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Gia Coppola

Con un nonno - Francis Ford - che ha girato Il Padrino e una zia - Sophia - amata da cinema e moda, l'erede della dinastia hollywoodiana cerca nuovi spazi paralleli.

Gia-Coppola-©MonaKuhn

Alessandra Mattanza

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È capace di posare per un servizio di moda, incastonata in uno sfondo di luci di Las Vegas, come di risaltare sullo schermo alla maniera di un’icona d’altri tempi. Gia Coppola, la nipote del filmaker dai sette premi Oscar Francis Ford Coppola, regista, sceneggiatrice e attrice, ha la presenza di una modella: lineamenti sottili, portamento, sguardo intenso. La ventisettenne Gia, cresciuta in una famiglia leggendaria, dove «regia e winemaking vanno di pari passo», ha dimostrato di avere una propria voce. Come s’è visto al suo esordio alla regia, nel film Palo Alto tratto dalla raccolta di racconti dell’attore James Franco, dove il suo sguardo ricorda quello della zia Sofia. Non solo. Gia quest’anno ha lanciato Gia by Gia Coppola, una linea di vini prodotti nell’azienda di famiglia nella Napa Valley, a ridosso di San Francisco: uno Chardonnay, un Pinot grigio e un Pinot noir, tutti Made in California.

 

Produrre vini è anche un’arte?
Per mio nonno lo è, come realizzare un film: richiede dedizione, lavoro, passione e sacrificio. La mia aspirazione non è però di proporre vini di nicchia. I miei vini sono leggeri e pensati per un pubblico giovane, forse meno sofisticato, ma che ama la dolce vita e sa apprezzarla attraverso i sensi.
Le bottiglie hanno però uno stile glam.
Adoro giocare con le forme e con i colori. Con le bottiglie mi sono sbizzarrita e sono decisamente nel mio stile.
A proposito: cos’è per lei la creatività?
Duttilità, plasticità, praticità che riesce ad avvicinare la gente. È fondamentale divertirsi liberando lo spirito d’invenzione, con un entusiasmo infantile e primitivo.
E cos’è, invece, la cinematografia?
La interpreto come un libro di immagini. Prima di dedicarmi alla regia e ai video, ho studiato fotografia al Bard College di New York. Utilizzo la telecamera un po’ come il fotografo usa la sua fotocamera. Cerco di riunire ogni scena in un collage, inserito in una cornice fittizia, in modo da formare un’unico quadro che proietta lo spettatore nella storia e nella psicologia dei personaggi. (…)

 

Si può leggere l’intervista integrale a Gia Coppola, sul numero 12 di Flair in edicola dal 18 settembre con Panorama.

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