Flair

Flair: la grande bellezza è questa

Sul numero 17 del magazine di moda e tendenze, come e perché sta cambiando il canone estetico

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Michele Lupi

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Sia che salvi il mondo (come ha scritto Fëdor Dostoevskij) oppure che rappresenti l’ultima difesa contro la studipità (come invece ha tagliato corto Karl Kraus), la bellezza e i suoi canoni sono una dimensione che accende la discussione. Il prossimo numero di Flair, in edicola dal 7 maggio a 3,50 euro, ha come filo conduttore questo tema dominante nell’attualità, e nelle sue “collisioni” creative con arte, fotografia, moda. In The Iconic Issue, la sezione che racconta i trend, scopre così guru che tengono insieme corpo e anima, teorici di un’estetica alternativa che difende le forme più morbide nel fisico e fotografi che hanno fatto dell’immagine femminile il loro punto di partenza – come Sam Haskins, che la manipola – o di arrivo, come Helmut Newton, che l’ha celebrata ironicamente nella forma di una donna-dea. Aiuta senz’altro a definire i confini di ciò che oggi è la bellezza, l’intervista a Conchita Wurst – in esclusiva per l’Italia, alla vigilia del primo album – la cantante che fa convivere nel suo personaggio un bellissimo corpo di donna, una bellissima voce e una bellissima barba.

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Ancora, due maestri della fotografia parlano del loro lavoro: Juergen Teller, che ha saputo rendere “quotidiane” le donne più affascinanti, e Peter Lindbergh che ha “contestualizzato” modelle-icona, quali Kate Moss, Naomi Campbell o Mariacarla Boscono, tra fabbriche abbandonate e non-luoghi. E anche la moda di questo numero si confronta con la bellezza: la splendida top model Edita Vilkevičiūtė viene ritratta da Collier Schorr in un’inquieta attività sportiva e Laurie Bartley attualizza un’abbronzatura estrema. Si riflette così su un punto cruciale del fashion system – il corpo, più o meno vestito, la sua forza, le sue debolezze. E tra le sue esclusive, Flair fa anche un ritratto-testimonianza di Giorgio Armani per i quarant’anni della sua maison, e intervista la talent scout del collezionismo russo Dasha Zhukova. La bellezza, ci ricordano questi personaggi, può abitare in un leggendario vestito sartoriale o in un’opera di un artista – solo per ora – non famoso. Buona lettura

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