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Macerie d'Italia: dal ponte di Genova al dopo terremoto

Prevenzione, programmazione, investimenti: le parole d'ordine di una politica che guarda avanti. Altro che Stato padrone e guerra alle infrastrutture

La copertina di Panorama n.36, in edicola il 23 agosto 2018

Redazione

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Le responsabilità del collasso del Ponte Morandi sono ancora da accertare, ma la tragedia di Genova deve aprire una seria riflessione sulle opere infrastrutturali in Italia, non solo per quelle costruite, ma anche per quelle mai costruite.

Lo spiega a Panorama Andrea Giuricin, docente di Economia dei trasporti a Milano: l’Italia non spende poco (15 mila euro di investimenti in manutenzione per chilometro di infrastruttura stradale, più del Giappone e del Regno Unito) piuttosto esiste il problema di come questi soldi vengono spesi.

Da anni abbiamo smesso di fare investimenti strategici. La percentuale sul Pil degli investimenti in infrastrutture stradali (non per la manutenzione) è tra le più basse in Europa.

Anche perché soffriamo della sindrome Nimby (dall’inglese Not in my back yard): ossia non voler fare opere utili alla collettività per la contrarietà di piccole comunità locali. Anche per questo, alla fine, i ponti crollano.

NOI, RIMASTI DA SOLI CON LA FASCIA TRICOLORE SU UNA MONTAGNA DI MACERIE

Cade in questi giorni il secondo anniversario del terremoto del Centro Italia, che colpì Marche, Umbria e Lazio il 24 agosto 2016. Oggi, il terremoto torna alla ribalta più che altro per le passerelle dei politici.

Per le popolazioni che vivono in quei luoghi, un incubo mai finito di piccole e grandi scosse (l'istituto di Geofisica e vulcanologia ne ha registrate oltre 92 mila).

Panorama ha incontrato cinque sindaci dei centri più colpiti. Che tracciano un bilancio desolante, tra comuni ancora in piena emergenza, concittadini che non riescono a tornare alla vita normale, e la ricostruzione impantanata nella burocrazia.

SONO UN SOMARO IN TANTE COSE, MA SUI VACCINI HO RAGIONE IO

Maledetto, insultato, deriso, odiato, minacciato di morte. Roberto Burioni è il medico del momento (anche suo malgrado). Per le sue posizioni a favore delle vaccinazioni, essendo un virologo e uno scienziato, si è attratto addosso l’ira funesta dei no-vax sui social.

Lui contraccambia le cortesie ("Ho passato anni a combattere gli stolti, me li ritrovo al governo") e per difendere meglio la scienza ha rinunciato (finora) a fare il politico. "Anche io sono ignorante in tante cose, per esempio se pretendo di dire la mia sull’idraulica" dice "ma i vaccini li studio da 35 anni, e non 10 minuti su internet".

GIOCHI DELL’ALTRO MONDO

Da noi li conoscono in pochi, ma a Jakarta, in Indonesia, sono in corso i giochi asiatici, seguiti da miliardi di persone: 45 nazioni, che rappresentano due terzi dell’umanità, si sfidano in 40 sport fino al 2 settembre.

Noi siamo andati a vederli, tra specialità sconosciute e novità geopolitiche.

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