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Noi che crediamo nella carta

Ad un anno dall'acquisizione di Panorama il gruppo editoriale di Maurizio Belpietro si allarga ancora: ecco i motivi di questa scelta

MAURIZIO BELPIETRO

Maurizio Belpietro

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Chiedo scusa ai lettori se in questo numero parliamo di noi, cioè del giornale che avete tra le mani. Credo però che - come usano dire i manager che si vogliono dare un po’ di tono - sia il caso di fare il punto. È già trascorso un anno. Era infatti la fine di ottobre dello scorso anno quando Panorama, ossia una testata che ha fatto la storia del giornalismo in Italia, divenendo il primo settimanale politico del Paese, passava dallo storico editore, la Mondadori, a noi. Il salto era azzardato, perché la casa di Segrate, che occupa il prestigioso palazzo disegnato dall’architetto brasiliano Oscar Niemeyer, al nostro confronto è un colosso da oltre 500 milioni di capitalizzazione in Borsa, numero uno delle aziende del settore. Eppure, avendo Mondadori deciso di uscire dal settore dei newsmagazine, un piccolo editore quale siamo noi si è fatto avanti per raccogliere l’eredità di raccontare ogni settimana i fatti più importanti della politica, dell’economia, della cultura, dello spettacolo e della scienza.

Sembrava una sfida impossibile perché in giro per il mondo c’è chi teorizza la fine della carta stampata e la chiusura della maggior parte delle testate. Dunque rilevare un settimanale, scommettendo sulle vendite in edicola e sugli abbonamenti pareva una pazzia, in particolare per chi non avesse spalle grosse. Lo so, non tutto è andato per il verso giusto, come è normale che sia quando si trasloca e si cambia casa. Ritardi ed errori ci sono stati, in particolare nelle consegne delle copie a chi aveva deciso di rinnovare l’abbonamento. In questi mesi siamo stati costretti a registrare le lamentele per l’inefficienza di una distribuzione che non dipendeva da noi, ma dei cui ritardi ci sentivamo egualmente responsabili. Tuttavia, dopo mesi, posso dire che gran parte dei problemi siano stati superati. L’anno ci è servito per crescere e per trovare soluzioni ai problemi. Nella qualità del vostro settimanale, nel rispetto dei tempi di consegna. Abbiamo cercato di lavorare in silenzio, raccogliendo ogni segnalazione e ogni suggerimento per soddisfare le richieste dei lettori e ora i risultati ci confortano. In molte case Panorama viene consegnato in contemporanea con l’arrivo in edicola e a chi ha avuto fiducia in noi, sottoscrivendo l’acquisto di 52 numeri l’anno, sarà garantito - grazie a un accordo appena raggiunto - un servizio degno della fiducia.
E tra i passi avanti conseguiti non c’è solo la regolarità nella spedizione, ma anche la qualità dell’informazione.

Abbiamo cercato di approfondire i temi che interessano ai lettori, nella politica come nell’economia, nella scienza come nell’intrattenimento. Panorama è divenuto il giornale che racconta un’Italia e un mondo in evoluzione, con un occhio attento alla vita di tutti noi. Il gradimento da parte di voi lettori ci ha consentito di migliorare numero dopo numero, conseguendo a seconda dei casi incrementi delle vendite in edicola del 20 e del 30 per cento. Di tutto ciò, dopo un anno, credo di dover dire grazie a tutti. Ai redattori che si sono impegnati, ai lettori che ci hanno seguito e hanno creduto in noi.

Oltre a ringraziare, devo anche dare anche un’informazione. La notizia è che dopo Panorama altre testate si aggiungeranno al nostro gruppo. Questa settimana abbiamo infatti raggiunto un accordo per acquisire cinque periodici di proprietà della Arnoldo Mondadori Editore. Non si tratta di giornali politici o economici, settori come dicevo da cui la casa di Segrate è uscita nello scorso anno, ma di mensili e settimanali che hanno posizionamenti diversi nei settori della salute, della moda, dell’alimentazione. Sono testate leader, i cui nomi non vi saranno certamente sconosciuti. Starbene, Sale & Pepe, Cucina moderna, Tu Style e Confidenze sono infatti nomi noti e il mio e il nostro impegno è di renderli ancora più noti.

Qualcuno forse si chiederà perché investire in settori molti diversi da quelli considerati “impegnati”. La risposta è una sola: perché crediamo nella carta. Perché tre anni fa, quando contro tutte le profezie e contro tutti gli ostacoli, abbiamo scelto di fare un quotidiano di carta, un quotidiano senza padrini né padroni, alla fine l’edicola ci ha premiati. Nessuno credeva che un giornale stampato, senza sito internet, potesse farcela nell’era digitale. E invece è successo. Anzi, La Verità oggi è l’unico quotidiano in Italia che aumenta le copie vendute in edicola. Mentre tutti gli altri perdono, chi il 5 e chi il 10 o il 20 per cento, noi cresciamo con percentuali a due cifre.
Così, come tre anni fa e come un anno fa, torniamo a scommettere. Non sul politico di turno e nemmeno sullo sponsor di turno. Scommettiamo su di voi, sui lettori, l’unica vera ricchezza dei giornali. L’unico vero patrimonio di cui dobbiamo avere cura. Grazie ancora e buona lettura.
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