Quel grande affascinante gioco tra moda e calcio

Nella storia d’amore vero (e relazioni interessate) che intreccia moda e sport, il football esercita un’attrazione invincibile. Si può leggere la storia integrale su calcio e fashion, sul numero 11 di Flair  in edicola dal 24 aprile con Panorama .

Godfrey Deeny

-
 

Calcio e couture, o fashion e fuoriclasse, hanno in comune ben più dell’iniziale C o F. Scatenano ossessioni che durano una vita, reclamano viaggi appassionati in terre straniere, mettono a dura prova rosee relazioni e creano codici stilistici immediatamente riconoscibili ai fan dell’uno o dell’altra. Proprio come un “fashionista” individua al primo colpo un accostamento cromatico di Marni, un taglio di Armani o un folle pattern di Cavalli, allo stesso modo i fanatici di calcio identificano in un attimo una maglia del Real Madrid in trasferta o l’anno di campionato in cui il Liverpool ha indossato una determinata divisa. Queste tradizioni hanno radici profonde - ma non immutabili. Se i colori della nazionale restano identici, le maglie di una squadra di calcio variano sponsor, linea e tessuto, quasi con la stessa rapidità con cui gli stilisti cambiano rotta nel costante processo di distruzione creativa rappresentato da ogni stagione di moda.

Quasi tutti riconoscono che sport e calcio hanno sempre avuto una forte influenza sul menswear. Ora, però, il mondo del pallone si è infiltrato anche nelle collezioni dei grandi brand di moda femminile. Poco prima delle Olimpiadi di Londra 2012, Miuccia Prada ha presentato sul red carpet un tributo ai Giochi estivi, quasi avesse stabilito di inviare un proprio team nella capitale del Regno Unito. La sua visione degli sport era però ispirata alle squadre dell’Est Europa degli Anni 60, quando gli stati satellite dell’Unione Sovietica davano parecchio filo da torcere alle squadre occidentali. Prada ha portato in passerella pantaloni con una larga banda bianca nella parte interna e canotte dai bordi colorati in stile “eroe del socialismo”. Molti dei modelli indossavano blazer ampi e morbidi, adatti a contenere il possente torace di un atleta. Come se non bastasse, alla sfilata hanno preso parte anche dieci modelle, per lo più di origine slava ed equipaggiate di una fascia tergisudore alla testa; i capi avevano spesso gli stessi tagli e le stesse linee della collezione menswear, ma erano realizzati con materiali molto più pregiati, in primis visone. E non una sola stampa all’orizzonte mentre i modelli si esibivano in un ultimo giro della geometrica passerella, quasi tutti con sandali a fascia, il genere di calzature indossato dagli atleti per piedi doloranti.

Per il défilé la stilista ha fatto installare una gradinata di sette file dagli spalti total white: si sentiva ancora l’odore di vernice, come in uno stadio appena terminato. Poco prima della sfilata, le note tonanti di un organo hanno riempito l’auditorium, con una colonna sonora egualmente ispirata agli Anni 60 – la hit Contact di Brigitte Bardot, accompagnata dalla celebre scena de Il disprezzo, film cult di Jean-Luc Godard, in cui la sex symbol francese abbandona il marito. I concorrenti di Prada sono entrati e usciti da una porta a sei metri di altezza, per poi calcare l’ampia passerella che digradava come uno scivolo verso il pubblico, simili a giovani dèi vigorosi che discendono dall’Olimpo; da quella stessa porta si è affacciata Prada per ricevere un caloroso applauso al termine del défilé. (...)

Si può leggere la storia integrale su calcio e fashion, sul numero 11 di Flair in edicola dal 24 aprile con Panorama .  

© Riproduzione Riservata

Commenti