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Cinema

10 film belli di donne registe

In occasione della Festa della donna, dieci lungometraggi dal tocco femminile da vedere o rivedere

1) "In un mondo migliore" di Susanne Bier

Regista danese amata a Hollywood, Susanne Bier i suoi lavori migliori li ha realizzati però in patria. Stupendo esempio ne è In un mondo migliore, delicato e potente, non a caso Golden Globe e Oscar come miglior film straniero nel 2011. Un ragazzino preso di mira dai bulli e uno arrabbiato per aver perso la madre diventano amici. Il padre di uno dei due è medico in Africa... Qui da noi, ma anche là in quel continente lontano, intanto un interrogativo brucia e sconquassa: davanti a prepotenze, piccole o enormi e inaccettabili che siano, bisogna rimanere lucidi e giusti o diventare vendicatori e violenti come i nostri aggressori?

2) "Lezioni di piano" di Jane Campion

Elegante melodramma ottocentesco, Lezioni di piano (1993) è il capolavoro della regista neozelandese Jane Campion, un film malinconico che esplora la disperazione e la passione che nasce da situazioni difficili. Una giovane donna scozzese muta interpretata da una stupenda Holly Hunter deve sposare un ricco possidente terriero che neanche conosce. Con un pianoforte e sua figlia (Anna Paquin) si trasferisce in una sperduta isola neozelandese. Il nuovo marito le impedisce però di suonare il pianoforte, sua unica consolazione. Ma l'intervento di un uomo all'apparenza rude sposta i destini... Tre Oscar (per la Hunter, per Paquin e per la sceneggiatura) e Palma d'oro a Cannes.

3) "Sister" di Ursula Meier

Sister (2012) è una piccola perla di Ursula Meier, quarantatreenne franco-svizzera già autrice dello squisito Home. Nessun effetto speciale, un'ambientazione particolare come una stazione sciistica delle Alpi svizzere e soprattutto i grigi quartieri industriali a valle. E poi un fratello e una "sorella", i bravissimi Kacey Mottet Klein e Léa Seydoux, la solitudine e il disagio, la difficoltà di un rapporto scandito da uno squallido scambio di soldi, un amore rifiutato ma impossibile da recidere. Un film essenziale, intenso e perfetto.

4) "Lost in Translation - L'amore tradotto" di Sofia Coppola

È un binomio improbabile quanto malinconicamente perfetto quello tra Scarlett Johansson e Bill Murray in Lost in Translation - L'amore tradotto (2003), film in equilibrio tra umorismo e sottile pathos realizzato dalla statunitense figlia d'arte Sofia Coppola. Lei è la giovane Charlotte, fidanzata a un fotografo in ascesa che la trascura; lui è il più maturo Bob, star del cinema in declino con moglie e figli. Storia delicata, cesella l'amicizia tra due americani soli in un lussuoso albergo di Tokyo.

5) "Water – Il coraggio di amare" di Deepa Mehta

Nel tripudio di colori indiani, Deepa Mehta con Water – Il coraggio di amare (2005) denuncia la triste condizione delle vedove nel periodo del Raj Britannico, l'impero indo-britannico. Essere vedove, rimanendo quindi senza un uomo accanto, era come morire, anzi ancor peggio, si sopravviveva nella vergogna di esistere. 
Grazie alla fotografia nitida di Giles Nuttgens, la regista indiana si avvale di tonalità accese alternate ai tanti bianchi candidi e ricorre alla vivacità della vedova bambina Chuyia (Sarala Kariyawasam) per evidenziare ancor più l'assurda condizione di donne condannate a passare i lori giorni in un ashram per fare ammenda di ipotetici peccati commessi nella vita precedente. La Mehta, contrastata da gruppi hindu conservatori, ebbe non pochi problemi a realizzare Water (ultimo della trilogia composta da Fire ed Earth): per fortuna li aggirò girando il film in Sri Lanka.

6) "Corpo celeste" di Alice Rohrwacher

Opera prima della nostra Alice Rohrwacher, che nel 2014 ha conquistato Cannes guadagnandosi il Grand Prix Speciale della Giuria con Le meraviglie, Corpo celeste (2011) è forse anche più compiuto del film che le ha dato la fama. Storia di adolescenza e crescita ambientata a Reggio Calabria, tra sacramenti religiosi, rituali arcaici e consumismo contemporaneo, è un affresco che brilla di naturalezza e sincerità. "Non è un film sulla Chiesa, ma casomai questa è utilizzata nel mio film solo come lente d'ingrandimento dell'Italia di oggi": parola di Alice.

7) "Caramel" di Nadine Labaki

Colorato, suadente, evocativo, Caramel è l'opera prima da regista-attrice della bellissima libanese Nadine Labaki. In una Beirut dalle tinte esotiche e chiassose, dove non si fa cenno ai conflitti politici, attorno a un salone di bellezza si intrecciano le vite di cinque donne libanesi, ognuna con un problema. Una ha una relazione con un uomo sposato, una non non è più vergine ma il suo futuro marito è musulmano, un'altra è attratta dalle donne. Un'altra ancora è alle prese con la fatica di accettare l'incombere dell'età, una è dibattuta tra il dovere e il desiderio.

8) "The Hurt Locker" di Kathryn Bigelow

Kathryn Bigelow con The Hurt Locker (2008) è stata la prima donna a vincere un Oscar come miglior regia e miglior film. Alla regista statunitense hanno più volte detto di fare film da uomini: se la guerra è cosa da uomini allora The Hurt Locker ne è la conferma. Il film ritrae un'unità speciale di soldati in Iraq con il compito di disarmare bombe nel mezzo dell'azione. Quando il nuovo sergente James (Jeremy Renner) assume il comando sorprende i due sottoposti, Sanborn ed Eldridge (Mackie e Geraghty), lanciandosi in un gioco mortale di guerriglia urbana, quasi indifferente alla morte.

9) "...e ora parliamo di Kevin" di Lynne Ramsay

Tecnicamente suggestivo e capace di entrare nella tormentata psicologia dei personaggi, ...e ora parliamo di Kevin è tratto dal romanzo omonimo di Lionel Shriver e diretto dalla regista scozzese Lynne Ramsay. Dominato dalla superba interpretazione di Tilda Swinton, ha anche il merito di farci conoscere il giovane Ezra Miller, dallo sguardo bellissimo e tremendo.
La storia è quella terribile e inquietante di una madre che si dibatte tra sensi di colpa e interrogativi: dietro al gesto irrazionale e imperdonabile da parte della società di suo figlio quanta responsabilità ha lei che lo ha cresciuto ed educato, che ha da subito faticato a essere mamma, non sentendosi pronta, anche se si è sforzata di amare e prendersi cura? Quanto c'entra la natura e quanto l'educazione dietro agli errori dei propri figli? 

10) "Persepolis" di Marjane Satrapi

Film d'animazione del 2007 poetico, essenziale e politico, Persepolis è basato sulla graphic novel autobiografica omonima della fumettista franco-iraniana Marjane Satrapi, che ha scritto e diretto il cartoon insieme a Vincent Paronnaud. Attraverso gli occhi della piccola Marjane si segue la storia dell'Iran e lo spegnersi delle speranze di cambiamento del popolo iraniano dopo la rivoluzione del 1979. Nella semplicità audace delle immagini in bianco e nero, un gioiello emotivamente potente e drammaticamente coinvolgente. 

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