Piero Tosi, il costumista costruttore di dive

Ha costruito il fascino di grandi dive del cinema come Sofia Loren e Chalotte Rampling e a gennaio, a 86 anni, riceverà l’Oscar alla carriera. Il costumista Piero Tosi si racconta nelle pagine di Flair, in edicola dal 28 novembre con Panorama

L’attrice Silvana Mangano con il prossimo Premio Oscar alla carriera Piero Tosi sul set di Morte a Venezia (1971)

Beatrice Zamponi

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Nell’inventiva Piero Tosi somiglia a Prometeo. Invece di rubare agli dei il fuoco sacro per donarlo agli uomini, sottrae alle divinità dell’Olimpo il segreto della bellezza immortale e plasma sulla terra la diva. Molte delle attrici che hanno segnato l’estetica del ’900 sono, in parte, sue creature. Tosi è infatti il costumista dell’età dell’oro del cinema italiano, tanto internazionalmente riconosciuto che nella prossima edizione degli Oscar, a 86 anni, riceverà quello alla carriera.

Oggi si dedica alla trasmissione del proprio sapere insegnando costume al Centro sperimentale di cinematografia di Roma dopo una vita di collaborazioni eccezionali con De Sica, Fellini, Pasolini anche se il sodalizio più importante rimane quello con Visconti. Il primo film a cui lavorano insieme è Bellissima con Anna Magnani. La scelta neo-realista di non utilizzare costumi, ma vestiti presi dalla vita vissuta danno al personaggio una femminilità archetipica potente.

All’opposto la ricerca di sontuosità che Visconti insegue ne il Gattopardo vede Tosi impegnato in uno studio elaborato sul costume. Nella scena del ballo, il suo approccio filologico lo porta a scegliere per la Cardinale un vero corsetto di fine ’800 la cui circonferenza misurava appena 51 cm. “Angelica” si ritrovò con i fianchi completamente segnati.

Come si costruisce l’immagine di una diva, lei che ha creato alcune tra le principali icone del ’900?
Bisogna seguire l’attrice in tutte le fasi evolutive del personaggio. Ma soprattutto bisogna ricordare che il cinema è fatto di primi piani, lo sguardo, e quindi il trucco e la pettinatura, sono essenziali. Non solo per abbellire l’attrice, ma per darle consistenza, carattere.

Zeffirelli dice che lei insegnava anche a muoversi.
È naturale, quando si indossa una crinolina non è facile essere disinvolti. Ci vuole una certa sapienza anche nel sedersi, alzarsi, nell’uscire da una porta. Oggi il modo di gestire il corpo è molto cambiato rispetto al passato.

Molti credono che sia stata la Loren la sua preferita.
Sophia era l’incarnazione esatta dell’immaginario estetico di quell’epoca, era il personaggio ideale. Per film come "Ieri, oggi, domani" era già perfetta. Bisognava semplicemente aggiungere dei dettagli.

Sophia Loren però sostiene che l’affinità elettiva lei l’avesse con Silvana Mangano…
La prima volta che vidi Silvana erano gli Anni ’50 al teatro Sistina. Sono rimasto abbacinato: uno scheletro stupendo, un naso magnifico! Era bianca come la carta e aveva le labbra color corallo. Allora la “razza” era meno bella di oggi, uscivamo da una guerra, denutriti, eppure nascevano queste perle di un fascino raro…

L’intervista con Piero Tosi continua sul numero 8 di Flair in edicola con Panorama dal 28 novembre .

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