Sanremo 2020: le pagelle della prima serata
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Sanremo 2020: le pagelle della prima serata
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Sanremo 2020: le pagelle della prima serata

Tra i primi 12 big in gara brillano Bugo & Morgan, Irene Grandi, Diodato, Anastasio e Raphael Gualazzi. E Achille Lauro? Non ci ha convinto

Dopo giorni di polemiche sul rapper mascherato di Focene, sulle modeste quote rosa tra i cantanti in gara e sulle defezioni di ospiti più o meno illustri, è finalmente iniziata la settantesima edizione del Festival di Sanremo con un monologo ecumenico e "pacifista" di Fiorello, che per l'occasione si è presentato in abiti talari.

La serata si è aperta con la sfida delle Nuove Proposte tra gli Eugenio in Via di Gioia (già sotto contratto con una major), la cui Tsunami è un sapiente mix tra it pop, elettronica e sonorità latineggianti. e Tecla, appena 16 anni, che ha presentato 8 marzo, un brano dedicato alla violenza sulle donne. Ha vinto per pochi voti Tecla.

Nella seconda sfida Fadi in Due noi scimmiotta Battisti, mentre Leo Gassman, forse a causa del suo cognome, eccede in teatralità in Vai bene così, che si chiude un improbabile finale in stile afro, manco fosse Peter Gabriel. Ohibò, vince Gassman Jr, chi l'avrebbe mai detto? Fadi si congeda con un perentorio: Viva la Romagna e viva il Sangiovese.

«Delle circa 210 canzoni che ho ricevuto, queste 24 sono quelle più potenti, che mi hanno sorpreso di più. Tutte orecchiabili, tutte radiofoniche: perché è da lì che provengo». Così il direttore artistico e conduttore Amadues aveva presentato in conferenza stampa le canzoni scelte per la kermesse della canzone italiana.

Ma come sono veramente queste canzoni? La risposta è nelle pagelle della prima serata, dove sono state presentati i primi 12 brani.


IRENE GRANDI – Finalmente io

Testo: Vasco Rossi, Roberto Casini, Andrea Righi

Musica: Vasco Rossi, Roberto Casini, Gaetano Curreri, Andrea Righi

Voce graffiata, una base ritmica potente che poggia su una chitarra acustica, con un basso in grande evidenza, l'ex "tua ragazza sempre" Irene Grandi fa Irene Grandi con un brano ontologicamente vaschiano (Vasco Rossi firma sia la musica che il testo insieme a Gaetano Curreri, Roberto Casini e Andrea Righi), anche se non molto originale nei suoni anni Novanta. La canzone racconta una donna matura che, nonostante la fragilità di chi è innamorato, non è disposta a perdere la libertà e ha voglia di urlare al mondo la propria indipendenza e la riconciliazione con se stessa. La frase cult è «Se non ti ho mai detto sì / se vuoi fare sesso / facciamolo adesso / qui», mentre in testa resta il refrain «Ma quando canto sto da Dio, mi sento uno schianto e il mondo è mio». Un inno al vitalismo femminile, con un ottimo potenziale radiofonico. Voto 7


MARCO MASINI – Il confronto

Testo e musica: Marco Masini, Federica Camba, Daniele Coro

Quando un uomo arriva alla mezza età, oltre ad andare in giro la domenica mattina con una spider di seconda mano e il cappellino da baseball in testa, sente anche il bisogno di fare un bilancio esistenziale. «La vita è un flipper e infatti ci giochiamo» canta Masini in una canzone scritta insieme alla premiata ditta Camba-Coro, in cui racconta i suoi errori, le sue debolezze, le prese di consapevolezza e le vittorie (tipo quella a Sanremo, che ha rilanciato la sua carriera dopo un periodo buio). Sostiene di essere stato uno stronzo e un bugiardo, un padre e un marito mancato. Un ballatona masiniana prevalentemente piano e voce, con un incipit fortemente "degregoriano", caratterizzata da una forte impronta autobiografica: «E sei stato un bugiardo / non hai avuto coraggio / quasi sempre imperfetto ma qualche volta saggio. / E sei stato per qualcuno, un marito mancato / e sei diventato padre, ma non è capitato. / E sei stato sul campo, sempre dietro a un pallone / e ora sei qui sulla porta, a tirarti un rigore / come un eterno bambino, dentro gli anni di un uomo ». Che depre, però. Voto 5


RITA PAVONE – Niente (resilienza 74)

Testo e musica: Giorgio Merk

Rita Pavone dismette i panni della sovranista divisiva per unire il Belpaese al ritmo indiavolato di un energico brano pop rock scritto dal figlio. L'ex Pel di Carota, forte dei 50 milioni di dischi venduti, sembra aver stretto un patto col diavolo, non sul Delta del fiume Mississippi come Robert Johnson, ma sulle sponde del lago di Lugano (vicino a dove vive da anni), mostrando a 74 anni una grinta da esordiente. Ce l'ha con un uomo violento («Picchia più forte, non lo vedi che sto in piedi») e con i meccanismi televisivi (« E il tempo intanto passa e se ne va/ meglio cadere sopra un'isola o un reality che qualche stronzo»). La rassegnazione lascia il posto alla voglia di non lasciarsi travolgere dalla società e da ciò che non va come dovrebbe, con la consapevolezza di aver resistito per tanti anni in un ambiente difficile come quello della musica. La voce c'è ancora, anche la canzone funziona, l'interpretazione è notevole, tanto da essere salutata dalla standing ovation del Teatro Ariston, peccato solo per la parola resilienza, che fa tanto self help per gonzi e marketing da multinazionale. Voto 6,5


ACHILLE LAURO – Me ne frego

Testo: Achille Lauro

Musica: Daniele Dezi, Daniele Mungia, Matteo Ciceroni ed Edoardo Manozzi

«Ho deciso di osare, di azzardare, qualcuno potrà dire che sono pazzo: sono disposto a correre il rischio, certo che chi non comprenderà avrà comunque il mio rispetto». Così si è espresso Achille Lauro a poche ore dalla prima serata di Sanremo. Lungi da qualsiasi riferimento al ventennio, né tantomeno a qualsivoglia rivendicazione politica, Me ne frego è uno sfacciato inno al menefreghismo e al disimpegno, una Rolls Royce più ballereccia, che strizza l'occhio all'electropop degli Anni Ottanta, ammodernato da un pizzico di autotune. Achille Lauro, che si fa notare più per il bizzarro nude look che per le sue doti di interprete, racconta (si fa per dire, vista la pochezza del testo) con la consueta voce strascicata di un amore malato, verso cui sembra essere un po' sottomesso. «Me ne frego / Dimmi una bugia me la bevo / Si sono ubriaco ed annego». La performance diverte e fa battere il piede sotto il tavolo, ma era davvero una delle migliori tra le 210 canzoni presentate alla commissione? Un passo indietro rispetto a Rolls Royce, che aveva ben altro impatto live e maggiore freschezza compositiva. Voto 5



70th Sanremo Music Festival 2020 ANSA


DIODATO – Fai rumore

Testo: Diodato

Musica: Diodato ed Edwyn Roberts

Per il suo terzo Festival il cantautore di Aosta veste tematicamente i panni di Roger Waters e chiede di abbattere i muri dell'incomunicabilità. Parte molto lento, con qualche accordo suonato al piano, poi va su in un crescendo continuo, con un inciso sorprendente, fino ad esplodere in una potente melodia nel refrain: «Che fai rumore qui/ E non lo so se mi fa bene/ Se il tuo rumore mi conviene/ Ma fai rumore sì/ Che non lo posso sopportare/ Questo silenzio innaturale/ Tra me e te». La canzone parla della fine di una storia, della difficoltà del dopo, tra ricordi che riaffiorano e luoghi che ritornano in mente. Parla, fai rumore, dì quello che pensi, implora Diodato, ma non lasciarmi consumare da questo silenzio innaturale. L'orchestra aggiunge ampiezza e pathos a una canzone che contiene malinconica e nostalgia. Le frasi «Fai rumore e non so se mi conviene, se il tuo rumore mi conviene» e «Ho capito che per quanto io fugga, torno sempre da te sono quelle che restano più in testa». Diodato potrebbe essere una delle sorprese di Sanremo 2020. Voto 7,5


LE VIBRAZIONI – Dov'è

Testo: Roberto Casalino

Musica: Roberto Casalino, Davide Simonetta, Francesco Sarcina

Dirige il maestro Beppe Vessicchio, e già questa è una buona notizia. Continua l'operazione "Modà 4.0" per le Vibrazioni, più canute di una volta, ma ancora agguerrite. La canzone si stampa nel cervello, se non altro perché Sarcina canta "Dov'è" per ben 16 volte soltanto nel ritornello. Il brano viene accompagnato dal linguaggio dei segni di un attore, invero un po' troppo caricato. Il cantante afferma con aria grave: Ho una clessidra ferma al posto del cuore e un piano alto dove puoi vedere tutto. Poi chiede implorante "Ho sete di stupore, mi puoi accontentare?". Il problema è che anche noi abbiamo sete di stupore, dopo una ballatona pianistica, quasi un melodramma rock, che sembra provenire dal 1978, un dichiarato tentativo di fare una Vieni da me reloaded, con l'apertura orchestrale nel refrain che farà la gioia delle fan del gruppo. Voto 6


ANASTASIO – Rosso di rabbia

Testo: Anastasio

Musica: Anastasio, Luciano Serventi, Marco Azara, Stefano Tartaglini

Caro Anastasio, sei giovane, talentuoso, hai tanti fan, stai cantando a Sanremo davanti a milioni di persone collegate su RaiUno: perché sei inca**ato come una biscia? Rosso di rabbia poggia sul riff di una chitarra elettrica, che progressivamente lascia spazio ad altri strumenti, in una cornice da talkin' blues o, per essere più contemporanei, alla Salmo. Il vincitore di X Factor 2018 elenca con rabbia, senza pause, tutto ciò che non va interiormente, ma anche fuori di sé, con parallelismi legati al terrorismo e alle bombe. «E voi volete sapere dei miei fantasmi? / C'ho 21 anni posso ancora permettermi di incazzarmi / le parole sono le mie sole armi fino al sole voglio sollevarmi. / Io vorrei farlo e non posso, non è roba da poco, / strillare mentre questi mi fanno le foto. / Come ti senti? Disinnescato». Le parole sono le sue uniche armi, afferma Anastasio, e conferma di saperle usare molto bene. «Panico panico / Sto dando di matto / Qualcuno mi fermi fate presto / Per favore, per pietà». Bravo, per carità, un brano potentissimo e inquietante: ma prendere un po' di Lexotan, no? Voto 7.



Tiziano Ferro superospite 70th Sanremo Music Festival 2020 ANSA


ELODIE – Andromeda

Testo: Alessandro Mahmoud
Musica: Dario Faini

Soldi di Mahmood non è stata semplicemente la canzone vincitrice di Sanremo 2019, ma anche il brano italiano più ascoltato di sempre su Spotify. Perché, quindi, non ricalcare la stessa formula e mettere di nuovo insieme la premiata ditta Mahmood e Dardust (al secolo Dario Faini) nel comporre Andromeda per Elodie, la Beyoncé del Cupolone? Pezzo ballabile, un po' di autotune, tanta elettronica, ritmi cadenzati, testo non eccelso. In pratica, un uomo le dice che è una grande stronza, lei, di contro, rivendica con uno scatto d'orgoglio la sua posizione e le risponde che non sarà mai suo marito. Scopriamo quindi che il tapino si era sbagliato a confondere "il tuo ridere per un vero amore". Andromeda potrebbe diventare un tormentone radiofonico, grazie al suo accattivante ritornello danzereccio: «La mia fragilità è la catena che ho dentro/ Ma se ti sembrerò piccola/ Non sarò la tua Andromeda». Buona l'interpretazione vocale di Elodie, che si concede interessanti cambi di passo e di tono, una sorta di Mahmood in (mini)gonnella, forse un po' troppo statica, che ha il grande merito di citare l'immensa Nina Simone. Voto 6,5



Elodie, in gara con Andromeda 70th Sanremo Music Festival 2020 ANSA


BUGO E MORGAN – Sincero

Testo: Bugo, Morgan e Andrea Bonomo
Musica: Andrea Bonomo, Simone Bertolotti

La strana coppia funziona alla grande e si amalgama alla perfezione. Inizia Morgan, istrionico come sempre, elencando nella strofa una serie di luoghi comuni ("Bevi se vuoi, ma fallo responsabilmente", "Paga le tasse", "Non lamentarti che c'è sempre peggio"). A Bugo è affidato il ritornello, tipicamente indie pop anni '90, molto riuscito e facilmente memorizzabile.«Volevo fare il cantante / Delle canzoni inglesi / Così nessuno capiva che dicevo». Pezzo scanzonato, frizzante, in bilico tra Bluvertigo e Battiato, basato su un tappeto di tastiere e una ritmica squadrata. Memorabili i versi «Chiedi un parere anonimo e alcolista, trovati un bar che sarà la tua chiesa». Voto 7,5


ALBERTO URSO – Il sole ad est

Testo e musica: Pietro Romitelli, Gerardo Pulli

Già vincitore di Amici, il bocellino Alberto Urso è il grande favorito anche per Sanremo 2020. Il sole ad est è una romanza pop in crescendo, con una struttura classica, che ha l'obiettivo di mettere in mostra la notevole estensione della sua voce, poggiandola con sicumera su un tappeto d'archi e sul suono del pianoforte, facendo contenti al tempo stesso i teenager e i nostri connazionali all'estero che rimpiangono il Belpaese. Il tema, manco a dirlo, è l'amore. Non mancano le onde, il mare, le nuvole, le terre che "han voci materne" per cantare un amore distante. Il ritornello è romantico e a presa rapida:«Per te ho nel cuore il sole ad est / E nel mondo ovunque vada / Mi ricorderà la strada / Che porta fino a te». Una proposta musicale vecchia di 50 anni, ma potrebbe essere sufficiente per salire sul podio, se non di più. Voto 6


RIKI – Lo sappiamo entrambi

Testo: Riccardo Marcuzzo
Musica: Riccardo Scirè e Riccardo Marcuzzo

Riki, dopo aver spopolato con i ritmi latini, porta sul palco dell'Ariston un brano pop classico, sanremese, iperprodotto, senza troppi sussulti, ravvivato da suoni contemporanei. La canzone racconta di un rapporto che si trova a un punto di stallo, tra cose non dette, guardarsi e non riuscire a comunicare, gli occhi che indugiano sul telefonino. Piacerà a chi lo seguiva nei suoi trascorsi ad "Amici", molto meno a chi ha superato gli "anta". Voto 5


RAPHAEL GUALAZZI – Carioca

Testo: Raffaele Gualazzi, Davide Petrella
Musica: Raffaele Gualazzi, Davide Pavanello

Non fatevi ingannare dal titolo: Carioca è un pezzo molto ritmato, tra sonorità urban e un grande piano suonato in stile cubano, sorretto da una poderosa sezione di fiati diretta dal bravissimo Mauro Ottolini, che del Brasile ha solo l'attitudine festosa. Gualazzi diverte e si diverte, tra falsetto e cambi di ritmo, a raccontare con ironia alla Carosone di sogni, amori infranti e diavoli. Un brano con il quale è impossibile rimanere fermi. Voto 6,5








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