euro) - Qui i dettagli

- “Nuove imprese a tasso zero” (Qui i dettagli ): dal dicembre del 2013 il primo tipo di agevolazione non c’è più ed è stato sostituito con un contributo (i regolamenti sono in via di definizione) che prevede il finanziamento fino a un massimo di 1,5 milioni di euro per nuove iniziative di business sul territorio nazionale prevalentemente al Sud, ideate da giovani fino a 35 anni di età o da donne (in questo secondo caso, senza limiti di età). Si erogano dunque non più contributi a fondo perduto ma mutui agevolati della durata massima di 8 anni che, per la prima volta nella storia della Repubblica, non prevedono interessi. Ma c’è di più: tutta l’operazione, dalla domanda al finanziamento, sarà segnalata e registrata sul web in ogni sua fase.

- “Smart&Start” (Qui i dettagli) : 190 milioni di euro da dedicare a iniziative di start up tecnologiche e digitali che nascono esclusivamente nelle sei regioni del Sud Italia e nelle zone terremotate de L’Aquila. Gestito da luglio e operativo da settembre del 2013, si avvicina molto a un vero e proprio strumento da venture capitalist: “Finanziamo i primi vaggiti di una start up” spiega Arcuri “con un massimo di 500 mila euro ciascuna a fondo perduto. Tutta l’operazione viaggia in rete: si accede al nostro portale, si invia il business plan che viene poi valutato con l’ausilio di esperti del mondo del venture capital”.
In cinque mesi sul sito di Invitalia sono arrivati 820 business plan, di cui 144 sono stati considerati ammissibili e finanziati impiegando 25 dei 190 milioni a disposizione. Altri 246 non sono stati giudicati “ammissibili” mentre altri 430 sono in corso di valutazione. “Tra queste sceglieremo la rosa di idee di impresa a cui erogare i 165 milioni che ancora abbiamo. “L’operazione Smart&Start è un importante contributo che il Governo dà al venture capital in Italia, il primo in questa forma ed è interessante che sia rivolto proprio alle regioni nelle quali questo mercato si è sviluppato meno, ovvero il sud” spiega Arcuri. “In questo modo qualche talento pronto a scappare all’estero non dovrà farlo e potrà invece restare e valorizzare il territorio”

- Gli acceleratori: Invitalia sta lavorando anche per non lasciare sole le start up dopo averle avviate, con ulteriori forme di sostegno sia logistico che finanziario. “Stiamo trasformando alcuni incubatori da noi gestiti in acceleratori per portare a regime l’attività della start up e stiamo studiando nuovi accordi sul versante finanziario anche con i privati come le banche e istituti come il Cnr e l’Enea” aggiunge Arcuri. Il Fondo si chiama “Fondo Rete Incubatori”, finanzia programmi di accelerazione di start up nel settore manifatturiero e in specifici comparti del settore dei servizi con contributi a fondo perduto fino a 200 mila euro per impresa. (Qui i dettagli)

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