Russell Crowe al cinema con Il giorno sbagliato, il film meno giusto post-lockdown
(01 Distribution)
Russell Crowe al cinema con Il giorno sbagliato, il film meno giusto post-lockdown
Cinema

Russell Crowe al cinema con Il giorno sbagliato, il film meno giusto post-lockdown

Troppa violenza e ansia che resta addosso. L'ex Gladiatore, in dimensioni mastodontiche, racchiude tutta la rabbia che domina la nostra società. Un antieroe da paura ma che, come il plot narrato, è troppo monolitico e unidirezionale

Chi cerca il film giusto per tornare al cinema e mettere per un po' da parte le angosce connesse alla pandemia, non lo troverà ne Il giorno sbagliato, dal 24 settembre nelle sale cinematografiche con 01 Distribution. Russell Crowe ingrassato e in dimensioni mastodontiche è da paura: la ferocia brutale apre la prima scena e cinge come un cappio al collo tutta l'ora e mezza di trama. Si esce dal cinema con un senso persistente di ansia addosso. Tra occhi trapassati da forbici e facce grondanti sangue sbattute ripetutamente sul tavolo di un fast food indifferente, davvero troppa la violenza.

Il giorno sbagliato non è una storia così nuova: in Duel (1971) era l'autista di un camion a infuriarsi contro un automobilista, ora invece Crowe è alla guida di un pick-up e sfoga la sua frustrazione contro una mamma divorziata (Caren Pistorius) di New Orleans, in ritardo per il lavoro e per accompagnare il figlio (Gabriel Bateman) a scuola. La sua colpa? Avergli strombazzato al semaforo, senza poi chiedergli scusa, e avere colto quel colosso in pick-up nel suo «giorno sbagliato» (non che sia così felice quello della giovane mamma), in «un giorno di ordinaria follia» (come si intitola l'altro film che richiama alla memoria).

Nel cult del 1971 di Steven Spielberg, dell'aggressore vedevamo soltanto le braccia, e tanto bastava, ora invece vediamo l'ex Gladiatore in tutta la sua mole extra-large, sguardo minaccioso, ma non ne conosciamo il nome. Sappiamo che ha appena seminato morte con una facilità distruttiva sin troppo sbalordente. È un uomo che non ha niente da perdere, pensa di aver subìto troppo dalla vita e che sia giunto il tempo per punire chi gli sta attorno.

Intanto, mentre Crowe sparge terrore, di sottofondo dai notiziari, da radio e tv, dai talk, rimbalzano notizie e frasi facili sulla rabbia generata dai nostri tempi incerti, dagli ingorghi, dal traffico, dall'inciviltà al volante, dalle ingiustizie sociali, chi più ne ha più ne metta: «Alla gente arriva addosso talmente tanta roba che il cervello non regge», «Chi resta indietro è destinato ad esplodere come un vulcano».

Anche il fresco Leone d'argento Nuevo Orden di Michel Franco ci mostra l'esplosione rabbiosa a cui possono portare le disparità e le fatiche quotidiane, ma la brutalità che inscena ha una visione più collettiva e sottile, più scomoda, tira in campo trame politiche e sociologiche di orwelliana ambiguità. Il giorno sbagliato invece è monolitico e unidirezionale, come il suo antieroe in camicia macchiata e occhi incassati.

Il regista statunitense, di origini tedesche, Derrick Borte, noto per la commedia dark The Joneses (2009), lavora sulla sceneggiatura di Carl Ellsworth (Red Eye, Disturbia), che già aveva scritto un paio di thriller costruiti su premesse altrettanto paranoiche. Qui non trova abbastanza profondità. Basa tutto su una tensione di muscoli e sangue, che riesce comunque a tenere incollati alla poltroncina. Con un epilogo poco credibile: a chi mai, inseguito da uno sterminatore folle in pick-up, verrebbe in mente di non schiodarsi mai dall'auto e, infine, provare addirittura a giocarci al gatto e al topo?

Una cosa è certa: per qualche ora, se capiterà di trovarsi incolonnati nel traffico, avremo la precauzione di non pigiare il clacson con troppa istintività.

Caren Pistorius? Attrice da tenere d'occhio!

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