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Cinema

Ana de Armas: "Guardatemi, sono la nuova Marilyn"

L'attrice cubana sarà icona femminile in "Blonde", il "biopic" che le dedica Netflix, e tra poco anche nuova Bond Girl

Il regista Ryan Johnson dice di averla scelta per il ruolo della badante sudamericana attorno alla quale ruota tutta la famiglia protagonista della commedia noir Cena con delitto - Knives Out, perché gli ricordava una moderna Audrey Hepburn. Netflix, invece, le ha affidato il ruolo di Marilyn Monroe, nel biopic Blonde (uscita 2020). Mentre per il team di 007 non ci poteva essere Bond girl più contemporanea di lei in No time to die, il film numero 25 della serie spionistica più famosa di tutti i tempi (2020). Lei stessa si autodefinisce con ironia «quasi sconosciuta, malgrado abbia molti nomi per essere ricordata».

Segnateveli tutti: Ana Celia De Armas Caso, detta Ana, 31 anni, un matrimonio lampo con relativo divorzio alle spalle, è la diva su cui sta commettendo tutta Hollywood, anche se fino a quattro anni fa non parlavauna parola di inglese.

«Al tempo dei primi timidi provini in America non capivo niente, ma mi vergognavo di confessarlo, per cui mi difendevo ridendo molto. Devono aver pensato che fossi del tutto cretina» racconta a PanoramaA tempo di record, passo dopo passo, si è costruita una carriera accanto

a «belloni» quali Keanu Reeves, Ryan Gosling, Chris Evans, Scott Eastwood, figlio di Clint, Daniel Craig, e oggi ha anche cominciato a collezionare colleghi che hanno vinto l’Oscar: Christopher Plummer e Toni Colette, due dei membri della disfunzionale famiglia Thrombey in Cena con delitto - Knives Out. Ma la lista di attori vip con cui ha lavorato è destinata ad allungarsi. Reciterà al fianco di Ramy Malek, nemico di Bond, in No time to die, poi sarà affiancata da Adrien Brody in Blonde e Ben Affleck sarà il suo partner nel film Acque profonde, annunciato come il thriller più erotico del 2020, tratto da un romanzo di Patricia Highsmith.

L’improvviso successo di Ana è una di quelle storie paradossali che dimostra come, nella proverbiale fabbrica dei sogni hollywoodiana, sia lasciato ancora felice spazio al caso e non tutto sia affidato ai guru del marketing e ai decodificatori di algoritmi.

Come definirebbe l’avventura che sta vivendo? La donna che visse due volte? O forse sono già tre?

Sono nata a Cuba, sognavo di fare l’attrice, per cui a 12 anni mi sono iscritta alla Scuola nazionale di teatro a L’Avana. I miei nonni erano spagnoli e grazie alla doppia nazionalità ho potuto trasferirmi a Madrid, con un biglietto di sola andata e 200 euro nella borsa. Ho fatto tutto quello che si fa all’inizio: foto come modella, soap opera, uno show in tv per tre anni, costruendomi presto una professionalità, e perfino una discreta popolarità. Ma sono un’irrequieta, quindi a un certo punto ho pensato a un altro viaggio che però era più simile a un salto mortale. Destinazione: Los Angeles. Obiettivamente era la meta più complicata: non parlavo la lingua e ho dovuto ricominciare da capo, ma è stata una sanissima lezione di umiltà.

In Cena con delitto interpreta Martha, brava ragazza che è la tipica emigrante sudamericana, lavora da una vita per la stessa ricca famiglia, eppure nessuno dei tanti componenti sa esattamente da quale Paese sia arrivata; le danno della messicana, uruguaiana, venezuelana, brasiliana, ecuadoregni. Una gag che fa ridere, ma anche pensare...

Non lo dica a me! Sono fiera della mia patria, Cuba, della mia lingua, della mia cultura e anche del mio continente, e mi piange il cuore, quando si generalizza per ignoranza o anche solo per pigrizia. Credo che non sapere di dove sia veramente Martha sia un invito intelligente ad accendere il cervello, invece che spegnerlo. Tutto ciò che accende un dibattito è benvenuto.

È più facile affrontare un ruolo di pura fantasia come l’ologramma Joi in Blade runner 2049, oppure uno fondato sulla realtà come la badante di Cena con delitto?

Facile e difficile sono categorie che non esistono per un attore, una persona destinata per contratto e vocazione alla «multipersonalità».

Quindi anche trasformarsi nel mito e nella leggenda di Marilyn Monroe rientra nella normalità?

Sì, anche se ovviamente è la cosa più terrorizzante che mi sia capitata. Ho letto, guardato, sognato, tutto quello che potevo per prepararmi. In Cena con delitto ho dato il tormento a Christopher Plummer che l’aveva incontrata insieme a suo marito Arthur Miller. Ho avuto la reazione dei bambini di fronte alle favole.

Un sogno nel cassetto?

Dedicarmi al canto in maniera più professionale. Ho fatto un video e ho cantato in un spot della Campari, diretto a Milano da Matteo Garrone. Ho voglia e curiosità di tutto, spero di mantenere l’energia.

La più grande delusione, finora?

Forse il fatto che nel film Yesterday la mia parte è stata tagliata perché rischiava di rallentare la narrazione della storia. Non sapevano come dirmelo, ma resta un’esperienza professionale positiva. E poi ho potuto inserire felicemente il regista Danny Boyle nella lista di premi Oscar con cui ho lavorato… 

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