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Cinema

Qualcosa di nuovo di Cristina Comencini: diversamente amiche - La recensione

Paola Cortellesi e Micaela Ramazzotti si scambiano ruoli e caratteri. La posta in palio? Se stesse. E un ragazzo…

Più diverse di così, tra loro, Lucia e Maria non potrebbero essere. Nonostante tutto, amiche. Da una vita. Con qualche segno comune: entrambe single, non proprio ragazzine, soprattutto deluse dagli uomini. Solo che Maria (Micaela Ramazzotti), due figlioletti sulle spalle e per sua natura disordinata, annega le frustrazioni ed esorcizza la solitudine concedendosi assiduamente ai primi che incontra; mentre Lucia (Paola Cortellesi), esattamente agli antipodi e maniaca dell’ordine, compensa le frustrazioni nel suo appagante mestiere di cantante jazz e rifiuta ogni rapporto erigendo verso l’altro sesso un muro che pare invalicabile. Senza risparmiare all’amica – sulla quale cala ad ogni occasione un petulante velo protettivo - critiche e rimbrotti per quel comportamento un po’ troppo libertino.

Con “lui” arriva la bufera

Così s’avvia Qualcosa di nuovo (in sala dal 13 ottobre), dodicesimo film da regista di Cristina Comencini ripreso in modo estensivo dal suo lavoro teatrale in atto unico La scena, sceneggiatura scritta insieme con Cortellesi stessa e Giulia Calenda. Storia di donne, com’è evidente, di uomini erranti nelle loro vite passate e di un uomo che arriva come una bufera a scombinare il presente. Prima quello di Maria, poi di Lucia, insomma di entrambe. Un uomo, poi. Diciamo un ragazzo. Perché Luca (Eduardo Valdarnini) ha soltanto 19 anni e sembra essere “uno dei tanti” che Maria si porta a letto per una notte caotica e priva di ricordi  precisi; salvo, stavolta, ritrovarsi al mattino dopo e casualmente davanti a Lucia, arrivata per far colazione con l’amica, credendola però l’altra, che nel frattempo è uscita di casa. Preludendo ad uno scambio di ruoli che le due donne, per necessità o per diletto, decidono di attuare.

Gioco a ruoli invertiti

Di qui la girella di circostanze paradossali. Perché Lucia non riesce o, sotto sotto, non vuole rivelarsi e rivelare al ragazzo – che nel frattempo s’è innamorato per davvero e non demorde - di non essere Maria: finendo fatalmente per soccombere, assai consenziente, alla generosa e prestante insistenza di lui. Innamorandosene a sua volta. E la vera Maria? Si trova ad interpretare la parte dell’amica, replicandone il contegno da “insormontabile” e privilegiando la parola all’azione. Prima di cedere, pure lei, alle focose avances del diciannovenne. Nessuna delle due, naturalmente, svela all’altra quel che sta accadendo sotto le lenzuola ma prima o poi la verità è destinata a manifestarsi. Inclusa la scoperta di quell’intrico da parte di Luca, il quale incomincia forse a meditare una dolce vendetta.

Una storia fatta di contrasti

Moderatamente complicato da raccontare, meno da vedere. Il film balla su questo contrasto: tra un reticolato abbastanza fitto di situazioni, pensieri, movimenti e contraddizioni anche psicologiche; e lo svolgersi di un’azione che vuole svilupparsi soprattutto in termini di commedia lineare, pure elaborando temi di profondità nella natura femminile del suo disegno. Come quelli della ricerca di un’identità, anche sessuale, della maturità, delle libere scelte, della maternità in essere e di quella impedita, della competizione tra donne e dell’amicizia, del materializzarsi di un confuso concetto di “uomo ideale” che, chissà, neppure esiste.

Non tutto funziona

Interrogativi e motivi anche drammatici, che i dialoghi hanno il merito di risolvere, nelle loro evidenze più aguzze, con qualche battuta intelligente e salace o con artifici narrativi che arrivano, non di rado, a divertire. Utilizzando, magari, quel toy boy non tanto nella sua banalità di accezione, percezione e scurrilità popolari, quanto come “specchio” per le due protagoniste, le loro irresolutezze, la loro ricerca di stabilità. Elementi che, peraltro, la regia ha il merito di tenere sempre sul binario della delicatezza e del garbo, sullo sfondo di un universo femminile che con le sue debolezze, personalissima sensazione, non esce molto bene da questo pantano, contemplato con molta indulgenza e poca inclinazione critica.

Che poi l’intero congegno risulti un po’ leggerino, dispersivo e, alla lunga, ripetitivo nell’esercizio classico dello scambio di persona e in tutte le combinazioni d’equivoci che ne derivano, è altro discorso, che riguarda, come è giusto, la considerazione del film in sé al di fuori della pièce che lo ha ispirato. E l’effetto, in questo senso, è di un petit jeu cui Comencini affida lo sviluppo di un’intuizione felice che al cinema, pure con molte distanze, assume echi da Prime di Ben Younger (ricordate la schermaglia tra Uma Thurman e Meryl Streep?), quindi da Forever Young di Fausto Brizzi (disputa Sabrina Ferilli-Luisa Ranieri).

Due attrici, molte sfumature

A proposito di attrici. Il duetto di Micaela Ramazzotti e Paola Cortellesi, ciascuna seguendo i propri caratteri specifici, funziona in un interagire armonico che prescinde da qualche diradamento narrativo. Molto efficace e valida la prima a vestire Maria di tratti vagabondi e ingenuamente scostumati, per lasciare spazio, in seguito, ad una vena piegata, teneramente, allo stupore malinconico. Molte sfumature, insomma. Come quelle espresse da Paola Cortellesi la quale, al di là delle eccellenti doti canore mostrate in un genere non facile, include nella figura di Lucia una gaia e disinvolta intonazione sexy sostituita all’iniziale, rigida ritrosia. Eduardo Valdarnini,  nella parte di Luca, fa quel che deve fare senza sbavature. Cioè il ragazzo sospeso fra il comando del gioco e il suo contrario. Esattamente come le sue due compagne di viaggio.

01 Distribution, Ufficio stampa Patrizia Cafiero&Partners, 01 Distribution Comunicazione, foto di Claudio Iannone © Cattleya 2015
Lucia (Paola Cortellesi) in intimità con Luca (Eduardo Valdarnini)
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