Sanremo 2021
ANSA/ETTORE FERRARI
Sanremo 2021
Televisione

Sanremo 2021: Ibra show (alla Celentano), De Angelis rivelazione assoluta

Buona la prima per Amadeus e Fiorello. Il calciatore detta le sue regole ma sbaglia look. Non convince il «quadro» di Achille Lauro mentre l'attrice di The Undoing meriterebbe la promozione sul campo

Buona la prima per Amadeus e Fiorello. Dopo mesi di polemiche (anche politiche), nevrosi festivaliere e forfait dell'ultimo minuto, martedì 2 marzo si è alzato finalmente il sipario su Sanremo 2021. Buona la prima dunque, nonostante l'assenza del pubblico in sala si faccia sentire e tocchi all'orchestra fare gli straordinari: posati gli strumenti, via agli applausi, per dare un po' di atmosfera in un 'Ariston così desolatamente vuoto da fare impressione. Dall'Ibrahimovic show tendenza Celentano a Matilda De Angelis rivelazione assoluta, ecco il meglio e il peggio della prima puntata.

TUTTO SUL FESTIVAL 2021

Sanremo 2021, le acrobazie di Amadeus

«Voglio regalare un po' di leggerezza a un paese che sta lottando per ritrovarsi», dice un Amadeus emozionato scendendo le scale dell'Ariston (non prima di farsi il segno della croce). L'impressione è che il conduttore abbia dovuto fare i salti acrobatici per tenere in piedi uno spettacolo così complesso per via delle condizioni così difficili ma il lavoro di equilibrismo gli riesce. L'assenza di pubblico si fa sentire eccome, gli applausi finti, la malinconia strisciante, le distanze di sicurezza, persino il carrellino per la consegna dei fiori: più asettico e anestetizzato di così, non si può. Si poteva fare di meglio? Forse sì (soprattutto nel trovare un legante narrativo tra i vari momenti della serata). Ma un conto è fare la lezioncina di conduzione comodamente seduti sul divano, un altro stare sul campo. Quando il gioco si fa duro, i professionisti iniziano a giocare. E lui il suo ritorno all'Ariston, Amadeus se l'è giocato benissimo.

Le regole dell'Ibrahimovic show (e la parodia di sé stesso)

Ibrahimovic non fa in tempo a salire sul palco dell'Ariston che già detta le sue regole: «Questo è il Festival di Zlatan», azzarda ironico. «Voglio ventidue cantanti, quattro li puoi vendere. Altrimenti, li metto a lavorare nel mio giardino». Chi se lo aspettava impacciato o rigido si è dovuto ricredere: non fa la bella statuina ed entra nel personaggio sfrontato ed egoriferito che gli autori gli hanno scritto. E sciorina perle tipo «è un onore essere qui Amadeus ma anche per te è un onore avermi qui» o «Ama stai sereno, il problema per te è domani quando io non ci sarò», strapazzando il conduttore (che gli fa da spalla). Poi però la cosa gli sfugge di mano, tra criptiche pause silenziose alla Celentano e tempi comici non facili da maneggiare per chi non è un attore, tanto che a un certo punto sembra la parodia di sé stesso. Il look? Con lo smoking autocelebrativo, pare il testimone di nozze in un matrimonio de Il castello delle cerimonie.

La rivelazione Matilda De Angelis

Bella, spigliata, ironica, con una voce di una sensualità pazzesca. Matilda De Angelis è minuta ma riempie la scena, è giovane ma pare una veterana dell'Ariston. Presenta, canta, stuzzica bonariamente Amadeus, duetta con Fiorello in Ti lascerò, sta al gioco e ha tempi inaspettati e perfetti. L'attrice di The Undoing è una rivelazione sorprendente, una boccata d'aria. Buona la prima, tanto che si meriterebbe la promozione sul campo con la riconferma per tutte le serate.

Il mattatore Fiorello s'inventa un format lampo

Applausi finti ma risate vere. Fiorello trascina Amadeus sul terreno minato del varietà e il risultato è sorprendente (Amadeus canta pure bene): altro che morto, bastano idee e budget e il varietà è più vivo che mai. Fiorello fa Fiorello, si prende la scena (anche se vuota) e il meglio lo dà come sempre improvvisando: tira fuori un cellulare, invita gli amici vip a chiamarlo in diretta (rispondo all'appello Jovanotti, Morandi, la Venier) e in pochi minuti crea dal nulla un format esilarante. Mattatore nato.

Lo show (criptico) di Achille Lauro

Le piume rosa, l'armatura metallizzata, i capelli turchini (pare Jem del cartone Jem e le Holograms), l'atmosfera marziana ma glam rock. Achille Lauro è un mix di mondi e riferimenti, è tutto e il suo contrario («sessualmente tutto e genericamente niente», dice cripticamente). L'attesa era molta, ma i fasti della tutina dello scorso anno sono lontani. Non passa di certo inosservato (per un artista la peggiore delle cose) ma non si capisce bene in che direzione voglia andare. Unico colpo di teatro: le finte lacrime di sangue che gli solcano il volto a fine esibizione.


La zampata della Berté

Sì, il rinnovamento musicale è il vero architrave di questa edizione. Poi però arriva Loredana Berté come ospite e spariglia i giochi: con il mini show dei suoi grandi successi scatta il karaoke e dà la zampata della vecchia leonessa. Gli si perdona tutto, pure il playback fuori tempo quando canta il nuovo singolo.

La clamorosa scenografia dei Castelli

Diciamolo, Gaetano Castelli e la figlia Maria Chiara Castelli sono abituati a fare i miracoli in un teatro piccolo come l'Ariston, ma quest'anno si sono superati con una scena clamorosa che abbraccia e riempie il vuoto. Roba da mega show internazionale. Il lavoro di sinergia con il regista Stefano Vicario e le luci di Mario Catapano è perfetto.

Ti potrebbe piacere anche

I più letti