Le due Coree unite dopo 70 anni al Far East Film Festival
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Le due Coree unite dopo 70 anni al Far East Film Festival
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Le due Coree unite dopo 70 anni al Far East Film Festival

La rassegna dedicata al cinema asiatico, che scocca nell'anniversario della Guerra di Corea, ha nella Corea del Sud la delegazione più popolosa. Non a caso, è aperta da un distaster movie che mostra un accordo di denuclearizzazione e sudcoreani e nordcoreani uniti in una lotta di sopravvivenza. Tra i titoli anche «Parasite» in versione bianco e nero.

Sulla scia di Parasite, film sudcoreano trionfatore agli Oscar, l'attenzione dei cinefili di tutto il mondo si è spostata sul cinema asiatico e, soprattutto, sulla produzione di quella penisola divisa tra Nord e Sud, tra la dittatura di Kim Jong-un e la repubblica amica degli Stati Uniti. Giunge quindi quanto mai propizio il Far East Film Festival di Udine, dedicato al cinema dell'Estremo Oriente, che causa Covid quest'anno è in versione digitale e quindi, per lo meno, visibile in streaming in tutta Italia e nel mondo (tramite la piattaforma www.mymovies.it/live/feff). In programma dal 26 giugno al 4 luglio, non a caso ha avuto la sua pre-apertura il 25 giugno con… Parasite, nella sua versione in bianco e nero voluta personalmente dal suo regista e sceneggiatore Bong Joon-ho.

Sarcastica analisi del divario incolmabile tra ricchezza e povertà, Parasite è stato proiettato in stile black and white all'Arena Loris Fortuna di Udine e per tutta la durata del festival sarà visibile online.

A che punto è la situazione tra le due Coree

A 70 anni dallo scoppio della guerra tra le due Coree, avvenuto il 25 giugno del 1950, l'attuale guerra più o meno fredda tra Nord e Sud permane. Dopo la Guerra di Corea, nel 1953 fu firmato l'armistizio più lungo della storia che non ha mai portato a un trattato di pace. L'ultimo atto di ostilità? Pyongyang pochi giorni fa ha distrutto l'edificio da 15 milioni di dollari sede per le relazioni diplomatiche tra le due Coree, costruito a spese di Seul nella città nordcoreana di Kaesong.

Il lockdown causato dal Coronavirus ha reso gli animi ancora più tesi. Con le frontiere con la Cina chiuse, la misera economia nordcoreana è ancor di più allo stremo. Nonostante gli incontri tra Kim Jong-un e Trump, le sanzioni contro il Nord non sono state alleggerite, visto che in effetti non ci sono stati ancora passi del regime verso la denuclearizzazione.

La Corea del Nord è alla fame e, nel consueto balletto di intimidazioni e disgeli, dopo aver minacciato ritorsioni contro Seul, ha poi sospeso i piani di azione militare. Intanto, proprio in occasione del 70° anniversario dell'inizio della Guerra di Corea, il presidente sudcoreano Moon Jae-in ha esortato Pyongyang a porre formalmente fine alle animosità.

Il cinema sudcoreano al FEFF, tra Storia e storie

Da questi decenni di tensioni politiche, militari ed economiche ha evidentemente tratto materiale umano e artistico l'attuale generazione di registi sudcoreani.

Se purtroppo non si può parlare di cinema nordcoreano, chiuso e soffocato com'è il Nord nel suo isolamento, la Corea del Sud, pur essendo un Paese piccolo da 50 milioni di abitanti (l'Italia ne ha 60 milioni), vanta molti registi di qualità, sempre più riconosciuti: Kim Ki-duk, Park Chan-wook, Kim Ji-woon, Lee Chang-dong, Hong Sang-soo e ora, certo, l'alfiere Bong Joon-ho.

Il Far East Film Festival di Udine presenta ben 10 titoli sudcoreani, la delegazione più nutrita (e poi 4 cinesi, 6 di Hong Kong, 2 indonesiani, 9 giapponesi, 2 malesiani, 2 delle Filippine, 3 di Taiwan). L'apertura del FEFF è affidata proprio a un film sudcoreano, Ashfall (Caduta ceneri, 2019) di Kim Byung-seo e Lee Hae-jun, che ci porta laddove la Storia recente ancora non ha potuto: militari sudcoreani e nordcoreani collaborano per un comune obiettivo, salvare l'intera Corea. Ashfall inizia come un disaster movie (sarà poi distribuito nelle sale italiane da Minerva Pictures): mentre sullo sfondo si assiste alla conclusione di un accordo di denuclearizzazione della Corea del Nord, che consegnerà i suoi missili balistici agli americani, un terremoto devasta entrambe le Coree, grattacieli si sbriciolano, ponti si spezzano. Ma c'è di più: il Monte Paektu, il più alto della penisola coreana, al confine fra Corea del Nord e Cina, che conserva il vulcano da cui ha avuto luogo la più grande eruzione vulcanica della penisola, sta per risvegliarsi. Una devastante super eruzione deve ancora arrivare e distruggerà tutto. La Corea del Sud mette in atto un piano (che ha solo il 3,48% di possibilità di successo) per evitare questa devastazione. E dovrà contare sull'aiuto di un ufficiale d'élite nordcoreano (interpretato da Lee Byung-hun, volto noto anche di diversi action americani). Si compone una sorta di «autoritratto coreano» (visto da Sud), con il sudista deciso, sensibile e un po' buffo, il nordista cupo, doloroso e determinato



Tra i dieci titoli sudcoreani, due di questi, invece, raccontano la misteriosa morte del presidente sudcoreano Park Chung-hee nel 1979, ucciso da un suo amico.

The Man Standing Next (L'uomo accanto) di Woo Min-ho, uscito a gennaio 2020 in Corea del Sud e in concorso al FEFF, esplora la natura del potere politico e il prezzo che i coreani sono disposti a pagare per conservare il loro delirio di onnipotenza.

The President's Last Bang (L'ultimo colpo del presidente), invece, è una commedia nera satirica, un successo del 2005 di Im Sang-soo, restaurato l'anno scorso. È stato definito «il film più politico della storia del cinema sudcoreano». Viene raccontata la notte in cui Park Chung-hee (presidente autoritario che prese il potere con un colpo di stato militare nel 1961) venne ucciso a colpi di arma da fuoco dal suo capo dell'intelligence Kim Jae-gyu. In patria l'eredità di Park è una permanente fonte di discordia.

Inoltre, nella folta rappresentanza sudcoreana ci sono ben tre registe (almeno il 25% dei film del FEFF è diretto da donne): la 32enne Yoon Ga-eun con The House of Us (La nostra casa, 2019), l'attrice Kim Do-young che debutta alla regia con Kim Ji-young, Born 1982 (Kim Ji-young, nata nel 1982, 2019), la produttrice cinematografica Kim Cho-hee che firma il suo lungometraggio d'esordio Lucky Chan-sil (La fortunata Chan-sil, 2020).

Al FEFF non solo Corea del Sud

Se si apre con la Corea del Sud, si chiude invece con la Cina. Il film di chiusura del Far East Film Festival di Udine è il cinese Better Day (Giorni migliori, 2019) di Derek Kwok-cheung Tsang, una storia straziante di bullismo scolastico che si intreccia a una storia di amore e redenzione, sullo sfondo di un sistema scolastico difficile e spietato come quello cinese.

Tra i titoli interessanti, il documentario politico giapponese I-Documentary of the Journalist di Mori Tatsuya che insegue, letteralmente, l'intrepida e coraggiosa giornalista Mochizuki Isoko firma del quotidiano nipponico Shimbun, che in questi ultimi anni ha indagato alcuni fatti che hanno dato filo da torcere al governo del primo ministro Abe.

E poi, un film che ha qualcosa di profetico sulla realtà attuale che stiamo vivendo, di mascherine e mani da lavare fino all'ossessione: I WeirDO (Io strambo, 2020) di Liao Ming-yi, prima mondiale targata Taiwan, girato interamente con iphone l'anno scorso quando il Covid-19 non esisteva nella nostra quotidianità, è la storia d'amore tra due ragazzi con disturbo ossessivo-compulsivo verso batteri e germi che li porta ad indossare mascherina e guanti e scafandri in plastica.



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