Charlotte Free. Incontro con una delle modelle più sulla cresta dell'onda (e fuori schema) che c'è

Sul nuovo numero di Flair (in edicola dal 21 febbraio), l'intervista a Charlotte Free, donna e modella sulla cresta dell'onda

Charlotte Free

La modella Charlotte Free è testimonial della collezione P/E 2013 di United Colors of Benetton. Una “limited edition” di T-shirt con immagini della campagna si vende anche online (shop.benetton.com/it ). Il ricavato è devoluto alla Fondazione Unhate contro la discriminazione – Credits: Giulio Rustichelli / Fabrica

Costanza Rizzacasa d'Orsogna

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Charlotte free è una bambina che ama i cartoni e le pistole ad acqua, durante le interviste tira fuori la lingua e la allunga fino a toccarsi il naso. Charlotte Free è una gattamorta ipernarcisa che si contorce su un pouf in favore di fotografi e tira su il golfino per toccarsi la pancia, poi dichiara (giustamente) che le trasparenze non le piacciono.

Charlotte Free è una furbona, Charlotte Free è un concentrato di vezzi. Charlotte Free è una cinica anzitempo che considera il mestiere di modella «un grande imbroglio per vendere alla gente cose di cui non ha bisogno». Charlotte Free, insomma, è un’adolescente. Sono le tre del pomeriggio ai Pin Up Studios di Parigi, e lei – protagonista insieme a otto colleghi (tra cui la sudsudanese Alek Wek, Elettra Rossellini e Kiera Chaplin) della nuova campagna Benetton “United Colors of Diversity” per il lancio della collezione P/E 2013 – si è appena svegliata. In ciabattine e maglietta rosicchiata, sbadiglia e si lamenta perché ha fame.

«A colazione mangio la pizza della sera prima», spiega. «Fredda di frigo è molto più buona. Ma ieri ci hanno portati al ristorante e c’erano solo ostriche e filet mignon. Che schifo». La pizza è uno dei soli dieci alimenti che ingerisce, insieme ai limoni, l’aglio, il burro di mandorle, il salmone – ammesso alla lista un mese fa – la salsa guacamole, i fagioli neri, le patatine fritte e i centrifugati di cavolo verde («Pieno di vitamine e antiossidanti, anche se mi hanno raccomandato di dire che la vera bellezza è quella interiore»). Se non li trova, digiuna.

Diciannove anni, parlantina strascicata, losangelina da sei generazioni, Free «di nome e di fatto», come ama ripetere, è stata scoperta due anni fa in una sala videogiochi, ed è assurta a fama planetaria grazie ai capelli rosa neon (che lava quando capita). Non la trovata di uno styling team di grido, ma il suo colore preferito da quando aveva quindici anni. Prima li portava arcobaleno. Anche se oggi, giura, li detesta, e non vede l’ora che passino di moda per farseli arancioni - guardacaso, però, rifiuta ogni servizio per cui le chiedono di tingerli.

Va da sé che i tipi dell’agenzia globale IMG l’hanno arruolata sull’istante, in barba all’altezza non proprio supertop. Bugiarda dichiarata e compulsiva, devota anima e corpo allo shock value, infarcisce ogni intervista d’invenzioni. È figlia unica, anzi no, è l’ultima di sette; ha genitori poverissimi che vanno a pranzo nei locali più cool di Malibu. Nanni Moretti direbbe che soffre di deficit di accudimento.

In realtà ha un papà bike messenger e musicista, vive con la nonna (più una rana, tre gatti, una tartaruga e un barboncino) e con i primi soldi le ha regalato dei cioccolatini. Politicamente contraria alla depilazione, si è fatta immortalare da Terry Richardson mentre con la lingua elasticizzata di cui sopra si sfiora l’ascella intonsa. «Uno statement femminista», osserva. «Che le donne debbano depilarsi e i maschi no è un doppio standard disgustoso». E come darle torto.

Per Lenny Kravitz è «the American Woman». Quelli di Maybelline l’hanno ingaggiata come nuovo volto, con tanto di campagna virale per lanciarla co-protagonista Betsey Johnson. Una scelta appena stravagante, visto che Free odia truccarsi e ha più volte definito il fondotinta «la feccia della terra» – ma si sa, non ci sono più le rassegne stampa di un tempo. Uno stile che oscilla tra il grunge e l’hardcore punk, Free gira in pattini a rotelle e indossa solo abiti sciupati, che ammassa sul pavimento «per comodità». Sotto il letto, invece, conserva una collezione di accendini.

Gli inviti alle serate glam la fanno inorridire e quando proprio deve andare mette il broncio per tre giorni. In realtà, nell’ambiente dicono che è super-responsabile e sempre in orario ai photo shoot. Praticamente una secchiona. Che considera la moda un modo come un altro per fare tanti soldi: «Tutto questo non può durare, lo so. Devo capitalizzare adesso per realizzare poi tutti i miei progetti». Tra questi, metter su una band electro-funk col nuovo fidanzato (Shane, modello pure lui) e lanciare una linea di abbigliamento, di seconda mano va da sé. «Avrò anche un giornale tutto dedicato a me. Ho già trovato il nome, ma è un segreto e non te lo dico».

I gusti, poi, sono rétro: da Billie Jean di Michael Jackson a Pee-wee’s Big Adventure, primo lungometraggio di Tim Burton, fino alla serie comedy animata King of the Hill. E ovviamente Free non legge, fedele al motto che «se un libro vale, prima o poi ne uscirà il film» - anche se poi non va mai neppure al cinema, «perché così quando di film ne farò anch’io non saranno uguali a nessun altro». Crede negli intrighi internazionali («I potenti della terra ci vogliono tutti morti»), nella sterilizzazione degli animali domestici e nel surf.

Ma se recita la parte della disadattata a tutti i costi («Non ho amici perché sono troppo strana», «La gente normale mi incuriosisce», «Mi hanno espulsa da un sacco di scuole»), rivela sorprendente ingenuità. Come quando dice che vorrebbe vivere in mezzo ai senzatetto «perché sono più veri». Un anno e mezzo fa un tabloid scrisse che sarebbe morta entro due settimane di magrezza. Lei, che scheletrica non è e ha pure un colesterolo niente male, invece di chiamare l’avvocato li ha contattati via Facebook: «Non si scrivono certe cose». Così, semplicemente.

E però fa tenerezza. Soprattutto quando, dopo la più estenuante serie di frottole che chi scrive ha mai ascoltato, le si stringe la voce, confessa che non riesce a farsi amiche nell’ambiente e che sua madre non è ancora andata a vederla a una sfilata. Ma è giusto un attimo. Poi salta in piedi, dichiara di essere la reincarnazione della principessa Mononoke (protagonista di un cult d’animazione giapponese) ma che vorrebbe rinascere lemure dalla coda ad anelli. Nel frattempo studierà da sciamana botanica o da supereroina. O forse si sposerà, farà tre figli e porterà solo tailleurini. Forse. Chissà.

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