L'Oldboy americano di Spike Lee: 5 cose da sapere
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L'Oldboy americano di Spike Lee: 5 cose da sapere
Cinema

L'Oldboy americano di Spike Lee: 5 cose da sapere

Thriller cupo e violento sulla vendetta, è il remake - poco necessario - del film di Park Chan-wook

Dopo il flop di Miracolo a Sant'Anna (2008) e incursioni nel documentario, Spike Lee torna al cinema con Oldboy, dal 5 dicembre nelle sale italiane. Oldboy... per caso vi sembra un titolo non nuovo? Infatti non lo è.

Ecco cinque cose da sapere sul nuovo film del regista statunitense. 

1) Tratto da un manga e da un cult orientale

Oldboy di Lee si basa sulla graphic novel di Garon Tsuchiya e Nobuaki Minegishi e sull'omonimo film del 2003 del sudcoreano Park Chan-wook, vincitore del Grand Prix al Festival di Cannes, uno dei lungometraggi orientali più noti ed esportati, il secondo capitolo della trilogia della vendetta aperta da Mr. Vendetta (2002) e conclusa da Lady Vendetta (2005). Il remake trasferisce la storia in una non specificata città americana (le riprese sono state realizzate a New Orleans), riporta un personaggio presente solo nel manga (la preside della scuola d'infanzia di Joe Doucett) e, pur ispirandosi ai temi fondamentali sia del manga che del film, aggiunge nuovi personaggi e ne rivisita alcuni. 

2) Ecco perché Spike sceglie un "remake"

Tutto è nato così: i produttori Roy Lee e Doug Davison della Vertigo Entertainment e Nathan Kahane di Good Universe hanno incaricato Mark Protosevich, lo sceneggiatore di The Cell - La cellula e Io sono leggenda, di adattare Oldboy in un film in lingua inglese. Per farlo Protosevich si è documentato su casi di persone che hanno vissuto molto tempo in isolamento, come ostaggi di terroristi, e ha studiato gli esperimenti fatti nel 1950 con i cuccioli di scimmia allontanati dalle madri per vedere le loro reazioni in seguito alla perdita del contatto carnale. Dalle lettura della sceneggiatura di Protosevich si è scatenato per Spike Lee l'impulso di rivisitare Oldboy, anche se il regista preferisce non chiamarlo remake. 
"Non ho mai pensato a Oldboy come un remake" da detto. "L'ho visto più come un'interpretazione di una grande storia che può essere rappresentata in tanti modi diversi. Park Chan-wook ha fatto un grande film, ma ancor prima, la fonte originale è il manga giapponese, e questo mio progetto è l'opportunità di dare una nuova narrazione al materiale". Oldboy ha catturato Lee fin dalla prima volta che lo ha visto, tanti anni fa: "Mi ha spiazzato; è una storia del tutto particolare, con tutti i migliori elementi del mistero e della vendetta, ritratti nel modo più dettagliato possibile". Lee si è impegnato nel rispetto del film coreano, ma non a copiarlo. "Quando abbiamo iniziato a parlare di Oldboy, Josh Brolin ha cercato la benedizione di Park Chan-wook e le sue testuali parole sono state: 'Qualunque cosa tu faccia, fai il tuo film'". 

3) Una storia di vendetta, isolamento e violenza

Per chi non la conoscesse, la trama di Oldboy è terribile e geniale: un uomo viene rapito senza sapere il motivo e rinchiuso in una stanza-cella dove rimane isolato e abbandonato per anni, senza mai sapere chi possa odiarlo fino a quel punto, finché non viene inaspettatamente liberato. In realtà, però, la libertà è solo apparente. Nella versione di Spike Lee l'uomo oggetto di questa spietata vendetta, più lenta ed estenuante di uno stillicidio, è Josh Brolin. È lui il protagonista Joe Doucett. Passa ben vent'anni nello stanzino di un finto motel dove tenta invano anche il suicidio. La liberazione è una delle immagini più memorabili di Oldboy: in un prato verde, Joe emerge da una valigia Louis Vuitton. Lo anima una brama primordiale di scontro e rivalsa. Una delle prime persone che incontrerà è la caritatevole assistente sociale Marie (Elizabeth Olsen, la sorella minore delle gemelle Olsen). L'incubo per lui però non è finito... La sua nemesi si chiama Adrian Pryce (Sharlto Copley, l'attore sudafricano di District 9).
La rabbia vibrante ed esplosiva di Joe lo spinge a scene di violenza talvolta difficile da sostenere per lo spettatore. 
Un combattimento di Joe, quello contro un esercito di 35 scagnozzi pronti a eliminarlo, ha comportato una delle sequenze più complesse della produzione. Lee e il direttore della fotografia Sean Bobbitt hanno filmato con una ripresa singola, della durata di tre minuti e mezzo, utilizzando un idroscopio di 22 metri (una gru telescopica su una base mobile) che ha richiesto il lavoro di 10 macchinisti: sono state necessarie sei settimane di prove con Brolin e tutti gli stunt.

4) Josh Brolin, che carisma!

Brolin, il cui corpo prima è rigonfio di vodka quindi un fascio di muscoli, è magnetico. Con la sua fisicità imponente e la tensione emotiva del viso apre lo schermo: ha carisma da vendere, che non può pareggiare quello del rivale Copley. 
Per comprendere meglio la natura dell'esperienza del suo personaggio ha parlato con degli ex condannati a morte ingiustamente e, al contempo, si è allenato per le sequenze di combattimento. 

5) La critica

La domanda più urgente che viene da porsi davanti a Oldboy di Lee è: ma Hollywood è così spoglia di idee per dover rimetter mano a un cult di appena un decennio fa? E sono in tanti a essersi chiesti ciò tra i critici della stampa internazionale. Per chi non avesse visto la versione di Park Chan-wook, la visione potrebbe oscillare tra lo sconcerto e il mite stupore, ma non mancherebbero perplessità, soprattutto nella parte finale. In Rottentomatoes, il sito che raccoglie recensioni, l'Oldboy a stelle e strisce attualmente ha solo il 42% dei consensi, contro l'80% del film originale. Tra le voci più autorevoli John DeFore sull'Hollywood Reporter scrive: "Thriller scuro e violento è a sé stante rispetto al suo venerato predecessore".
Justin Chang su Variety: "La vendetta, come il polpo, è un piatto che va servito freddo, ma il remake deludente di Spike Lee è un pasto al massimo tiepido"

 
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