Paloma Faith canta per noi

Due album, due dischi di platino. La fiammeggiante cantante (e attrice) italo-britannica si racconta a  Flair in edicola con Panorama di questa settimana.

Godfrey Deeny

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Sarà per il talento, sarà per quella sua chioma rosso fuoco – con tanto di lampo biondo-dorato nel mezzo – e con decorazione di fiori e frutti in seta o ninnoli abbaglianti, Paloma Faith è inequivocabilmente una star. Nata all’inizio degli Anni 80 nell’allora poco alla moda quartiere di Hackney (oggi uno degli indirizzi cool di Londra), Paloma Faith Blomfield è stata cresciuta da una madre single che le ha fatto frequentare la scuola di ballo.

A differenza della maggior parte dei cantanti inglesi, Paloma parla un italiano più che accettabile, con sorprendente accento campano. Nelle biografie viene spesso definita per metà spagnola: in realtà Paloma ha parenti sia a Roma sia a Napoli. I suoi due successi, gli album Do You Want the Truth or Something Beautiful e Fall to Grace (entrambi doppio disco di platino), l’hanno consacrata come nuovo esempio di torch singer, che coniuga la potenza vocale di leggende soul come Aretha Franklin e lo stile “di strada”, un po’ teppista e sfrontato, di una Amy Winehouse. Come non bastasse, Faith si è fatta le ossa anche nella recitazione, vestendo i panni della fidanzata di Tom Waits (il diavolo Mr. Nick) nel film Parnassus– L’uomo che voleva ingannare il diavolo di Terry Gillian.

Come mai parli italiano?
Parenti d’Italia (in italiano, nda). Ho cugini a Roma e uno zio a Ravello, sulla costa amalfitana. Ci vado da quando sono nata. E sai com’è la famiglia italiana: si rifiutano di parlarmi in inglese...

Quando hai capito di voler fare la cantante?
È stato un po’ come se questa cosa avesse scelto me. Desidero essere un’artista, una performer, da seeempre! Così ho fatto un sacco di lavori diversi, ma con un comun denominatore: sono stata assistente di un prestigiatore, fantasma nel tunnel degli orrori in un circo, modella in una scuola di disegno, cabarettista, poi ho iniziato a cantare jazz nei nightclub. In queste attività, appunto, l’obiettivo è essere guardata dal pubblico. Ti aspetti qualcosa da quelle persone. Il resto semplicemente è capitato: la musica ha preso il sopravvento. Non ho mai pensato di essere tanto brava e si vede anche dalla mia reazione ogni volta che esco in scena... Ho sempre una faccia tipo: «È stato orribile!». Però me ne sono fatta una ragione: se guadagno dei soldi con la musica, evidentemente non devo essere poi tanto male. E quindi vado avanti...

L'intervista con Paloma Faith continua su Flair in edicola con Panorama di questa settimana.

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