Spazi di paradiso ai giardini della Reggia di Caserta
Spazi di paradiso ai giardini della Reggia di Caserta
Cultura

Spazi di paradiso ai giardini della Reggia di Caserta

Era il 20 gennaio 1752, il giorno del compleanno del re Carlo di Borbone, quando, nella superba posizione della pianura casertana tra le montagne e il mare, l’architetto Luigi Vanvitelli pose la prima pietra della superba Reggia: ultimo capolavoro del barocco italiano. Milleduecento stanze occhieggiano con 1742 finestre su uno splendido parco di 123 ettari e 60 di bosco con l’intento di meravigliare il mondo e di superare il modello ideale di quella Versailles voluta da Luigi XIV, celebre bisnonno di re Carlo. La sua impresa andò ben oltre. La costruzione della residenza durò decenni e si concluse solo nel 1845 toccando una spesa totale che oggi sarebbe equivalente a 300 miliardi di euro. I più grandi artisti del regno furono chiamati per arredare e affrescare gli interni tra cui emerge il gioiello della Cappella Palatina decorata dallo stesso Vanvitelli. Tutto il complesso (riconosciuto patrimonio dell’Umanità - Unesco) è un capolavoro che unisce architettura, arte e natura in un’unica sinfonia realizzata con l’intento di meravigliare il mondo e superare il modello universale di Versailles voluta da Luigi XIV, bisnonno del re Carlo di Borbone.

Dietro una facciata monumentale rigorosa si cela un inno all’eleganza, al lusso e allo sfarzo a partire dallo scalone vanvitelliano che pareva risuonare di angeliche note al passaggio del re grazie a un loggiato per l’orchestra nascosto dalla prospettiva della cupola. Un lusso che si rivela anche nei più piccoli dettagli come il curioso aneddoto sul fantomatico bidet che dopo l’annessione sabauda dei beni borbonici nel 1861 il funzionario piemontese addetto alla catalogazione non riuscì ad identificare se non come “strano oggetto sconosciuto a forma di chitarra”.

Se la Reggia di Caserta divenne la residenza reale più grande e maestosa al mondo, altrettanto lo è il suo parco con le affascinanti scenografie d’acqua, il giardino all’inglese e il Bagno di Venere che la regina Maria Carolina, moglie di re Ferdinando IV di Borbone affidò al genio botanico di John Andreas Graefer per competere con la sorella Maria Antonietta di Francia e oscurare il Petit Trianon di Versailles.

Per celebrare tanta bellezza nel trionfo dei suoi giardini la Reggia di Caserta ospiterà fino al 16 ottobre la mostra “Frammenti di Paradiso: giardini nel tempo” curata dalla direttrice Tiziana Maffei, da Alberta Campitelli e Alessandro Cremona. Si tratta di una mostra dal taglio inedito e particolare: 200 opere tra dipinti, sculture, libri e oggetti d’arte raccontano la storia del giardino mettendo in relazione il sistema dei giardini italiani dal Rinascimento ai primi dell’Ottocento evocando personaggi, modelli, stili di vita con l’aggiunta di un tocco di spettacolarità offerto dalla ricostruzione virtuale dei giardini come immaginati dal Vanvitelli nella Dichiarazione dei Disegni. L’appuntamento è anche un’importante occasione di riflessione per promuovere maggior consapevolezza sul valore e la fragilità di quel particolare patrimonio artistico formato dalla preziosa interazione tra uomo e natura che rappresentano un segno del benessere sociale di un territorio. “Parchi e giardini storici sono un’identità culturale profonda dell’Europa – afferma Tiziana Maffei direttrice della Reggia di Caserta - il ruolo della sapienza paesaggistica italiana nel passato è indiscussa. Oggi, finalmente, ne stiamo acquisendo la piena consapevolezza”.

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