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Cinema

The Habit of Beauty, i nostri passi: al cinema - La recensione

Convincente esordio di Mirko Pincelli con un film ambientato Londra. Dove due genitori perdono un figlio e ne recuperano uno adottivo alla vita e all'arte

I percorsi incrociati tra dolore, rimozione e riabilitazione uniscono le figure tremule e vaganti di The Habit of Beauty – I nostri passi (in sala dal 22 giugno, durata 89’) che sarà ricordato, probabilmente, come l’esordio convincente di Mirko Pincelli, documentarista e fotografo di fama: il quale sceglie Londra – brevemente alternandola alle montagne del trentino - per raccontare la vita straziata di Elena ed Ernesto (Francesca Neri e Vincenzo Amato) che hanno perduto un figlio in un incidente stradale e causalmente ne trovano un altro, quasi come adottivo, proveniente dal carcere dove Ernesto, che fa il fotografo d’arte, tiene uno stage di recupero.

Salvato dal culto e dall’estetica dell’immagine

Il ragazzo si chiama Ian (Nico Mirallegro), ha un padre ubriacone e una madre devastata, dolente, capace d’amore forte e silenzioso. Vive in un quartiere degradato e in una casa sudicia e per giunta la malavita che frequentava un tempo, specie sugli orizzonti d’uno spaccio diffuso, là, a livello capillare, non lo vuole mollare.

Anzi, dagli inviti a riprendere il traffico si passa alle minacce e alle percosse col sospetto che Ian abbia voglia di spifferare nomi scomodi alla polizia. Già, perché il culto dell’immagine e la sua estetica che Ernesto – malato e prossimo a morire – gli sta insegnando, posseggono il dono miracoloso della linfa culturale capace di vincere l’imbarbarimento e la perdizione. E lo aiuteranno a riscattarsi.

La speranza vincente sul precipizio collettivo

Il film è nervoso, asciutto, carico di ellissi e primi piani, brillantemente cadenzato da inquadrature brevi e scelte leste. Ove la speranza s’oppone vincente al precipizio collettivo e la fotografia di un autore celebrato come Fabio Cianchetti determina  ulteriori emozioni e un decisivo salto di qualità nelle sorprendenti dinamiche del racconto, vestendole di tonalità brune, forti, a tratti cineree. Di uguale peso e incisività la recitazione degli attori, ovviamente in prima evidenza quelle di Neri, Amato e Mirallegro.

Europictures Distribuzione, Ufficio stampa Ornato Comunicazione
Vincenzo Amato è Ernesto, fotografo d'arte capace di trasmettere l'amore per le immagini ad un ragazzo "perduto"
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