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La luce rossa della telecamera

Storia di un game show degli anni '80, di un bambino e di tonnellate di detersivi

Avevo da poco compiuto 6 anni quando, un normale sabato mattina, dentro al supermercato in cui andavo ogni settimana con i miei genitori per fare la spesa, ci diedero un volantino; cercavano bambini per quello che oggi si chiamerebbe game show, mentre all'epoca era semplicemente un quiz.

Sarà stato il caso, il destino, una particolare congiuntura astrale o semplicemente il fatto che mi conoscevano già molto bene, ma nonostante fossero solitamente refrattari a questo genere di iniziative, quel giorno mio padre e mia madre dissero: perché no?

Dopo qualche giorno feci il provino e, la settimana successiva, per la prima volta in vita mia volta varcai la soglia di uno studio televisivo.

Tutto mi sembrava grande, strano, meraviglioso e da subito mi innamorai di quella lucina rossa, delle ruote grosse e silenziose che muovono le telecamere, dei microfoni e delle giraffe.

Io e la mia squadra vincemmo ben 5 puntate e ci portammo a casa tonnellate di detersivi offerti dallo sponsor; io guardavo quei fustini stipati nello sgabuzzino di casa con un orgoglio che è difficile descrivere a parole, ma soprattutto capii che volevo continuare a stare davanti alla telecamera, lavorare in quel mondo.

Oggi la televisione è molto diversa, i detersivi forse non fanno più gola, ma alcune produzioni – ad esempio Boing Challenge, che proprio in questi giorni comincia le riprese sul set e che, con la conduzione di Tommaso Cassissa, andrà in onda sul canale 40 del DTT dalla prossima primavera - mi ricordano quella sensazione meravigliosa che riconosco negli occhi di miei figli quando, in un modo o nell'altro sfiorano quel mondo.

È stato così quando Giovanni ha recitato per alcuni spot, quando Marco ha preso parte ad uno splendido progetto di Kaspersky che ha portato prima in teatro e poi al Giffoni Film Festival un testo contro il cyberbullismo.

Loro, come me in quello studio 38 anni fa, assaporavano il piacere di esprimersi, essere liberi nel fare ciò che amano e che li rende felici.

Che la luce rossa rimanga sempre accesa su di voi, ma soprattutto dentro di voi figli miei, qualunque cosa facciate ogni giorno.

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