Quando il brindisi diventa smart
(Signorvino)
Quando il brindisi diventa smart
Lifestyle

Quando il brindisi diventa smart

App da bere. Il lockdown e l'astinenza da aperitivi hanno trasformato gli italiani in un po polo di degustatori che acquista vini e cocktail con il cellulare e se li fa portare a casa.

Facciamo un salto nel passato. New York, Manhattan, fine anni Sessanta, pieno boom economico, i locali brulicano fin dal mattino e esplode la moda del drink anche a metà giornata. Il 3 Martini Lunch con tanto di oliva «annegata» diventa il simbolo degli incontri d'affari al punto che il fisco consente di dedurlo dalle tasse, al pari di un pranzo di lavoro. Col passare del tempo, s'imposero abitudini più salutiste e l'alcol è stato confinato a fine giornata. Ma le mode spesso tornano. La pandemia, il lockdown, il coprifuoco, i locali chiusi dopo le 18 hanno rivoluzionato gli stili di vita. E come l'ufficio si è trasferito a casa, così ristoranti e bar hanno raggiunto i clienti nei loro salotti, a tutte le ore. Il drink è diventato il compagno dello smart working, tra una call e l'altra. Una cosa è certa: si può rinunciare allo shopping e ai viaggi, ma a un bicchiere di buon vino è molto più difficile.

Basti pensare che a Mosca la gente era sul punto di scendere in piazza quando un funzionario sanitario se n'è uscito dicendo che il vaccino Sputnik funziona solo se non si beve alcol per due mesi.

È stato il panico. Ai russi potete togliere tutto ma non la vodka, che scorre più dell'acqua sin dalle prime luci dell'alba. La gente inferocita ha preso d'assalto i social. È dovuto intervenire direttamente lo sviluppatore del vaccino, Alexander Gintsburg, a placare gli animi, dicendo che, in fondo, un bicchierino non fa male a nessuno, neanche al sistema immunitario.

Oltre cortina, è risaputo, sono grandi bevitori ma anche da noi la chiusura anticipata dei bar ha sconvolto un ritmo di vita fatto di relazioni e business consumati davanti a un bicchiere. Al tempo stesso ha messo in crisi un comparto industriale costringendolo a riorganizzarsi per non soccombere. Il wine e-commerce, la vendita sul web, nel giro di pochi mesi ha moltiplicato il giro d'affari, siti e app hanno invaso la rete. Chi aveva già una piattaforma online ha dovuto rafforzare il servizio e chi ancora indugiava non ha più avuto dubbi. Le «app da bere» sono diventate la via di fuga dal Covid.

La vendita online di vino conta un giro d'affari tra i 150 e i 200 milioni di euro. Prima della pandemia l'Italia era all'ultimo posto tra i grandi mercati internazionali: nel nostro Paese, come indica una ricerca di Nomisma, l'e-commerce rappresentava appena l'1 per cento del mercato retail di vino. Fanalino di coda rispetto agli Usa con il 4 per cento, alla Gran Bretagna con il 10 e al 29 della Cina, mercati strategici per il made in Italy.

Con il lockdown c'è stata un'accelerazione. Lo scorso anno oltre 8 milioni di persone hanno acquistato bottiglie online, una cifra pari al 27 per cento dei consumatori di vino, in crescita di 10 punti rispetto al 2018. Il peso dell'e-commerce sul totale delle vendite di vino del canale retail dovrebbe così passare dall'1 al 2-3 per cento. Nei primi sei mesi del 2020, il mercato e-commerce del vino ha raggiunto un valore di 75,5 milioni di euro: il doppio rispetto al 2019.

Drink delivery in buste sottovuoto di Rita's e Rita's Tiki Room di Milano

Milano da bere

Due locali milanesi, Rita e Rita's Tiki Room, hanno inventato

il drink delivery in buste sottovuoto chiuse in un barattolo

utile per lo shaker o in bottiglie mignon. Rita.bar/menu

I signori del web sono Tannico, Vino.com, Callmewine, che monopolizzano l'80 per cento delle vendite online, ma restano validi i canali di Amazon e dei siti della grande distribuzione organizzata. Di solito chi acquista sulle piattaforme dei supermercati tende a preferire vini più costosi rispetto a quelli scelti sugli scaffali del negozio fisico. Il cliente tipo del wine e-commerce è il Millennial con un alto potere d'acquisto ma anche il manager che non ha tanto tempo per raggiungere un'enoteca e ora a maggior ragione costretto a stare in casa. Tannico consente selezionare etichette da grandi e piccoli produttori, ha registrato nel 2020 l'ingresso nel capitale di un colosso del beverage come Campari Group e ha visto il fatturato arrivare a 37,5 milioni di euro, con una crescita dell'82 per cento sul 2019, grazie a 2,5 milioni di bottiglie consegnate e picchi di 7.500 ordini gestiti in un solo giorno. C'è chi si è specializzato come il sito Vinatis, dedicato solo a vini francesi e champagne. Il gruppo Bernabei, con consegne in giornata a Roma e Milano, ha avuto una tale crescita delle vendite online (il 162 per cento in più) che sta pensando a un socio: a dicembre ha perso due milioni di euro di ordini perché non è riuscito a far fronte alle richieste.

Ci sono realtà, come Signorvino, alle quali la pandemia ha messo le ali per la rete e ora opera su più canali. Le prenotazioni si possono fare online, per telefono o passando in enoteca e la bottiglia viene recapitata a casa. Sulla piattaforma un wine-specialist fornisce consigli in base all'occasione o alla tipologia di cliente. Alessandro Regoli di Winenews, uno dei più autorevoli siti di informazione sul vino, è convinto che «il boom dell'e-commerce non basti a compensare gli ammanchi della chiusura dei locali per Covid. Vincono le aziende che operano su più fronti» commenta.

La pandemia ha segnato anche la diffusione delle app di delivery. Winelivery che in 30 minuti consegna vino e cocktail alla temperatura giusta, pronti per essere degustati, ha quasi l'esclusiva del mercato. Nata nel 2016 da un'intuizione di Andrea Antinori, giovane donna che faceva tutt'altro (fisioterapista in un ospedale), ha avuto una crescita di fatturato costante del 300 per cento ogni anno e poi nel 2020 del 600 per cento a 7,5 milioni di euro. Con l'app, oltre al vino, si possono ordinare cocktail, birre e superalcolici con relativi snack e ghiaccio di varie forme. «Copriamo tutta Italia, dalla Lombardia alla Sicilia, con servizio express e oltre 60 store. Nel 2020 abbiamo registrato 700 mila download» racconta soddisfatta Antinori.

Edoardo Nono, un fuoriclasse dei cocktail, due locali, Rita e Rita's Tiki Room, a Milano, s'è inventato il drink delivery in buste sottovuoto chiuse in un barattolo utile per lo shaker, o in bottiglie mignon accompagnate da ghiaccio. «In due mesi abbiamo venduto 1.500 drink» dice. «Ma soprattutto abbiamo mantenuto il legame con la clientela». Che è poi lo spirito di tutte queste iniziative, in attesa che passi la nottata. E magari anche guardando al futuro. n

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