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«Ho la pelle chiara e, se io amo, lo faccio in grande»

Edita Vilkevičiūtė, il karma calmo della top model

 

Ci sono tracce interessanti riguardo a Edita Vilkevičiūtė, 26 anni, nazionalità lituana, pelle d’ambra, modella che posa come si faceva negli Anni 60, attenta a esser bella, e basta. Ci sono prove di autorappresentazione non comuni. Visioni di sé fornite non con i soliti selfie in jeans e canottiera, oppure alle feste con un bicchiere in mano e la cannuccia tra le labbra, ma autoritratti veri scattati per la campagna Rag & Bone, in una versione del proprio volto realizzata senza trucco, senza luci, senza direzione artistica. Un distillato succoso di sé, si potrebbe dire. Nell’icona che Edita ha creato di se stessa si vede il dorso sassoso di una spiaggia, nella propaggine affacciata verso la montagna. Addosso ha una canottierina bianca bagnata di mare, i capelli tirati all’indietro, e le mani che scoprono una curva sexy mentre i denti sorridono e l’occhiolino si socchiude. «L’ho scattata ad agosto a Mykonos, durante le vacanze», racconta, «uno dei luoghi che amo di più al mondo». È così che vuole essere ricordata: felice, nel sole, nel mare, sensuale e innocente allo stesso tempo, come un’adolescente che sboccia. Un autoritratto che continua a parole: «Sono una persona positiva, socievole e calma, e questo è un bene. Penso che la gente sia stanca di avere a che fare con le stronze», continua. «Questo mestiere mi ha insegnato ad amare anche gli aspetti di me che mi piacevano meno: il labbro che si arrotola un po’ su se stesso quando sorrido, le dita troppo lunghe, le gambe non perfettamente dritte». Si conosce bene, apparentemente. Anche perché non passa mai più di un secondo tra una domanda secca e una risposta precisa.

Sei generosa o egoista?
Generosa.
Sei sospettosa o naïf?
Sospettosa.
È facile o difficile, ferirti?
Difficile.

È una viaggiatrice compulsiva, racconta. Prende aerei tutte le settimane. E appena smette di prenderli per lavoro comincia a farlo per piacere. Ama portare in vacanza la sorella, che ha ventitré anni e lavora per una società di pr ed eventi in Lituania. Poi la madre, che ha fatto la casalinga tutta la vita. E papà, che insegna alle scuole elementari, e col suo stipendio non è che avesse potuto vedere granché. Negli ultimi tempi hanno trascorso tutti assieme un mese in Rajasthan, in India, dove Edita era già stata per la campagna Bulgari Omnia Crystalline, scattata proprio a Jaipur. Poi sono andati a sciare in Svizzera, la sua prima volta sulle nevi, lo scorso inverno. E hanno fatto immersioni a Lizard Island, a nord di Brisbane, nell’Australia a un passo dalla Papua Nuova Guinea, tra colori e correnti alle quali ormai si dice «uncinata». Anche perché durante l’infanzia i suoi orizzonti erano stati altri. Kaunas principalmente, la città dove è nata, calda e umida nonostante la posizione così settentrionale, centro di feroce resistenza partigiana durante l’occupazione sovietica. E poi al massimo le estati a Palanga, la più affollata cittadina costiera della Lituania, sabbia e dune occupate da migliaia di esseri umani, dove è stata notata da un agente nell’estate del 1995. Quindi il debutto in passerella Just Cavalli, l’anno successivo. A seguire, il primo editorial per Vogue Paris, scattato da Katja Rahlwes. Le campagne per Dolce&Gabbana con Steven Klein, insieme a Mariacarla Boscono e Heidi Mount che fanno le “modelle”, distanti, arrabbiate, mentre lei invece no, rimane imperitura nella sua bellezza.

Perché credi di meritare il meglio dalla vita?
Il “meglio” è un concetto personale. Ciò che desidero davvero è una vita piena e felice.
Senti di essere ancora una bambina, dentro?
Quando divento capricciosa, sì. E mi sento così quando torno a casa, con mio padre che dà ordini e mia madre che mi cucina qualsiasi cosa voglia.
Come descriveresti la texture della tua pelle?
È una pelle chiara e delicata, che proteggo dal sole, perché diventi luminosa e ambrata, come piace a me.

La pelle ambrata, per l’appunto. Che spesso porta i direttori artistici a raccoglierne una goccia e piantarla sullo sfondo, che diventa dorato, nelle foto, intorno a lei. Poi ci sono le dita delle mani, lunghissime. E le unghie perfettamente incastonate, geometriche ma tondeggianti allo stesso modo, umane. È l’ultima delle donne fatali, Edita Vilkevičiūtė. Una Lauren Bacall con uno sguardo più puro però, aperto, azzurro e acquatico. Persino Terry Richardson s’è arreso con lei, scattandola da gran signora per Blumarine e quasi da pin up per i suoi progetti personali. Altri addirittura hanno deragliato e sbagliato fuoco, disabituati ormai a un corpo che si giustifica in sé, come è accaduto a Gilles Bensimon per uno scatto dove sembra uscita, posh e pulitissima in abiti Chanel, da una soap opera americana degli Anni 80. Solo Karl Lagerfeld ha visto in lei qualcosa di più profondo e buio, scegliendola per interpretare Coco Chanel nel biopic muto The Silent Movie. Uno dei tanti momenti «boom boom» della sua carriera, come chiama i suoi picchi, insieme alla sfilata per Tom Ford del 2012, «da pelle d’oca». Le avevano persino proposto di diventare un angelo di Victoria’s Secret a un certo punto, ma sarebbe davvero stato troppo. Adesso è volto di H&M, Calvin Klein e Paradiso, il nuovo profumo Cavalli. Suona l’accordeon, la chitarra e il pianoforte. Sa cavalcare. E giocare a basket. Non aveva mai sentito parlare di Kate Moss, nella cittadina di Kaunas dove è cresciuta, e forse per questo ha sviluppato quel tipo di attitudine pura, verso la posa. Appassionata di leggendario rockʼnʼroll, va a vedere gli Eagles e Neil Young, piuttosto che band emergenti. Le piace vestirsi con l’abito da uomo che Tom Ford le ha spedito come regalo, dopo una sfilata. Vive nel West Village di New York col suo cane, un american staffy di nome Rudy, e ha sempre la risposta pronta, quando la domanda è precisa:

Credi in qualcosa?
Nel karma.
Ami facilmente?
No. Ma quando amo, è una cosa grande.

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