Jackie Chan: "Voglio essere il Robert De Niro asiatico"
Tony Anna Mingardi
Jackie Chan: "Voglio essere il Robert De Niro asiatico"
Cinema

Jackie Chan: "Voglio essere il Robert De Niro asiatico"

La leggenda del cinema d'azione, protagonista di Rush Hour e Drunken Master, risponde alle nostre domande sulla sua incredibile carriera

Jackie Chan, una delle icone del cinema d'azione, è a Udine in occasione del Far East Film Festival 2015 per presentare il kolossal cinese Dragon Blade di Daniel Lee.

Attore, produttore, sceneggiatore, regista, scrittore, doppiatore e cantante. Non bastano poche righe per raccontare quale leggenda vivente sia Jackie Chan. Abbiamo avuto la possibilità di incontrarlo e siamo riusciti a fargli qualche domanda sulla sua incredibile carriera.

- Cosa pensi dell'americanizzazione della cultura cinese. Per quanto la Cina riuscirà a preservare la propria identità?

Quasi 40 anni fa, ho cercato di portare l'azione cinese sul mercato americano ma non ha funzionato. 30 anni dopo l'America mi ha invitato, ho portato con me lo stesso stile ma al momento giusto ed è stato un enorme successo. 

Ora è la Cina il mercato più forte al mondo, quindi è il momento di portarci non sono la cultura americana ma quella di tutta l'Asia. I film parlano una lingua internazionale e possono unire qualsiasi cultura.

- Oggi il successo di un film si misura sui risultati del botteghino. Come si misura secondo Jackie Chan?

Quando ero giovane, tanto tanto tempo fa, il botteghino era fondamentale. Se non c'erano risultati non si andava avanti. Fare soldi era la prima cosa importante. Successivamente, quando sono diventato famoso, ho assunto una diversa responsabilità nei confronti della società, nei confronti del mondo. I film che faccio devono trasmettere un messaggio, soprattutto visto che trattano la 'violenza'. Il mio obiettivo adesso quando faccio un film è trasmettere messaggi positivi senza pensare al botteghino.

Ad esempio Drunken Master ha fatto un sacco di soldi ma ripensandoci dopo qualche anno mi sono reso conto quanto il messaggio che trasmetteva fosse sbagliato. Per questo nel sequel ho cercato di trasmettere quanto bere e combattere sia sbagliato, ho voluto riparare all'errore commesso tanti anni prima. 

Anche in Dragon Blade ci sono messaggi importanti contro la guerra. All'inizio del film cantiamo una canzone con un testo molto importante: 'il vento soffia e la sabbia mi spinge verso il deserto, verso la guerra, ma io continuo a pensare a casa e a come potrò tornare indietro. Quando il vento si fermerà allora si fermerà anche la guerra e io potrò tornare a casa'.

Non ho bisogno di soldi, ne ho a sufficienza, voglio fare qualcosa di giusto. Tra 100 anni i miei nipoti diranno 'questo era un ottimo film' e vorrei che non lo dimenticassero. Non parleranno di me o di Dragon Blade ma di un progetto, qualcosa che non viene dimenticato facilmente. Ci sono flop al botteghino che ricorderemo per sempre, e questo è quello che conta.

- Come vedi il futuro della tua carriera?

Dagli anni 2000 ho cambiato me stesso, ho cambiato il tipo di personaggio che interpreto, in Karate Kid ad esempio sono un vecchietto. Insomma sto cercando di essere un vero attore. Sono stufo di interpretare sempre gli stessi ruoli, voglio cambiare.

Voglio essere il Robert De Niro asiatico. Ci ho pensato stamattina, girando per le strade di Udine, ho visto un sacco di bambini che mimavano mosse di kung fu e mi sono chiesto 'Perché quando vedono Robert De Niro non fanno tutti quei gesti e invece quando vedono Jackie vanno in escandescenza?' Ecco, vorrei che tra 10 anni mi vedessero di nuovo e indicandomi dicessero: 'Jackie Chan, ecco un grande attore'.

La carriera di un attore d'azione è molto breve, per questo negli ultimi anni sto cercando di evolvermi, voglio essere più del Jackie Chan che fa le mosse di kung fu, vorrei essere ricordato anche come attore di livello. 

- Abbiamo l'impressione che a Hollywood si stia facendo meno ricorso alle arti marziali nelle produzioni, rispetto al passato. Come è cambiato il mondo dei film d'azione negli ultimi anni? 

Fare film di ari marziali non è facile, devi avere attori molto bravi che sanno combattere davvero. A Hollywood non ce ne sono molti. Magari ci sono attori che sanno fare film d'azione come Tom Cruise, Sylvester Stallone e Matt Damon, che conoscono la boxe, ma si tratta di una cosa diversa. In film come Batman, Superman e Spiderman usando gli effetti speciali, oggi sono in grado di ricreare facilmente dei combattimenti che a volte sono anche migliori dei miei. Spendono un sacco di soldi per farlo ma gli riescono davvero bene. 

Per loro è tutto così facile. Solo io mi prendo il rischio di ricevere un vero tomahawk addosso per girare un'azione. A volte mi chiedo perché sono così stupido. Loro fanno finta ed escono delle scene fantastiche, io invece rischio la vita per rendere vero il film che sto realizzando. Utilizzo delle vere esplosioni nei miei film mentre a Hollywood mi chiedono di fingere di essere spaventato mentre mi trovo in studio davanti al green screen.

Mi piace recitare in contesti realistici, mi piace il brivido e l'emozione. Penso che al pubblico piaccia questo dei miei film, penso che vogliano vedere com'è davvero Jackie Chan.

- Corrono voci che si stia lavorando a un seguito di The Karate Kid - La leggenda continua che ti vedrebbe indossare nuovamente i panni di Mr. Han. Ci sono novità?

Siamo alla terza o quarta stesura del copione. Will Smith è molto concentrato per cercare di finirlo. Ogni volta che lo sento gli chiedo di sbrigarsi perché suo figlio, Jaden Smith, è già quasi più alto di me. Sono anni che ci stiamo lavorando ma ancora non abbiamo trovato una quadra. Probabilmente arriverà prima Rush Hour 4. Ops...no stavo scherzando...

- Com'è nata la collaborazione con Daniel Lee per Dragon Blade?

Entrambi siamo di Hong Kong ma non ci eravamo mai conosciuti prima. Il mio cameraman mi ha consigliato di conoscerlo, allora l'ho chiamato e gli ho detto 'Ciao sono il Big Brother!' il nome con cui tutti mi conoscono a Hong Kong. Da quel momento ci siamo conosciuti e abbiamo iniziato a lavorare a mille idee. Abbiamo parlato di fare film polizieschi, di kung fu e alla fine invece abbiamo deciso di portare avanti un progetto di ricerca e di sviluppo molto lungo e complesso che ci ha portato a realizzare Dragon Blade.

Quello che dovete ricordare quando andrete a vedere il film è che 2/3 di questo sono stati girati nel deserto del Gobi. E non è stato facile. Abbiamo messo a dura prova tutte le comparse, provate a immaginare, arrivare nel deserto, il caldo, il trucco, 200 cavalli, migliaia di persone, un casino pazzesco. Dovete considerare che in Cina non spendiamo troppo in apparecchiature sofisticate o comodità. Abbiamo viaggiato tutti a piedi per raggiungere la location, attraverso il deserto. E' stato massacrante ma anche l'unico modo per trasmettere la realtà, per vivere le stesse difficolta dei personaggi che abbiamo interpretato.


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