Il profumo dell'Africa

Da Mauritius a Richards Bay, tra le giraffe dell’Hluhluwe Park, prima di circumnavigare Città del Capo e raggiungere di nuovo l’Oceano Atlantico

La crociera della Costa neoRomantica arriva nel cuore dell'Africa. Qui le giraffe dell’Hluhluwe Park

“Voglio farti vedere una cosa”. Grazia Frison, torinese, mi spinge dentro i bagni del ponte 11. Da una grande vetrata affacciata sul mare, il blu dell’acqua colora tutto l’ambiente. Sembra di essere entrati in una gigantesca piscina. Non fosse per il fatto che si rischierebbe di passare per tipi eccessivamente originali, varrebbe la pena di restare lì un po’, con il naso schiacciato contro il cristallo, a sentirsi tutt’uno con l’Oceano.

Particolari che fanno la differenza. Ma non si tratta di un’eccezione, sulla Costa neoRomantica. Completamente rimessa a nuovo un paio di anni fa, la nave interpreta un nuovo modo di viaggiare per mare. Niente atmosfere chiassose, ma un lusso pacato che induce al relax. Non a caso l’originario teatro ha lasciato il posto alla raffinata Samsara Spa; nel ristorante Botticelli i colori e gli arredi sono ispirati al Rinascimento italiano; per degustare vini e formaggi pregiati ci si può accomodare sulle ampie poltrone di cuoio dell’Enoteca Verona; e nella Caffetteria in stile liberty, i lampadari di Murano diffondono una calda luce rosata. Insomma, il posto ideale per riscoprire l’otium di antica memoria. Aiutati anche dalle lunghe tratte che spesso tengono la Costa neoRomantica per giorni lontana da terra. La nave, allora, diventa una specie di isola flottante, dopo avere lasciato Reunion, con la prospettiva di passare tre giorni interi per mare (Natale compreso).

La giornata è scandita da piccoli riti quotidiani: partite di calciobalilla, balli, bagni di sole, quattro passi tra le vetrine di Via Condotti… Poi succede tutto all’improvviso: una sera te ne stai lì sul ponte al tramonto, e lo senti.

C’è un’aria calda che ti avvolge, un profumo di selvatico anche se non si vede terra all’orizzonte. Nel cielo, manciate di nuvole arancioni. Il mal d’Africa comincia così, ancora prima di arrivare a Richards Bay e di salire sulla 4x4 dell’Hluhluwe Umfolozi Park. E quando ti trovi faccia a faccia con la prima giraffa, così vicino da sentirne l’odore, sei contagiato per sempre. “Quello è un maschio – spiega il ranger -. Perché ha macchie più vivide, e corna più grosse”. Ma non c’è tempo per troppe descrizioni: sulla sinistra è sbucato un enorme rinoceronte. Ancora avanti, ed ecco una famiglia di facoceri. Certo, il fascino di un safari è unico. Ma in realtà in Sudafrica non c’è bisogno di passare giornate nei parchi per incontri ravvicinati con gli animali selvatici. Sul lungomare di Durban (il mitico Golden Mile), popolato di bancarelle piene di cianfrusaglie colorate, ogni tanto sugli alberi sfreccia una scimmia a caccia di cibo. E affacciandosi ai moli che si allungano nell’acqua, tra i surfisti a mollo in attesa delle onde, ecco guizzare all’improvviso mante grosse come tovaglie. Di “visi pallidi”, da queste parti, ne girano pochi. Dopo la fine dell’apartheid, i neri si sono riappropriati della città e i bianchi hanno battuto in ritirata. Per respirare l’aria del nuovo Sudafrica, bisogna arrivare a Cape Town. Una passeggiata per le sue strade è una vera lezione di storia sulla segregazione razziale e le battaglie combattute.

Di lavoro da fare ce n’è ancora parecchio, ma trascorrere la notte di San Silvestro sul suo variopinto Waterfront, tra persone di tutte le razze, da una parte i fuochi d’artificio che illuminano il cielo e dall’altra il profilo scuro di Table Mountain (una delle sette meraviglie del mondo), è sicuramente uno dei modi migliori per cominciare l’anno. Lungo questa affascinate rotta intorno all’Africa tra poco più di un mese navigherà anche Costa neoRiviera.

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