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George Soros: no all'austerity

Al rigore depressivo di questi tempi di crisi il finanziere d’assalto George Soros risponde con una gestione della cosa pubblica più filosofica e brillante.

George-Soros

Luca Bergamin

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Per Forbes, la rivista che ogni anno fa i conti in tasca ai tycoon della finanza, ha una ricchezza personale di oltre 20 miliardi di dollari. Ha lavorato come facchino nelle ferrovie britanniche, servito ai tavoli e venduto souvenir per pagarsi gli studi di economia. George Soros, nato 84 anni fa in Inghilterra oggi cittadino Usa, è uno “squalo buono”. Specula sulle valute e sulle bolle immobiliari tanto che, in questi mesi, sembra interessarsi anche alla dismissione delle caserme italiane ma poi fornisce risorse al sindacato polacco Solidarnosc, la ceca Charta 77, Radio Free Europe e alla rivolta antirussa in Ucraina. Insomma, nonostante giochi in un campionato estremo come la speculazione della finanza, crede che le trasformazioni vere nella vita delle persone passino dalla politica. Persino Obama ha un credito enorme nei suoi confronti, forse per dichiarazioni di questo tenore: «La vita non può più risolversi nella mera accumulazione di fortune economiche. Altrimenti l’uomo si atrofizza, la società implode. Perciò bisogna che la politica diventi meno austera, e distaccata dalla realtà. E soprattutto venga affidata alle nuove generazioni».

Ma lei è pessimista o ottimista?
Credo nei giovani, nella loro capacità alchemica di guardare avanti. E poi, come me, sanno imparare dai propri sbagli. Li ammettono e provano ogni volta a migliorarsi. Lo facessero anche i politici.
In effetti lei ha passioni giovanili: investe miliardi nel calcio e ultimamente si è comprato anche una fetta di Facebook...
Faccio business nella realtà di oggi, guardando a quei fenomeni che appassionano la vita delle persone. Fare una finanza più etica non significa demonizzare i grossi guadagni, bensì metterli a disposizione del miglioramento del mondo in cui viviamo.
Nel suo saggio Salviamo l’Europa (edito in Italia da Hoepli, ndr), se la prende con gli scettici a oltranza. Qual è il suo atteggiamento nei confronti della vita?
Il mio motto è sempre stato “creati una ragione al giorno per sorridere”. L’austerità è prima strutturale poi diventa sociale e infine interiore, ma così si crea stagnazione in ogni senso. Servono riforme e semplificazioni nelle menti, nelle politiche dei governi. Ai politici imporrei di compiere lavori manuali, studiare la filosofia. Allora sì che sarebbero più “buoni”.
Ha anche avuto una vita avventurosa, fino all’ultimo matrimonio con la sua compagna orientale, Tamiko, 40 anni più giovane, che vendeva integratori on line con un sito sulla pratica dello yoga. Si potrebbe anche girare un film su George Soros?
(Ride). Comincerò a pensare alla sceneggiatura, a un buon titolo e agli attori.

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