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Il "turismo del potere"

Un nuovo modo di viaggiare, tra mausolei, sacrari, statue, megalomanie storiche e prossimi dominî.

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Mauro Querci

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È una mappa poco nota ma sterminata, punteggiata da tracce del potere che hanno la forma di statue, edifici-icona, arae pacis, sacrari, bunker, tutti innalzati per enfatizzare governanti, battaglie, eventi, sempre in funzione politica. Da quelle ai caduti sovietici per la conquista di Berlino, nel 1945, ai titanici omaggi ai fondatori della Corea del Nord (statue in bronzo alte 25 metri), ai variegati mausolei di presidenti africani. Oggi, in età di viaggi globali, si può ipotizzare un “turismo del potere”, che porti soprattutto su questi luoghi? «Al di là di siti-mito come il Mausoleo di Lenin o, sempre a Mosca il quartiere rivoluzionario Krasnaja Presnja, il turismo del potere deve avere confini più ampi». Parla Gian Piero Piretto, docente di cultura russa all’Università di Milano, tra i maggiori esperti italiani di cultura visuale, che ha appena curato il saggio collettivo Memorie di pietra. I monumenti delle dittature (Raffaello Cortina Editore). «Così, in un circuito ideale, entrano edifici connessi alle vicende della politica quali memoriali collettivi (quelli per la Shoa), ricostruzioni di glorie o infamie trascorse (il Reichstag tedesco e il tempio di Cristo Salvatore a Mosca). Ma anche luoghi che il potere divulga come parte di identità collettiva (il finto Mulino Bianco)».

L’Albania costruì ben 800 mila, inutili, bunker.
In quel caso è stata un’esibizione di muscoli con la corsa alla sicurezza in stile “deserto dei Tartari”. In altri – ad esempio in Serbia e in Croazia pre-guerra Anni 90 – la proliferazione di migliaia di steli rifletteva sorti e alternanze dei leader, il loro bisogno di deviare l’attenzione popolare altrove.

C’è un monumento particolarmente funzionale?
Fino a poco tempo fa, avrei citato il Memoriale berlinese ai caduti ebrei nel mondo: è celebrativo eppure fruibile da tutti, anche dai bambini. Di recente, tuttavia, arrivano notizie di degrado, il cemento sta cedendo e le polemiche si moltiplicano. Anche quella cruciale memoria di pietra “si crepa”.

Certi grattacieli firmati da archistar non hanno lo stesso valore delle statue di tiranni?
Le “torri” di oggi sono ancora più ambigue. Se i monumenti celebrativi erano magniloquenti ed eccessivi, queste architetture del potere economico sono date per acquisite e legittimate da tutti. Ecco allora la Potsdamerplatz a Berlino e la nuova area di rappresentanza di Milano, in zona Garibaldi.

E il destino delle memorie di bronzo o marmo?
Spesso di venire abbattute o di finire in depositi di periferia, com’è accaduto a una statua di Stalin che giganteggiava in Albania. Almeno fino al monumento al prossimo tiranno.


L’articolo è sul numero 12 di Flair in edicola dal 18 settembre con Panorama.

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